Durante il concorso il telefonino può essere sequestrato

Durante il concorso pubblico è legittimo che i commissari confischino il telefonino dei candidati se questo viene utilizzato in modo improprio.
Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 34384 dell’11 settembre 2007 in cui ha ricordato che, “ai fini del sequestro preventivo di cosa di cui è consentita la confisca (art.
321, c. 2 c.p.p.), è sufficiente l’esistenza di un nesso strumentale fra la «res» e la perpetrazione del reato, non essendo necessario che la cosa sia anche
strutturalmente funzionale alla commissione del reato, nel senso che debba essere specificamente predisposta per l’azione criminosa”.

Fatto e diritto
Un aspirante avvocato era stato sorpreso ad utilizzare il telefono cellulare durante l’esame di abilitazione per comunicare con un avvocato non presente all’interno dell’aula ed il gip di
Napoli nel aveva disposto la confisca.
Il tribuna del riesame, tuttavia, aveva annullato il provvedimento, considerando, tra l’altro, che la prova d’esame era già conclusa nel momento in cui il candidato era stato sorpreso ad
usare il telefonino.
Il procuratore della repubblica aveva proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale, adducendo che la confisca del cellulare aveva evitato il protrarsi “di ulteriori
conseguenze dannose”.

La sentenza della Cassazione
Secondo la Corte, il cellulare è il mezzo utilizzato per commettere il reato e, dunque, può essere legittimamente confiscato anche nel caso in cui esista soltanto il nesso
strumentale “fra la «res» e la perpetrazione del reato”.
Pertanto, a maggior ragione, il sequestro è legittimo nel caso esaminato, poichè “la misura è intervenuta nel corso dello svolgimento dell’azione delittuosa, sicché
essa è valsa a scongiurare – come rettamente osserva l’organo ricorrente – ad aggravare od a protrarre le conseguenze del reato”.

Suprema Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza n. 34384 dell’11 settembre 2007
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