Dopo un secolo memoria alle vittime di Monongah

Una rapida pittura, attraverso un film documentario suggestivo dell’epoca, ha aperto la conferenza stampa di presentazione del «Progetto Monongah«, un’iniziativa che nasce come
memoria di centinaia di italiani e di abruzzesi morti, nel 1907, nella più grande strage mineraria americana: quella di Monongah, nel West Virginia.

«Morti senza un volto, finiti in fosse comuni – ha voluto ricordare l’assessore alla Cultura, Betti Mura, nel suo intervento – ed è un dovere, quello della Regione Abruzzo, ma
anche di tutta l’Italia, ricordare, a cento anni da quella sciagura, la tratta sullo schiavismo, ed anche dare un volto a tutti i minatori italiani sotterrati su una fredda collina«. Il
vero bilancio di quella sciagura è ancora sconosciuto, perché in quelle gallerie c’era un numero considerevole di clandestini, lavoratori non ufficialmente registrati, di cui
molti erano ragazzi di 12-16 anni. Per questa ragione di moltissime vittime non si sa nulla, sepolte senza un nome o una croce. La FILEF Abruzzo, in collaborazione con l’assessorato alle
Politiche Sociali, ha presentato in calendario delle manifestazioni. Un cartellone ricco che prevede anche la proiezione del documentrio «Monongah, la Marcinelle americana« di
Silvano Console. E lo stesso Console ha anticipato che il film sarà presentato anche a Roma, alla Farnesina, il 26 novembre prossimo, alla presenza del Senatore Franco Danieli, Vice
ministro degli affari esteri, dell’Ambasciatore Adriano Benedetti, Direttore Generale per gli Italiani all’estero, e dei rappresentanti delle Regioni direttamente interessate.

«Disastri come quello di Monongah – ha ripreso Mura – oltre al ricordo e al doveroso omaggio alle vittime, devono farci riflettere su temi di estrema attualità: il dramma
dell’emigrazione e dell’immigrazione, la sicurezza nei posti di lavoro e lo sfruttamento dei minori. Fenomeni che, oltre al dramma sociale in se, non stanno facendo altro che aumentare la paura
dello straniero. Vorrei dire – ha proseguito l’assessore – che occorre ricordarsi che anche gli italiani e gli abruzzesi sono stati stranieri all’estero, e che quindi occorre distinguere il
lavoratore dal delinquente: quest’ultimo va certamente perseguito e punito, chi si sposta, invece, vittima della povertà, per lavorare, va aiutato«.

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