Dieta: frutta e verdura per i ricchi, mentre i poveri vanno sui carboidrati

Dieta: frutta e verdura per i ricchi, mentre i poveri vanno sui carboidrati

La dieta sana è strettamente legata alle disponibilità economiche, dei singoli e degli Stati.

Allora, i benestanti possono puntare su un’alimentazione sana, mentre i poveri puntano su nutrienti “cattivi” ed hanno in generale abitudine meno sane.

Queste le informazioni diffuse da “Pure” (Prospective Urban Rural Epidemiology), ricerca
del Population Health Research Institute, del Canadian Institutes of Health Research, dall’Indian Council of Medical Research, diretta dal dottor Salim Yusuf e presentata al recente Congresso
della Società europea di cardiologia di Monaco di Baviera.

La squadra del dottor Jusuf ha preso in esame 17 Stati, diversi per posizione, abitudine alimentare, stato economico: anada, Colombia, Cile, Brasile, Argentina, Svezia, Polonia, Turchia,
Emirati arabi uniti, Zimbabwe, Sudafrica, Iran, Pakistan, India, Bangladesh, Malaysia e Cina.

Dopodichè, gli esperti hanno mirato su un campione di volontari: 154.000 cittadini, residenti in 628 comunità. Di tali soggetti sono stati controllati alimentazione, reddito,
occupazione, abitudini e stato fisico.

In primis, è così emerso come al crescere del PIL e del reddito crescesse la qualità della dieta. Volontari (e Stati) abbienti mettevano nel piatto frutta e verdura,
accoppiandole con proteine e grassi “buoni”, non saturi. Diversamente, soggetti e Stati poveri basavano la nutrizione sui carboidrati. Inoltre, la povertà portava con sé maggiore
passione per fumo.

E le differenze ricchi-poveri diventavano maggiormente evidenti nelle aree rurali, rispetto a quelle cittadine.

Tuttavia, spiegano gli esperti, i poveri hanno il vantaggio dell’attività fisica. Un reddito minore portava con sé una maggiore probabilità di lavori manuali, che
richiedono fatica fisica. E ha un costo in calorie ben superiore rispetto ai “metodi dei ricchi”, come le sedute in palestra o le corsette matutine.

Comun que sia, il dottor Jusuf ritiene come il lavoro svolto dimostri come, a problemi di salute, devono corrispondere diverse terapie e diverse metodologie di prevenzione. Detto altrimenti,
“Le politiche di prevenzione cardiovascolare devono focalizzarsi sui diversi stili di vita fra cittadini ricchi e poveri, e tra nazioni ricche e povere”. E’ inoltre fondamentale, sottolinea il
ricercatore, “agire per far sì che i cibi sani siano maggiormente disponibili a tutti, su più larga scala”.

Matteo Clerici

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