Editoria, Cresce in modo deciso ( 75,1%) l’export del libro italiano

Editoria, Cresce in modo deciso ( 75,1%) l’export del libro italiano

Cresce in modo deciso l’export del libro italiano. E’ quanto emerge dalla seconda “Indagine sull’import-export dei diritti d’autore in Italia”, realizzata dalla Doxa per conto dell’Istituto
nazionale per il Commercio Estero (ICE), con la collaborazione dell’Associazione Italiana Editori (AIE) presentata ieri 17 marzo, a Milano.

Tra 2001 e 2007 è cresciuto del 75,1% il numero di case editrici che hanno venduto diritti di libri e autori italiani o acquistato diritti di libri stranieri. Cresce sia il numero di
editori che comprano dall’estero sia quelli che vendono, anche se con dinamiche diverse in rapporto alle dimensioni aziendali. La crescita è stata trasversale a tutto il sistema
imprenditoriale ma più elevata tra le case editrici più piccole (che pubblicano meno di 15 novità nell’anno) che sono pressoché raddoppiate (da 191 a 396: 107,3% sul
2001) rispetto a quelle medie e grandi ( 42,6%).

Questi risultati rivelano la curiosità per quello che avviene nel nostro Paese, per la cultura, la storia, l’arte italiana. Quella dei nostri editori è una produzione ampia e
variegata che dimostra nel mondo l’eccellenza italiana. Non a caso l’Italia è stata ospite d’onore alla scorsa edizione della Fiera internazionale del Libro di Guadalajara.

La sintesi dell’indagine Doxa

Più di una casa editrice su cinque in Italia “lavora” con l’estero: il 21% delle case editrici italiane che hanno pubblicato una novità nel 2007 hanno infatti acquistato o ceduto
diritti d’autore all’estero negli ultimi quattro anni. Un dato in decisa crescita se si pensa che nel 2004 erano il 15% ( 75%). E’ quanto emerge dalla seconda “Indagine sull’import-export dei
diritti d’autore in Italia”, realizzata dalla Doxa per conto dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), con la collaborazione dell’Associazione Italiana Editori (AIE) .

Questo secondo ciclo di indagine – con una metodologia sostanzialmente identica a quella relativa agli anni 2001-2003 – permette di disporre di una serie storica relativa al numero di titoli
comprati e venduti dalle case editrici italiane, al numero di imprese coinvolte, ai Paesi verso i quali si indirizza l’import e l’export di diritti. Ecco i risultati principali:

Editori: tra 2001 e 2007 è cresciuto del 75,1% il numero di case editrici che hanno o venduto diritti di libri e autori italiani o che hanno acquistato
diritti di libri stranieri

Negli anni compresi nei due periodi di rilevazione – rispettivamente 2001-2003 e 2004 -2008 – è aumentato il numero di case editrici coinvolte nei processi di interscambio. Cresce sia il
numero di editori che comprano dall’estero sia quelli che vendono, anche se con dinamiche diverse in rapporto alle dimensioni aziendali, e quindi alla loro capacità organizzativa, alle
risorse umane, economico-finanziarie a disposizione, al progetto editoriale.

Tra 2001 e 2007 è cresciuto infatti del 75,1% il numero di case editrici che hanno venduto diritti di libri e autori italiani o acquistato diritti di libri stranieri. Nel 2001 erano il
15% degli editori che avevano pubblicato almeno una novità nel corso dell’anno (381). Sono diventate oggi il 21% (667). La crescita è stata trasversale a tutto il sistema
imprenditoriale ma più elevata tra le case editrici più piccole (che pubblicano meno di 15 novità nell’anno) che sono pressoché raddoppiate (da 191 a 396: 107,3%)
rispetto a quelle medie e grandi ( 42,6%). Nel 2007 sono 272 le piccole case editrici che hanno acquistato diritti di edizione da case editrici straniere; nel 2001 erano 117 ( 132,5%). Quelle
che hanno venduto i diritti dei propri autori sono state 74 (39 nel 2001) con una crescita del 89,7%.

Tra le case editrici maggiori la vendita di diritti ha riguardato 135 imprese con una crescita del 57,0% (erano 86 nel 2001).

Titoli: tra 2001 e 2007 cresce il numero di titoli acquistati dalle case editrici italiane ( 43,1%%), raddoppia quello dei titoli venduti ( 93,9%)

In media le case editrici cedono all’estero i diritti per circa 17 titoli (tra quelli che pubblicano). Si osserva una media di numero di titoli esportati tendenzialmente decrescente: erano 22
nel 2001, scendono a 20 nel 2003 e a 16 nel 2004, rimanendo sostanzialmente attestati su questo valore medio negli anni successivi. Il dato ci dice che in questi anni si è meglio
distribuita tra le imprese sia la capacità di comprare (mostra tra l’altro una leggera crescita: da una media di 15 titoli/editore a 17) che di vendere.

Tra 2001 e 2007 la stima nel numero di titoli acquistati dalle case editrici italiane è cresciuto del 43,1%: da 5.400 a 7.730. Il numero di titoli venduti è passato da 1.800 a
3.490 ( 93,9%).

Generi: boom degli italiani all’estero. Cresce molto l’export di diritti italiani per i libri di narrativa, per i libri per bambini e per la saggistica. Solo
nell’arte e negli illustrati però l’export batte l’import

Ma cosa si esporta? E cosa si acquista? Il primo dato saliente sembra essere quello della varietà dei titoli esportati: gli “altri generi” da soli rappresentano un 8%-10% dei titoli
venduti. Al di là delle possibili considerazioni su questo o quel segmento produttivo l’editoria italiana sembra quindi in grado di conquistarsi un suo spazio sul mercato internazionale
in una pluralità di generi e di questo si dovrà tener conto nel programmare le politiche di supporto, incluse le iniziative di sostegno alle traduzioni.

I generi su cui punta l’editoria italiana in termini di acquisti sono molto diversi rispetto a quelli che vengono venduti. Gli acquisti di diritti restano maggiori rispetto alle vendite in
pressoché tutti i settori (tranne l’editoria d’arte e illustrata). Le vendite però crescono più rapidamente degli acquisti. Ad esempio la vendita di diritti di narratori
italiani (602 titoli) cresce tra 2001 e 2007 del 157,3%; mentre gli acquisti di libri di romanzieri stranieri (2.316 opere) del 51,8%. L’editoria di libri per bambini fa registrare una crescita
del 106,6% (1.004 titoli venduti) mentre gli acquisti restano sostanzialmente sui livelli del 2001 ( 10,5% con 1.384 titoli acquistati nel 2007). La vendita di titoli di saggistica a case
editrici straniere cresce del 440,0% (973 titoli) mentre gli acquisti del 99,3% (2.699 opere). L’editoria d’arte e illustrata è l’unico comparto dove le vendite di diritti nel 2007 hanno
superato gli acquisti: 616 titoli ( 80,0% rispetto al 2001) di cui sono stati ceduti i diritti, contro i 264 comprati (-19,8%).

I Paesi: l’Europa resta il principale mercato di sbocco. Ma raddoppia il “peso” dell’Asia e della Russia

L’Europa rappresenta il principale mercato di sbocco per l’editoria domestica. L’export verso quest’area copre il 77,0% dell’export (311 i titoli ceduti all’editoria tedesca contro i 620
acquistati; i 320 le opere vendute alle case editrici francesi contro i 998 che abbiamo comperato; ecc.). La differenza che comunque rimane a sfavore dell’export, delinea un quadro che riflette
la grande curiosità, attenzione e tempestività degli editori italiani rispetto a tutto quanto viene pubblicato dalle maggiori editorie internazionali.

Tra 2001 e 2007 si ridisegnano in maniera significativa il peso geo-editoriale dei diversi mercati. Nel 2001 l’Asia assorbiva il 5,8% dei titoli di cui le case editrici vendevano diritti. Nel
2007 questo valore è pressoché raddoppiato toccando l’11,5%. Verso l’Europa Centro Orientale, quella Balcanica, la Russia nel 2001 le case editrici italiane vendevano il 19% dei
diritti di edizione complessivamente commercializzati. Sei anni dopo il peso di quest’area raggiunge il 30,2%.

All’interno dell’Europa, poi, la vendita di titoli è estremamente frammentata, con una crescita di importanza dei Paesi centro orientali. Già nel 2003 la Polonia, ad esempio,
contava – in numero di titoli acquistati da editori italiani – quanto la Francia o la Germania, o il doppio del Regno Unito. Nell’ultimo ciclo d’indagine sta emergendo il peso del mercato
Ungherese (150 titoli, rispetto al 99 del 2006).

L’import di diritti? Il 60% proviene da Regno Unito e Stati Uniti

I Paesi dell’export sono totalmente diversi dai Paesi dell’import: gran parte degli acquisti (il 60,1% nel 2007) avvengono in due Paesi, Regno Unito e Stati Uniti, che sono deboli importatori
di titoli italiani (con solo il 7,7%) mentre la maggioranza delle vendite (73%) sono effettuate negli altri Paesi europei, dai quali importiamo solo il 33% dei titoli.

L’indagine è stata realizzata dalla DOXA, per conto dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero. L’intervento dell’AIE di analisi e interpretazione
dei dati raccolti è stato inserito tra le azioni dell’accordo di settore siglato tra il Ministero dello Sviluppo Economico, Associazione Italiana Editori e Istituto nazionale per il
Commercio Estero, con l’obiettivo di ottimizzare le sinergie tra l’azione nazionale pubblica e quella privata nel processo di internazionalizzazione dell’editoria.

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