Dedola, il Cagnulari di Alba e Spanedda… un vino di Sardegna, un toccasana, un elisir

Dedola, il Cagnulari di Alba e Spanedda… un vino di Sardegna, un toccasana, un elisir

COROS (Sassari). Terra delle vigne degli amici  Alba e Spanedda. Producono il Dedola da uve Cagnulari

Siamo in provincia di Sassari, a sud della città, in quel territorio denominato Coros, composto da est ad ovest da bassi rilievi metamorfici arrotondati risalenti al paleozoico rivestiti di prati e a seguire aspre colline a strati di calcari e dolomie formatesi nei mari del Mesozoico, colonizzate dalle essenze profumate della macchia. 

Diversi gli ambiti antichi, già ai tempi delle prime colonizzazioni, dove erano impiantate le viti, sia bianche che nere.  Qui ha trovato terra ideale un vitigno, di origine spagnola, il Cagnulari, divenuto il simbolo della vitivinicoltura di uve rosse di tutto il sassarese, solo poco meno di 40 anni fa, dopo essere stato abbandonato.

E’ stato recuperato e valorizzato da alcuni viticoltori, come dice la storia ampelografica del luogo, perché è un vitigno produttivo, con caratteristiche uniche, con una forza polifenolica alta che consente di produrre vini che durano nel tempo.

Tonino Spanedda con Sebastiano Alba

Una azienda che ha creduto nel Cagnulari, è quella degli amici Alba e Spanedda: 7 ettari di vigneti posti sui declivi e colli di Ossi e Usini, tre su cinque etichette aziendali, dedicate a questo vino rosso in tre declinazioni ed evoluzioni differenti. Le vigne, giovani ed anche centenarie,  sono coltivate al alberello per il 70% e le restanti a controspalliera con potatura a guyot; hanno rese molto basse che non superano quasi mai i 6000 chilogrammi per ettaro, quindi massimo 5000-5500 bottiglie per ettaro. Alba e Spanedda producono in totale 30000 bottiglie, una piccola nicchia, ma una piccola realtà importante nel panorama della Sardegna enoica di qualità.

L’azienda, con sede a Ossi e vigne lungo il percorso stradale e di colline che da Ossi conduce a Usini, a nord della famosa necropoli ipogea Mesu ‘e Montes, in pieno Coros.

Terreno dall’impronta forte argillosa e calcarea, anche profondo, baciato dai venti marini salmastri, zona calda con decise escursioni termiche, che producono uve anche stramature con titolazione alcolica naturale importante, oggi da tenere sotto controllo.

Da qui profumi caldi della macchia mediterranea, soprattutto isolana, soprattutto nuraghese con richiami aromatici dettati dalla struttura, dal frutto stesso, dai substrati composti minerali  e dalle lavorazioni terziarie in cantina. Da qui vini longevi di grande tessitura, molto particolari anche grazie a una uva tipica e non banale.

Qui il timbro dell’isola si sente, come nell’inglesiente. Nell’azienda Alba e Spanedda le uve di Cagnulari sono raccolte a mano,  dovuto anche alla conformazione del suolo e del territorio. Inizio della vendemmia dopo la metà di settembre per avere una maturazione completa, raccolte nelle ore del giorno meno caldo, diraspate velocemente, decisa permanenza del mosto sulle vinacce per giorni. Il tutto dipende dalle condizioni dell’annata e delle uve. Quindi segue una prima decantazione naturale e una permanenza di sei mesi in piccoli caratelli di rovere francese.

 

Dedola Isola dei Nuraghi Igt Cagnulari

Il Dedola Isola dei Nuraghi Igt Cagnulari della cantina Alba e Spanedda, vendemmia 2018, è ottenuto dalle antiche uve rosse del vitigno Cagnulari. Un bel colore rosso vivo con lampi amaranto. Il quadro olfattivo è concentrato sulla frutta rossa come marasche e mirtilli neri, con piacevole effluvi di bacche di mirto e di ginestra seccata. Il sorso è equilibrato e maturo, con evidente tocco vanigliato e speziato, traccia di liquerizia che arrotonda potenti tannini verticali, titolazione impegnativa, corposo, chiude con intensa freschezza succosa, buona sapidità minerale e tono di composta fresca di more nere.

 

#amemipiacecon
un carrè di costine di agnello e carciofi fritti oppure un maialetto allo spiedo oppure il pecorino Axridda di Escaplano maturato nell’argilla sarda oppure la lepre in salmì piacentina oppure spezzatino di daino con fave e ceci   

 

 

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
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Qui alcune foto scattate a giugno 2021 nella Enoteca di Tonino e Sebastiano a Ossi (SS)

 

 

 

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