Economia in ginocchio: è ora di fare qualcosa per l’Azienda Italia e per gli Italiani, giovani e vecchi

Economia in ginocchio: è ora di fare qualcosa per l’Azienda Italia e per gli Italiani, giovani e vecchi

Lunedì, 23 maggio 2011
Lo spunto di questo scritto è partito da tre commenti agli articoli ed ai video pubblicati su Newsfood.com+WebTV, riguardanti Tuttofood e la velleità dichiarata di voler diventare
la più grande fiera mondiale del food.

Annina 2011-05-23 12:08:51
Sino a quando le professionalità di TuttoFood saranno mortificate a favore dei raccomandati, i papaveri(!) non riusciranno nei loro sogni impossibili

Roberto (nik name) 2011-05-23 12:08:51
Caro Direttore, faccio parte del gruppo di lavoro che dovrebbe occuparsi di Expo 2015 e mi occupo anche di alcune manifestazioni. Purtroppo quello che lei dice è vero. Ci chiedono
piani, progetti, idee e poi arriva una telefonata e tutto va all’aria senza sapere il perchè. Non è un bel lavorare, vorrei andarmene ma ho famiglia, cosa devo fare?

Tiziana 2011-05-20 12:19:16
Adoro il suo stile e soprattutto la vena ironica con cui affronta la triste e tragica tematica dell’assoluta mancanza di strategia degli organizzatori fieristici italiani. Lavoro all’estero (e
di mestiere, per l’appunto, ‘cerco e trovo buyer disperatamente’ per le fiere italiane) e posso confermare che quello che dice è aihmè la sacrosanta verità… a danno
dell’intero sistema Italia!   

 
Sono molti i commenti che arrivano in redazione, qualcuno anche pieno di insulti e parolacce che vengono “purgati”, se non cestinati.

Cari  annina, Roberto, Tiziana e tutti voi che  leggete  Newsfood.com , ringrazio per il contributo ma resta l’amarezza per la situazione in cui è la nostra economia.
Ormai, i piccoli imprenditori italiani (grandi non ce ne sono più), sono costretti a correre come tanti lemming verso un baratro, coscienti della propria inevitabile fine.

I vostri commenti, giorno per giorno, ci fanno un quadro della vera Italia: la difficoltà ad arrivare a fine mese, le molteplici incombenze alle quali devono sottostare le imprese italiane
(più son piccole e più sono pesanti), la normativa e la legislazione complesse e soffocanti, la difficoltà di chi ha la pensione minima ed il lavoro precario che dilaga
alimentando la aleatorietà del tessuto economico della nostra società.

Non voglio parlare di pensioni d’oro. Ho acquistato il libro di Mario Giordano, ho letto le prime pagine e poi mi sono vergognato di quello che c’è scritto e documentato.

La “famiglia” Italia, carica di blasoni, arte, cultura, storia e tante qualità, è di modeste condizioni ma le uscite sono ben maggiori delle entrate a causa di alcuni componenti
“spendaccioni”. Altri invece hanno firmato cambiali che pagheranno ancora i loro/nostri nipoti.

L’Azienda Italia rischia la bancarotta (fraudolenta), e potrà essere “acquistata” all’asta da chi non si fa certo prendere da scrupoli umanitari.
L’unica speranza sta nei giovani che dovranno rimboccarsi le maniche e far lavorare il cervello se non vorranno diventare gli schiavi dei nuovi padroni.
Ma dovranno anche trovare il modo di “limare” i privilegi che negli ultimi cinquanta anni hanno ottenuto le sanguisughe (è così che li chiama Mario Giordano nel suo libro).

Le fiere? è solo un tassello del mosaico in disfacimento.
I nostri giacimenti si chiamano storia, cultura, tradizioni, turismo, moda, creatività, ingegno, cultura del cibo e del convivio familiare.
L’amalgama, il lievito naturale è sempre stata  la Famiglia, ora in estinzione.

I Dirigenti delle fiere? Qualche “Marchionne” c’è ma purtroppo non lo lasciano lavorare.
Tuttofood? è una macchina da guerra che ha tutto: infrastrutture all’avanguardia, logistica, alberghi, ristoranti, moda, cultura, business, trasporti …ed escort.
Il Quartier Generale dell’Ente Fiera Milano è di tutto rispetto (togliendo ovviamente qualche “imboscato” politico incompetente) e con potenzialità finanziare elevate (…è
una mia supposizione, ndr) ma manca una volontà di base a mettere in pratica i sani propositi.

In teoria è tutto vero quello che dice Enrico Pazzali: l’Italia è la culla naturale delle Eccellenze del Food, a livello mondiale. Come lo è della Moda, del Mobile… con
vetrine sul mondo di impareggiabile prestigio.

CIBUS è la più bella e completa vetrina del Made in Italy, dove i buyers italiani e stranieri, vengono a cercare i prodotti italiani  dell’agroalimentare ma non ha la potenza
di fuoco di MilanoFiere. Non potrà mai diventare la capitale mondiale del food, e non lo vuole diventare.
Anche se volesse allargarsi ad ospitare gli espositori provenienti dal bacino mediterraneo dovrebbe prima risolvere i problemi della logistica di Parma: alberghi e infrastrutture di
comunicazione, in primis.

FiereParma e Antonio Cellie lo sanno bene, conoscono le loro forze, sanno di essere l’ombelico naturale della Food Valley italiana e mantengono le loro posizioni cercando di andare sempre
più verso le esigenze degli espositori nostrani, tenendo aperte le porte per gli operatori stranieri che vogliono usare il trampolino Italia per entrare in contatto con il mercato italiano
ed i buyers stranieri.
Non creano barriere con le aziende ma cercano di conoscere meglio le loro esigenze. I funzionari parmigiani di FiereParma hanno un rapporto personale con i loro clienti, li conoscono per nome e
cognome, li fanno sentire a casa loro…li prendono per la gola.
Due anni sono ormai lunghi ma CibusTour è stato un interessante collante BtoC.

Una fiera un tempo significava solo monetizzare al maggior prezzo i mq degli stand.
Oggi, con internet, la globalizzazione e l’aumento dei costi aziendali, la fiera deve necessariamente essere un centro servizi per l’azienda espositrice e per il visitatore.

Prima di tutto deve “sgomitare” con gli innumerevoli eventi similari locali e mantenere credibilità ed autorevolezza, poi vendere lo spazio, creare eventi che portino visitatori
qualificati, portare (sì, portare dai loro paesi) buyers veri compratori, non semplici invitati (a volte semplici “accompagnatori”) delle varie Camere di Commercio all’Estero e “fissare”
incontri per ottimizzare i tempi.
A Foggia, a Euro&MedFood, abbiamo toccato con mano una realtà piuttosto interessante. Un padiglione, appositamente allestito con postazioni dedicate al BtoB dove i Buyers sono stati
impegnati, in orari ed appuntamenti prefissati, a ricevere le proposte degli espositori che si erano iscritti. Abbiamo fatto diverse interviste ai Buyers ma non è stato facile trovarli
liberi.
Nel 2012 torneremo a Foggia a trovare i vecchi amici.

Tuttofood, diventerà la Anuga italiana?
Rispondo con un’altra domanda.
Com’è che Expo 2015 è alle porte ed ancora oggi non è ancora stato definito un piano serio?
Ed in più oggi, 23 maggio 2011, siamo al ballottaggio.

Se viene eletto Pisapia ovviamente si rimischia il mazzo e si ricomincia da capo.
E, se è vero quello che ha detto, avremo anche la più bella e più grande moschea d’Europa.

E l’Expo 2015? …a già, si forse, può darsi, …prima ovviamente si dovranno spartire i pani ed i pesci da buoni compagni.

Invece, se al comando ci fosse Pisapia e vincesse la Moratti…idem, prima i pani ed i pesci.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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