E-commerce in cantina

E-commerce in cantina

Numerose indagini di mercato dimostrano come in Italia, l’e-commerce, è meno diffuso rispetto agli altri paesi, ben diversa è invece la
situazione in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti. Nel Bel Paese ci sono alcuni settori mercologici che fanno ben sperare, ma quello del vino, purtroppo, non è tra questi, anzi,
internet spesso non è molto ben utilizzato dai produttori, se non come sterile vetrina per i propri vini.

Le cantine siciliane non fanno eccezione a tali regole, anzi, la situazione dell’isola non è proprio delle migliori, qualcuno però ha migliorato il proprio sito web, fidelizzando i
consumatori e instaurando un vero canale di comunicazione a doppio senso.

Due sono le cantine siciliane che stanno, in questo momento, usando il web diversamente, la Cantina Nicosia, con una vera rubrica di enogastronomia e
ricette del territorio, e la Cantina Rallo, con un blog ricco di eventi riferiti al territorio e un concorso di ricette online.

Di e-commerce in cantina però non se ne parla proprio, anche nelle altre regioni d’Italia, su tale fronte, la situazione non è diversa. Per me è stata una grande sorpresa
scoprire che, a pochi passi da Palermo, nella vocata Valle delle Jato lungo la SS624, una vera strada del vino, c’è un piccolo produttore, Leonardo
Grippi
, che con le sue 18.000 bottiglie di Nero d’Avola all’anno ha, da pochi mesi, iniziato l’avventura della vendita diretta online. Leonardo non ha una cantina propria, ma in
qualità di socio della Cantina Don Tomasi, di Giuseppe Terrasi e Silvio Riggio, vinifica presso di loro ormai da diversi anni.

Nonno Leonardo iniziò quest’avventura nel 1920, percorrendo tutte le fasi della viticoltura siciliana; il vino, inizialmente veniva prodotto in proprio e venduto sfuso, poi negli anni
’70, i Grippi, hanno vissuto l’epoca del conferimento alle cantine sociali ed infine, nel 2005, il nipote Leonardo ha finalmente iniziato ad imbottigliare commercializzando tramite i canali di
distribuzione tradizionali della Don Tomasi.

Pochi mesi fa, la Cantina Maurigi di Piazza Armerina, in provincia di Enna, ha lanciato una provocazione, ha “licenziato” tutta la sua forza vendita,
iniziando così rapporti diretti tra produttore e rivenditore. Diversa è stata invece la reazione di Leonardo alla penalizzazione della filiera, non avendo mai avuto una rete di
vendita da licenziare, ha pensato bene di accorciare ancora di più il contatto coi clienti, passando al rapporto diretto produttore-consumatore.

Nel giro di pochi mesi, grazie alla vendita online, la filiera del vino è stata realmente azzerata, raggiungendo così un interessante rapporto qualità prezzo. Una soluzione
non praticabile fino a pochi anni fa, sia per carenza di comunicazione che per poca diffusione dell’e-commerce, insomma, prima mancava internet!

In rete si possono trovare diversi siti che vendono vino online, ma i produttori che lo fanno direttamente sono pochissimi, mosche bianche. Eppure i prezzi sarebbe convenienti per tutti,
più remunerativi per il produttore e più bassi, nonostante l’aggravio del trasporto, per il consumatore, senza dimenticare le più vantaggiose modalità di
pagamento.

In particolare, il canale Ho.Re.Ca, alberghi, ristoranti e bar, per abitudine paga le fatture ai produttori con ritardi enormi rispetto alla data di
emissione, cosa che invece non accade per l’online, dove il denaro viene accreditato in contanti o addirittura in anticipo da parte dell’acquirente. L’iniziativa di Leonardo ha eliminato, in un
colpo solo, tutti i sopra elencati problemi, l’idea, particolarmente innovativa, è da premiare anche per i risultati, che sembrano buoni, ideale per una realtà commerciale piccola
come quella di Leonardo e della Don Tomasi, che arrivano al massimo a produrre complessivamente 95.000 bottiglie l’anno, rappresentando un modello da analizzare e da tenere in debita
considerazione.

Leonardo sta sfruttando al massimo la comunicazione via internet col cliente, il progetto a 360 gradi, attualmente in fase di realizzazione, è costituito da video, blog, spiegazioni sul
ciclo produttivo della vite, lo scopo è quello di far seguire al consumatore-cliente il ciclo di vita dell’uva fino ad arrivare alla bottiglia da acquistare.

Il nonno oggi rivive nelle bottiglie del nipote, il suo nome, “Don Leo”, ha infatti battezzato l’unica etichetta prodotta da Leonardo, inoltre,
costituisce anche l’indirizzo del sito web donleo.it. Leonardo però ci ha provato gusto e, oltre a vendere online il
suo vino ha aggiunto, coinvolgendo gli amici della zona, prima i vini della Cantina Don Tomasi, poi l’olio extravergine d’oliva di Assolivo, il Presidio Slow Food del Manderino Tardivo di
Ciaculli, la marmellata con esso prodotta, i limoni primofiore, bianchetto e verdello e prossimamente anche alcuni dolci tipici siciliani.

In un piovoso pomeriggio di Marzo, ho voluto approfittare di donleo.it per approfondire meglio la passione di Leonardo e l’impresa a cui si è dedicato. Mi sono quindi recato in cantina,
situata alla periferia del paese di San Cipirello, a 30 km da Palermo. Ho iniziato la degustazione assaggiando il Donna Sofia, un Catarratto Extra Lucido
in purezza, coltivato in una delle zone in cui esso si esprime al meglio, mi ha subito colpito per la complessità dei profumi. L’assaggio del Catarratto, non ancora filtrato, l’ho
effettuato con un prelievo in vasca, infatti l’annata 2010 non era ancora stata imbottigliata, mi piacerebbe tanto vedere cosa ne verrà fuori quando sarà posto in commercio.

Nel frattempo, mi sono deliziato con la sua morbidezza a base di banana, fiori e frutta bianca, mi ha ricordato uno Chardonnay piuttosto che un Catarratto! Poi è stata la volta del
secondo vino, uno Jatò Bianco del 2010, blend di Grillo e Chardonnay, anch’esso molto profumato, con sentori di banana e fiori bianchi.

Poi ecco i rossi, in primis il Don Leo 2008, prodotto esclusivamente con le uve di Leonardo, si è rivelato come un Nero d’Avola in purezza dai
sapori antichi, non la solita esasperata frutta rossa da barrique, ma un vino bilanciato dai sentori non troppo aggressivi, ciliegia, erbe balsamiche, leggeri frutti rossi ed infine pepe e
peperone. Il lungo affinamento in bottiglia, dopo solo 3 mesi di barrique, non aveva ancora arrotondato perfettamente i tannini, comunque ben presenti.

All’opposto del precedente il Nero d’Avola 2009 di Don Tomasi, con frutta rossa esplosiva e vaniglia molto persistente oltre che al naso anche in bocca,
forte dei suoi 4 mesi di barrique di primo passaggio. Nello Jatò Rosso 2007 di Don Tomasi, blend di Syrah e Nero d’Avola, spiccavano invece erbe
balsamiche e frutta rossa, ma anche pepe e peperone, gentilmente sormontate dal sentore di legno apportato dai suoi 8 mesi di barrique non nuove. I tannini, erano molto presenti e molto
arrotondati, fini al palato.

Infine, il vino più impegnativo della serie, un blend al 70% 30% di Cabernet Sauvignon e Nero d’Avola del 2004 di Don Tomasi prodotto in sole
8.000 bottiglie. Nonostante il suo lunghissimo affinamento, 12 mesi in barrique, non di primo passaggio, ed i 6 anni di bottiglia, presentava comunque dei profumi erbacei, quasi freschi, che
accompagnavano il naso verso il rosmarino, l’origano e un delicato sentore di vaniglia. I tannini, finissimi, erano perfettamente polimerizzati, molto avvolgenti, un vino polposo in bocca, da
abbinare ad un formaggio erborinato o ad un pecorino molto stagionato.

E i prezzi? Come promesso sono molto vantaggiosi, i vini vanno infatti dai 5 ai 6 euro, con un’eccezione per il Cabernet Sauvignon-Nero d’Avola che ne costa 12, sul sito comunque non mancano le
offerte speciali.

L’olio, invece, è un blend in parti uguali di Nocellara, Biancolilla e Cerasuola, ed è prodotto dalla Cooperativa Assolivo, costituita da
più di 10.000 produttori siciliani. I profumi sono quelli di un deciso fruttato medio, ricco di carciofo, mela verde, erba appena tagliata e una leggera vena di pomodoro. Difficile
trovare un blend così bilanciato e pulito, si percepivano distintamente i tre profumi caratteristici delle rispettive cultivar. In bocca, i profumi venivano replicati con l’aggiunta di
un piacevole ammandorlato che li ammaestrava tutti; discreto il contenuto polifenolico. Dello stesso olio ne viene prodotto un blend identico ma con la Carolea al posto della Cerasuola, che
purtroppo non ho potuto assaggiare.

Infine è arrivato il momento della marmellata di Manderino Tardivo di Ciaculli, prodotta dallo stesso Consorzio che coltiva i frutti. Una
marmellata molto aromatica, preparata con una buona quantità di frutta, 65%, e con l’aggiunta di farina di semi di carruba come astringente naturale. Il suo profumo è delicato ma
a volte pungente, agrumato, con uno spiccato sapore di arancia amara. Questa particolare cultivar di manderino è ormai coltivata solo in una ristrettissima area situata in periferia di
Palermo, ne sono rimasti talmente pochi ettari che Slow Food ne ha preso in carico la protezione; il Tardivo è l’ultimo avamposto dell’ormai
scomparsa Conca d’Oro, anticamente così chiamata per la colorazione dorata apportata dalle estese coltivazioni di agrumi in essa presenti.

L’olio essenziale che protegge la buccia del Tardivo è particolarmente intenso, basta sbucciarlo con le mani per rimanere impregnati a lungo del suo potente profumo, il piacevole
effluvio riesce a propagarsi anche a diversi metri dal luogo di sbucciatura, inoltre è particolarmente persistente, ideale il suo utilizzo per la produzione di rosoli e liquori. In bocca
il sapore è moderatamente dolce, gli spicchi sono molto acquosi e ricalcano fedelmente i profumi della buccia. Insomma, un Manderino con la M maiuscola !

Donleo.it rappresenta la realizzazione del progetto di Leonardo e forse anche di quel suo nonno omonimo, il quale avrebbe sicuramente provato grande piacere nel vedere un pezzo di Sicilia
così ben proiettato nel mondo. Il vero obiettivo di Leonardo, però, è quello di eliminare del tutto il canale di distribuzione Ho.Re.Ca e vendere le sue 18.000 bottiglie
solo online, ci riuscirà?

Maurizio.a Artusi
per Newsfood.com

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