Diminuisce in Liguria la mortalità dei pazienti colpiti da infarto

By Redazione

GENOVA – «I buoni risultati provenienti dallo studio GOVI sulla gestione dell’infarto dei miocardico testimoniano che serve ora un investimento per affinare la collaborazione tra
strutture e potenziare ulteriormente l’emergenza del 118 per le zone periferiche della Liguria, prevedendo personale infermieristico specializzato a bordo delle ambulanze per quanto riguarda
soprattutto le zone della Val d’Aveto e dell’alta Val Trebbia».

Lo ha detto questa mattina l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo nel corso della presentazione dei risultati dello studio GOVI sulla gestione dell’infarto del miocardio acuto
nell’ambito delle rete ligure dell’emergenza, coordinato da Stefano Domenicucci, presidente regionale dell’ANMCO ligure, l’associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, in
collaborazione con Francesco Chiarella, presidente nazionale ANMCO.

«Lo studio GOVI – ha sottolineato l’assessore Montaldo – testimonia che la nostra regione si comporta bene sull’emergenza cardiologia, sia rispetto ai livelli nazionali, sia a quelli di
altre regioni che ricorrono meno al 118, grazie alla felice collaborazione tra le strutture esistenti sul territorio e l’emergenza entrambi in grado di mettersi in moto da subito per
diagnosticare l’infarto e avviare la terapia adeguata indirizzando i pazienti presso le idonee strutture nei tempi più brevi». Dallo studio infatti che verrà presentato
domani presso l’Ordine dei Medici della provincia di Genova si ricava come la mortalità ospedaliera da infarto del miocardio sia scesa dal 7,53% come risultava nel precedente studio
BLITZ 1 effettuato a livello nazionale nel 2002 al 5,3% dello studio GOVI. Su un totale di 208 pazienti esaminati dal 10 dicembre 2007 al 10 marzo 2008 ricoverati con diagnosi di infarto del
miocardio e trattati nelle 12 unità di terapia intensiva cardiologia presenti in Liguria, 115 sono passati attraverso il 118 (55%) e oltre il 50% hanno ricevuto un elettrocardiogramma
pre-ospedaliero, mentre il tempo intercorso dall’ingresso al pronto soccorso alla esecuzione di un elettrocardiogramma è sceso da 40 minuti a 12 minuti.

Inoltre su 183 pazienti (88%) è stato possibile attuare un’angioplastica coronarica per garantire il massimo beneficio in termini di apertura del vaso occluso, rispetto alla precedente
percentuale del 14% riscontrata nel 2002 con lo studio BLITZ 1 e alla percentuale del 43% dello studio Lombardo GEMINA. «Abbiamo così potuto verificare che ciò che conta
nelle sindromi da infarto del miocardio – ha sottolineato Stefano Domenicucci, presidente associazione regionale medici cardiologi ospedalieri – è il tempo e la possibilità di
intervenire entro 60 minuti per effettuare una diagnosi e un’angiopalstica, di fondamentale importanza sono le prime due ore in questo modo si abbassa anche la mortalità in uscita
dall’ospedale». Rispetto infatti allo studio BLITZ 1 del 2002 ammontavano al 33% i pazienti che non venivano trattati con angioplastica per riaprire una coronaria occlusa, mentre oggi con
lo studio GOVI tali pazienti sono scesi in Liguria al 7,8% dei casi e il numero dei trattati è aumento all’88%.

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