Dal consorzio al distretto, come cambia la pesca

 

Il mondo della pesca è alla vigilia di una profonda riorganizzazione. Se n´è parlato questa mattina alla manifestazione fieristica MSE Seafood&Processing (in
corso a Rimini Fiera fino a martedì 17 febbraio) all´interno di un appuntamento promosso dalla Regione Emilia Romagna dal titolo «La politica della pesca europea. Il
distretto alto Adriatico e i suoi piani di gestione».

«Saluto il successo di questa manifestazione di Rimini Fiera – ha detto Duccio Campagnoli, assessore alle attività produttive dell´Emilia Romagna – ed il piacere di
vederla crescere con la presenza costante degli operatori e delle imprese. Fra queste, quelle protagoniste del progetto Alto Adriatico, che è sfociato nella costituzione di un
marchio che ne riunisce l´attività. Nel quadro dell´esperienza avviata per quanto riguarda il Consorzio Alto Adriatico si innesta il ragionamento che ora porta ad
operare in termini di distretto di pesca e in particolare quello che l´Unione Europea ha denominato Sub Area 17, più estesa scendendo fino al Molise per l´Italia e a
Dubrovnik per la Croazia. Le basi gettate sono solide, la prospettiva è quella di costruire una pesca responsabile, una flotta moderna ed arrivare così ad un equilibrio
nella gestione delle risorse. Oggi ci ritroviamo quindi ad MSE, dove nacque il progetto pilota, per accelerare il piano di gestione del Distretto di Pesca, vista la mole di progetti
svolti e le conoscenze acquisite».

Molto atteso l´intervento di Francesco Saverio Abate, Direttore Generale della Pesca e dell´Acquacoltura al MIPAAF, sulle linee direttrici dell´Italia in merito
alle politiche comunitarie della pesca.

«La Commissione Europea – ha ricordato – sta preparando un nuovo libro verde sulla pesca, che segue un periodo nel quale gli obiettivi e le iniziative intraprese per aumentare le
risorse attraverso la diminuzione dello sforzo di pesca non hanno centrato gli obiettivi immaginati. Il 30% degli stock di specie sono fuori dai limiti biologici di sicurezza e le
imprese di pesca sono in grave difficoltà. Va detto che gli obiettivi sono stati particolarmente disattesi nel Nord Europa. L´Italia ha preparato un piano di gestione
propedeutico alle nuove scelte che dovrà compiere l´Unione Europea, all´interno ci sono obiettivi sulle risorse e sulla gestione delle stesse, con un´ottica a
medio e lungo termine.

Riteniamo che la rottamazione delle licenze sia uno strumento un po´ rozzo, anche possibile, ma da vincolare ad un corretto piano complessivo di gestione. In Italia abbiamo
adottato il fermo biologico temporaneo e lo strumento, rivisitato e meglio coordinato, può dare buoni risultati. L´Italia è anche dell´idea che non possano
essere dominanti i ragionamenti riguardanti la tutela biologica, ma che si debba cercare un corretto equilibrio tenendo conto anche del valore del tessuto socioeconomico che è
coinvolto con l´attività.

Il problema centrale è che a fronte di una diminuzione della flotta, il pescato è rimasto pressoché lo stesso. Significa che quando i pescatori comunitari si
fermano, il loro posto viene preso da altri. A marzo in Tunisia si terrà una sessione della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo e l´Italia chiederà
che le decisioni assunte vincolino tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un altro fronte di lavoro è sull´aggregazione degli attori della filiera. Si sentono
«rumors» sul possibile e drastico taglio dei fondi comunitari destinati alla pesca dal 2013 e ciò va contrastato».

Il Prof. Corrado Piccinetti, dell´Università di Bologna e Direttore del Centro di Biologia Marina di Fano, ha spiegato quanto sia importante analizzare con
attenzione le risorse ittiche, la loro disponibilità e le aree nelle quali vivono e si riproducono, così da avere elementi corretti nella stesura di un Piano di Gestione
per il Distretto di Pesca che dovrà essere attivato.

«Le informazioni vanno condivise, vanno cercate insieme e la partecipazione attiva delle regioni e dei paesi che si affacciano sullo specchio d´acqua è fondamentale.
Il mare Adriatico presenta comunità biologiche diverse e vanno conosciute e coordinate con i sistemi e le abitudini di pesca. Non partiamo da zero, molte informazioni sono
già disponibili. Chiudo con una considerazione: parliamo sempre di ridurre lo sforzo di pesca, ma oggi è possibile mettere in campo un approccio diverso e cioè
tecniche per aumentare le risorse ittiche disponibili».

Aldo Tasselli, Responsabile del Servizio Economia Ittica dell´Emilia Romagna, è entrato nel dettaglio operativo di ciò che si dovrà fare per dar vita e
poi gestire il distretto di pesca, che deve essere pronto entro maggio 2010, mentre Mario Richieri, Responsabile dell´Unità di Progetto Caccia e Pesca della Regione Veneto,
ha illustrato i progetti Eco Sea, E Comp e Initia.

Al convegno erano presenti anche altri esponenti delle regioni italiane coinvolte: Marina Bortotto, dirigente pesca del Friuli Venezia Giulia e Marialuisa Coppola, Assessore alla
Pesca e Acquacoltura della Regione Veneto.

«E´ molto importante – ha sottolineato Coppola – questo lavoro comune, così come incontrarsi e capire che i tanti attori della filiera ittica parlano un linguaggio
comune. Credo sia necessario ora procedere ad alleanze strategiche con altri mondi, quello dell´ambiente, del turismo e dei trasporti ad esempio, affinché la pesca non
rimanga isolata. Entro due mesi organizzeremo in Veneto una due giorni di lavoro per accelerare il nostro cammino. Vi inviteremo tutti i soggetti portatori di interessi sul tema e
cercheremo, in fretta, di arrivare a risultati concreti».

COLPO D´OCCHIO SU MSE 2009

Organizzazione: Rimini Fiera SpA – DBC
Periodicità: annuale
Ingresso: riservato agli operatori
Orari: 9.30-18.00
MSE gode del patrocinio di: Regione Emilia-Romagna, Federcoopesca, Federpesca, Unci Pesca, Agci Pesca, Api, Legapesca, Assoittica, Federop, O.I. Filiera Ittica, Istituto Italiano
Alimentare Surgelati
Web: www.medseafood.com

 

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