Elezioni: l’agricoltura deve essere una priorità
23 Marzo 2010
Il presidente della Cia Giuseppe Politi rinnova l’appello alle nuove amministrazioni regionali che usciranno dalla prossima consultazione: porre tra i primi impegni la convocazione di
‘forum’ sulla situazione e le prospettive del settore per preparare la convocazione della Conferenza nazionale. Dal governo solo tante promesse. Totalmente insufficienti le risposte agli
agricoltori. Pronti ad un confronto costruttivo con le Regioni.
“L’agricoltura deve tornare tra le priorità economiche. Il settore, che sta vivendo una delle crisi più difficili degli ultimi trent’anni, ha l’impellente necessità di un
‘attenzione nuova, di politiche mirate e propulsive, di strategie che rilancino la competitività e lo sviluppo delle imprese. Occorrono interventi a sostegno degli agricoltori, sempre
più penalizzati da costi produttivi, contributivi e burocratici asfissianti, da prezzi sui campi in caduta libera, da redditi falcidiati. Per questa ragione rinnoviamo l’appello alle nuove
amministrazioni regionali che usciranno dalle prossime elezioni di porre tra i primi impegni la convocazione di ‘forum’ sulla situazione e le prospettive dell’agricoltura per preparare la
convocazione, in previsione degli appuntamenti sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione europea, della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Un’iniziativa a
parole condivisa, negata, però, nei fatti”.
E’ quanto sostenuto dal presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ribadisce, alla vigilia del voto regionale, quanto sottolineato durante la recente V
Assemblea elettiva dell’Organizzazione.
“Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi – afferma Politi – siamo chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che ci permetta di affrontare, con
adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata. D’altra parte, le Regioni, nel novembre scorso in un incontro a Palazzo Chigi, presentarono un documento di valutazioni
e proposte sullo stato della crisi dell’agricoltura. Nonostante gli impegni assunti dal governo, si è visto ben poco di concreto. La legge finanziaria ha trascurato il settore; dal decreto
‘milleproroghe’, che poteva essere un’occasione importante, non è venuta alcuna risposta; il ddl sulla competitività è praticamente bloccato in Parlamento. Di altri
interventi non c’è alcuna traccia. E la situazione del settore peggiora giorno dopo giorno”.
“Comunque, davanti all’attuale complessa crisi, chiediamo ai candidati Governatori un deciso impegno perché l’agricoltura nelle politiche regionali trovi lo spazio che merita. Negli ultimi
anni l’andamento della spesa regionale per l’agricoltura – dice il presidente della Cia – evidenzia un progressivo calo. Le regioni destinano al settore il 2 per cento dei propri bilanci: la
diminuzione delle risorse Pac, connesse al processo di allargamento dell’Unione europea, non è stata compensata da un corrispondente aumento delle risorse proprie delle Regioni”.
“Insomma, con la progressiva cessazione di buona parte dei trasferimenti di risorse vincolate all’agricoltura dallo Stato alle Regioni, l’agricoltura – rimarca Politi – dovrà sempre
più competere con settori socialmente più forti o a spesa più rigida. E’ il caso della sanità, della previdenza, dell’istruzione e dei trasporti locali. Le Regioni
saranno pressate dalla necessità di assicurare sia la copertura integrale della spesa per i servizi essenziali, sia la quota di cofinanziamento per l’attuazione dei programmi comunitari o
la copertura dei mancati stanziamenti del bilancio dello Stato, cosa che è apparsa evidente nella manovra finanziaria 2010-2012. E così aumenteranno le difficoltà delle
Regioni a trovare copertura finanziaria per lo sviluppo dell’agricoltura”.
“Le entrate proprie delle Regioni – aggiunge il presidente della Cia – sono influenzate dalle differenti basi imponibili: le Regioni più povere avranno minori entrate tributarie per
abitante e, quindi, minore capacità di spesa. Una Regione ‘agricola’ avrebbe minori risorse proprie per sostenere il comparto. Da qui il nostro invito affinché ci sia un’azione
in grado di dare ampie garanzie ai produttori agricoli”.
“Nella prospettiva del federalismo fiscale, siamo pronti a cogliere – rileva il presidente della Cia – tutte le possibilità per gli agricoltori di accedere all’insieme delle politiche
regionali. Emerge, dai programmi regionali, che ci sono settori di intervento – ricerca, infrastrutture territoriali, formazione, azioni ambientali – che interessano direttamente le imprese
agricole; altre – per esempio infrastrutture collettive, logistica, miglioramento della qualità della vita – che, pur non riguardando direttamente i singoli operatori, hanno ricadute
rilevanti sulla loro attività”.
“Una cosa, tuttavia, deve essere certa. Lo sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali non deve essere relegato alla riserva indiana della Pac. Dobbiamo guardare al di là degli steccati.
Occorre cogliere tutte le opportunità che la politica unitaria regionale può offrire per lo sviluppo dell’agricoltura. Questo è il tema di confronto che andremo a sviluppare
con le Regioni”.




