Elezioni: Legambiente propone ai candidati un Patto per l'Ambiente

Realizzare le infrastrutture utili, abbandonare definitivamente l’opzione nucleare, far partire una nuova stagione di demolizione degli ecomostri e per la legalità, introdurre i reati
ambientali nel codice penale, sostenere e valorizzare i piccoli comuni, sfruttare la lotta ai cambiamenti climatici per innovare l’economia, investire sulla qualità culturale dei
territori.

Sono alcuni dei punti contenuti nel Patto per l’Ambiente di Legambiente, un programma per la sostenibilità che l’associazione ambientalista sta sottoponendo ai candidati
dei diversi schieramenti in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile prossimi.

Al programma di Legambiente hanno già dato la loro adesione candidati che appartengono a forze politiche diverse. Ci sono ad esempio Fausto Bertinotti, Fabio
Mussi
, Anna Donati e Enrico Fontana (Sinistra Arcobaleno), Gianni Alemanno e Fabio Granata (Popolo delle
libertà), Francesco Rutelli, Ermete Realacci, Francesco Ferrante, Roberto Della Seta, Walter Tocci e
Dario Franceschini (Partito Democratico). Hanno sottoscritto il manifesto ambientalista anche Alfonso Pecoraro Scanio, Grazia Francescato e
Loredana De Petris – sottolineando che l’eventuale produzione di energia dai rifiuti avvenga utilizzando sempre le migliori tecnologie possibili. Sì al patto di
Legambiente anche da Stefania Prestigiacomo, che però non condivide il no al nucleare, mentre Rutelli aggiunge la necessità di dare piena
attuazione al Codice del Paesaggio e di portare all’1% del Pil il bilancio della Cultura.

Secondo Legambiente chiunque si ritroverà alla guida del Paese dal prossimo mese dovrà trasformare la sfida ecologica in un’occasione di sviluppo e modernità, impegnandosi
a migliorare la qualità della vita dei cittadini, delle nostre città e del nostro territorio.

«Il nostro Patto per l’ambiente non è un libro dei sogni – afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – ma propone un insieme di azioni concrete che
evidenziano la necessità di decidere, di attuare strategie nell’interesse del Paese e dei cittadini, superando le vecchie logiche di schieramento. In Italia servono più
infrastrutture per liberare le città dalla morsa del traffico, più energia rinnovabile, più ferrovie. E serve anche un’azione di contrasto più incisiva per
cancellare ecomafie ed ecomostri, per liberare ampie zone del Paese dal pattume, dal traffico, dall’inquinamento. Chiunque sia al Governo del Paese non può prescindere dall’interesse
generale».

Nel Patto per l’Ambiente di Legambiente al primo punto c’è subito il mutamento climatico e l’innovazione energetica. L’Italia deve assumere come prioritari la sfida europea: una
riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici e il raggiungimento di almeno il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Sul fronte dei rifiuti si sollecita
la necessità di rendere più convenienti la raccolta differenziata, il recupero delle materie prime e il riciclo, anche attraverso incentivi fiscali. C’è quindi un secco no
al nucleare, agli ogm e ai condoni edilizi e la richiesta di inserire i crimini ambientali nel Codice penale. Il Patto rivendica, inoltre, più cultura per tutti e un serio investimento
culturale e finanziario sulla scuola e sugli insegnanti, chiede che sulla ricerca si investa il 3% del Pil, suggerisce la valorizzazione, anche in chiave economica, di aree protette e piccoli
comuni, una fiscalità diversa che riorienti il sistema produttivo favorendo i comportamenti virtuosi e penalizzando gli sprechi.

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