Discorso di apertura dal Presidente Giorgio Napolitano. Economia e politica come unico slancio per ripartire

Discorso di apertura dal Presidente Giorgio Napolitano. Economia e politica come unico slancio per ripartire

Un’Italia che sia all’altezza di affrontare le esigenze aziendali del futuro, lontana dalla conservazione del potere, che ha paralizzato il motore economico. Concepire l’Italia come un’azienda
non è un sogno degli imprenditori, ma un’idea sulla quale stanno lavorando le aziende a braccetto con la politica.

Si è parlato del Patto di Stabilità come manovra non del tutto efficace alla ripresa. Cardine del Patto come evidenziato nel discorso di apertura dal Presidente Giorgio Napolitano
intervistato da Roberto Napoletano, è la ottimizzazione delle risorse, al contrario di quanto era avvenuto gli anni scorsi, che, come da testo, prevede interventi per 11,6 miliardi di
euro nel 2014 per un totale di 27,3 miliardi di euro nel triennio fino al 2016. Sgravi fiscali entro il 2014 per 3,7 miliardi e la riduzione delle tasse per le imprese di 5,6 miliardi e 5
miliardi per i lavoratori.

Per Jacopo Morelli, Presidente G.I. Confindustria Campania il punto da rivedere della legge di Stabilità è relativo al taglio delle tasse sui redditi da lavoro e impresa; “Oggi
rischiamo di perdere un primato detenuto nel mondo: quello del Paese con il più alto numero di imprenditori in rapporto alla popolazione, ovvero la più elevata propensione
all’imprenditorialità” ha aggiunto Morelli.

Ciò che crea la differenza fra l’Italia e gli altri Paesi è la natura della crisi, che ancor prima di essere economica – per gli imprenditori – è istituzionale,
d’istituzioni incapaci di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni della popolazione e di adottare misure drastiche.

Un ulteriore freno è costituito dagli incidenti sul posto di lavoro e dalla corruzione che affoga l’imprenditoria, la quale è responsabile in parte.

Fra gli intervenuti Carlo De Benedetti, Presidente del Gruppo Editoriale l’Espresso che con molta chiarezza ha dichiarato:”Non abbiamo nessun dato che ci induca ad essere ottimisti, il Paese si
sta deindustrializzando, chiaro segno della china”.

A moderare il dibattito il giornalista Dario Laruffa, che nella seconda sezione: “Ripensiamo al futuro” ha aperto un collegamento con Tito Boeri, economista, che ha sottolineato quanto sia
sbagliato contare su entrate che derivano dalla dismissione dei beni statali.

Ad alleggerire il convegno nell’ultima sezione: Italiani di domani, il giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini, che ha fatto un confronto generazionale italiano; autodefinendosi
come uomo che appartiene alla generazione pitone, collocata approssimativamente attorno al ’56, che spesso cade nell’errore di calarsi nei panni di unico oratore con un altrettanto unico
uditore il ventenne. Senza prendere in considerazione la possibilità di scambio e confronto dialettico, rendendo unilaterale la conversazione, che non permette un rinnovamento
concettuale.

I lavori proseguiranno domani, chiuderà i lavori Giorgio Squinzi, Presidente Confindustria.

 

Odette Paesano
per Newsfood.com

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