Dati e statistiche nel web sui consumi agroalimentari: tante fonti ma sono tutte serie e attendibili?

Dati e statistiche nel web sui consumi agroalimentari: tante fonti ma sono tutte serie e attendibili?

By Giuseppe

Crescono le fonti che forniscono dati e statistiche sui consumi del vino e non solo, ma sono tutte serie e attendibili?

Chiunque nel web può diffondere dati senza alcun controllo. E’ sempre più arduo riconoscere gli strilloni imbonitori, da chi opera professionalmente con coscienza e autorevolezza –

Intervista di Giuseppe Danielli a Giampietro Comolli

 

Newsfood.com, 17  dicembre 2023

 

 

1) Giampietro Comolli, da un po’ di tempo sembra che sia diventato uno sport di molti elargire statistiche alle testate giornalistiche, ai blog, … a tutti.  Ci sono i furbetti che riprendono dati appena pubblicati; ci sono altri che, senza alcuna competenza, elargiscono dati raffazzonati alla meno peggio. Come ci si può difendere dai dati fasulli, o quantomeno poco affidabili?

Esatto. recentemente. Diciamo che è una moda scaturita – come altre – dal periodo Covid-Pandemia. Diversi soggetti e agenzie di pubblicità e comunicazione si sono “ricreate” cercando più contatti da remoto e inventandosi ruoli per sopravvivere. Nulla di sbagliato. Ma dare informazioni imprecise e carenti ai consumatori o alle agenzia di stampa fa male a tutti. Fare sondaggi o indagini occorrono almeno tre cose: un panel di soggetti qualificati esperti espressione del 100% della platea da cercare nel tempo e istruire; una conoscenza della matematica statistica e demografia in modo da poter definire le mode e le classi in modo corretto e veritiero; terzo essere il più possibile asettico e lontano delle fonti economiche della offerta (produzione) e della domanda (mercato) per non farsi influenzare. 

2) Per dare dei dati attendibili bisogna essere preparati, professionali e, soprattutto, avere fonti certe. Fonti che occorre anni per trovarle e fidelizzarle. Fonti che vanno sempre aggiornate e selezionate con cura per verificarne la veridicità e l’autorevolezza

Ovvio che lustri e lustri di esperienza sono indispensabili soprattutto nelle stime e previsioni perchè i dati storici aiutano a non fare cappelle. Il dato reale poi è dato – a tempo debito – dalle strutture ufficiali e statistiche nazionali come Istat e , per l’agroalimentare, da Ismea. E’ opportuno che le agenzie di comunicazione si affidino a chi è “fuori dal business delle imprese” e a chi ha consolidato meccanismo di indagine e di contatti mantenendo una base fissa di informatori molto variegati con “nuovi indagatori” in base all modifiche di consumo. Quindi ci vuole anche una conoscenza molto ampia della demografia sociale ed economica del consumatore
 

3)  Quindi niente di estemporaneo. Fondamentali sono i 32 anni di vita di Ovse-Ceves sull’agrolalimentare ed enogastronomia fondato nel 1991 presso la facoltà di Agraria Alimentazione dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Piacenza 

 
Certo. E’ importante nelle stime e analisi avere calma e realismo e raffrontare i dati con le serie storiche (chi le possiede!)  prima di buttare numeri a caso. L’ambito universitario (Piacenza nota allora per le cattedre di economia, statistica  alimentazione, viticoltura) Sondaggi e indagini aiutano ma non sono definitivi. Le informazione su bolle di consegna e fatture pagate sono le più vere e sincere dell’andamento di mercato. Ovse ha una esperienza in materia dal 1991 e questo aiuta nel fare stime attendibili. Seppur a volte sbagliando del 2-3% e ce ne scusiamo sempre… dopo.  Purtroppo la generazione Zero è quella che manca quasi totalmente nell’elenco di consumatori italiani ed europei. Va un po’ meglio nei paesi “neofiti o immaturi” consumatori di vino. I diciottenni e ventitreenni bevono molto occasionalmente e solo a feste e ai bar, bevono di tutto senza scelte fisse.
 

4) La brevità e la diversificazione della notizia, il titolone ad hoc per Google… attirano molto i media ma il contenuto è poco incisivo sulla conoscenza, messaggio e corretta informazione. Giusto? 

 
E’ il mondo di oggi che impone un modello dettato dal web ma non sempre aiuta. Spesso succede, come è successo in questa ultima settimana, che argomenti importanti ma diversi vengono usati per spiegare. Non confondiamo il successo enoturistico con il successo del consumo di vino e spumanti. Incrementi di prenotazioni fuori casa per le SS.Feste non vuol dire incremento dei consumi di vino. Sbaglia chi assimila le due cose. La teoria è diversa dalla realtà e dalla onestà intellettuale dei dati forniti al pubblico. Non si nasce sapienti su tutto anche se si è ricevuta una carica o si è stati assegnati a un ruolo istituzionale. Oggi nel consumo a tavola e fuori casa – visto i prezzi aumentati – non si può fare di tutta una erba un fascio. E’ bene che dati economici statistici e demografici siano appannaggio di chi studia da anni la materia. 
 
 

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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
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