Dai nuovi «carrelli della spesa» la ricetta per la ripresa dell'alimentare

A saper leggere oltre la patina di stagnazione dei consumi e di oggettiva difficoltà che hanno gli italiani con minore capacità di spesa ad arrivare alla fine del mese, esistono
però dei segnali interessanti nei quali può essere cercata, e trovata, la ricetta che può aiutare il settore a confermare il proprio percorso di ripresa.

Non tutti i «carrelli della spesa», infatti sono in flessione: esiste una tendenza alla crescita (del 25% – 30% negli ultimi 4 anni) del carrello dei prodotti «etnici»,
«salute», «pronti» e una buona tenuta di quello «lusso».

Funziona soprattutto tutto ciò che evoca il binomio vincente qualità&servizio.
Anche sotto l’impulso di un target «dinamico» e in continua crescita come quello dei single. Ma la sorpresa più grande, in fatto di nuovi consumatori, arriva dai 3 milioni di
stranieri residenti nel nostro Paese, che scopriamo ottimi clienti della GDO e convinti sostenitori dei prodotti alimentari di marca.

Se il consuntivo d’anno e l’andamento dei primi mesi del 2008 rivelano un fenomeno di flessione dei consumi, inclusi quelli alimentari, a fronte di una minore capacità di spesa da parte
degli italiani, risulta interessante capire quali sono invece i settori più dinamici che sembrano reggere meglio all’impatto e al confronto con la crisi generalizzata di mercato.
Ad oggi chi risente di più di una dinamica dei prezzi che dopo molti anni ritornano a crescere più dell’inflazione, è il 50% degli italiani che avendo una capacità
di spesa medio-bassa genera circa il 36% dei consumi. Il rimanente 64% del mercato alimentare, facendo riferimento a target con maggiore capacità di spesa, risente meno di dinamiche di
contrazione dei consumi e si comporta, semmai, cambiando e rivedendo le proprie abitudini d’acquisto.
I cambiamenti significativi riguardano dunque piuttosto le tipologie di beni acquistati, rilevando una certa tendenza del consumatore più «forte» a privilegiare i prodotti
che rispondono a un’esigenza diffusa di qualità&servizio.

CONSUMI: ECCO I «CARRELLI DELLA SPESA» EMERGENTI
Le ultime tendenze relative ai consumi alimentari nella GDO si riassumono in 4 tipologie di «carrello della spesa» che vanno per la maggiore: il «carrello pronto», che
comprende tutto ciò che aiuta il consumatore a risparmiare tempo senza sacrificare il gusto; il «carrello salute», dove dominano i prodotti dietetici, quelli arricchiti di
nutrienti o vitamine, ma anche la pasta integrale, il tè verde, le crusche ecc; il «carrello lusso», caratterizzato da piccoli sfizi come il caffè in cialde, vini
pregiati, aceto balsamico ecc?; per finire con il «carrello etnico», dove troviamo tutto ciò che profuma di esotismo e cucine del mondo.
Il carrello più dinamico risulta essere quello etnico ( 36% in 4 anni), seguito dal carrello salute ( 33%), tallonati dal carrello pronto ( 30%) e da quello lusso ( 25%).

Se guardiamo ai primi 10 prodotti con le migliori performance all’interno della GDO (giugno 2007 su giugno 2006), troviamo alimenti che rispondono proprio alla nuova tipologia di consumatore
moderno: le specialità surgelate già pronte ( 27,3% in un anno), le merendine fresche ( 15,8%), i dessert pronti ( 13,1%), i gelati ( 12,9%), i piatti pronti freschi (10,6%), gli
yogurt ( 9,7%), i prodotti dietetici ( 7,7%), la birra ( 6,7%) l’olio di oliva ( 6,3%) e i salumi ( 4,8%).

Anche sul medio periodo – dal 2003 al 2006 – vediamo performance eccezionali soprattutto da parte degli elaborati pronti da cucinare ( 131%), delle basi dolci e salate ( 90%) dei sughi e
condimenti pronti freschi ( 26,8%), della pasta all’uovo fresca (38,5%), della pasta di semola fresca ( 41,8%), pasta ripiena fresca ( 19,2%) e degli gnocchi ( 11,8%)
Notevoli anche i risultati da parte della gastronomia fresca ( 46,4%), dei salumi, soprattutto in busta ( 36,4%), dei derivati del latte ( 23,8%), degli snack salati ( 18,9%), dei piatti pronti
freschi ( 14,4%), dei prodotti da forno, cereali e biscotti per la prima colazione (13,9%), dei surgelati ( 13,7%), dei cibi per l’infanzia ( 11,5%), dei dolci da ricorrenza ( 11,3%) e dei
prodotti dolci in genere (9,7%).

Se dai prodotti passiamo ai target dei nuovi consumatori, ci accorgiamo che dietro al successo di un certo tipo di alimenti c’è la loro capacità di rispondere ai bisogni dei circa
9 milioni di consumatori, tra single e immigrati, che risultano avere un peso crescente nell’evoluzione e nella crescita dei consumi alimentari nel nostro Paese.

SINGLE: ALLA RICERCA DEL BINOMIO QUALITÀ&SERVIZIO
Si fa presto a dire single. Oramai all’interno di questo target crescente di consumatori «dinamici» – parliamo di 6 milioni di persone/famiglie, pari al 26% del totale – esiste una
serie di differenze e sfumature che diventa inevitabile studiare se si vuole comprendere il loro peso, oggi e domani, nell’evoluzione dei consumi, anche alimentari, nel nostro Paese.
Oggi, in Italia, i single rappresentano il 12,4% della popolazione adulta italiana. In 30 anni la loro crescita, esponenziale, è stata dunque di circa il 300%.
Quattro single su 10 sono uomini, di conseguenza la maggioranza, 6 su 10, sono donne.
Il 37% dei single è celibe o nubile, il 18% risulta separato e il 44% è vedovo/a. Un single su 4 (26,7%) ha meno di 45 anni , uno su 5 (1 milione e 300 mila persone) ha tra i 45 e
64 anni. Un po’ più della metà (circa 3 milioni) sono invece over 65: e qui la presenza delle donne (65,5% contro 28,7%) è davvero schiacciante.

Per cibo e bevande chi vive da solo spende circa 3.600 euro l’anno: pari a 300 euro al mese (contro i 225 euro di chi vive in coppia e i 150-170 euro di chi vive in famiglie di 4 o 3 persone).
Questo, ovviamente, in media. Ma come abbiamo visto all’interno della categoria dei single esistono almeno tre sottocategorie: i più giovani (under 35) spendono in cibo e bevande 290
euro; le persone di età compresa tra i 35 e i 64 anni arrivano invece a circa 315 euro (16,3% di 1929 euro), mentre gli anziani, destinano al cibo più o meno la stessa cifra dei
single più giovani (290 euro).

Dando un’occhiata alla loro borsa della spesa ci accorgiamo che i circa 300 euro al mese spesi per i generi alimentari consumati in casa (esclusi bar e ristoranti) sono così ripartiti:
la maggior voce di spesa è relativa alla carne (63 euro), seguono la frutta e verdura (59 euro), pane e cereali (inclusi prodotti per la prima colazione), che pesano nell’economia per 50
euro al mese, e latte, formaggi e uova (40 euro).
Ancora più nello specifico, i single risultano grandi consumatori di cibi pronti e surgelati, prediligendo le confezioni monodose (fonte di risparmio anche perché consentono di
evitare sprechi).
Dati confermati, a livello nazionale, da recenti stime della Coldiretti riferite ai consumi delle verdure di Quarta gamma (già pronte in confezione), che oramai coprono il 7,9% dei
consumi totali di ortaggi freschi e non a caso sono state inserite nel paniere Istat.
Soprattutto sotto la spinta della fedeltà dei single, nel 2007 questi prodotti hanno raggiunto i 40 milioni di chilogrammi l’anno, per un fatturato di 350 milioni di euro, registrando un
4,2% rispetto al 2006, mentre cala (-2,6%) il consumo di verdura non confezionata.

Sempre all’insegna della filosofia che occorre risparmiare tempo mentre c’è disponibilità a investire in prodotti che coniugano qualità & servizio, i single sostengono
e accompagnano il successo di una serie di prodotti in ascesa nel paniere dei consumi alimentari degli italiani: tutti i piatti pronti (in particolare i primi monoporzione) che si possono
riscaldare al microonde, i sughi monoporzione, i salumi già affettati in vaschetta (ora arrivano sul mercato anche i pack da 50 grammi di salame per il panino o lo snack del single), gli
yogurt in confezione singola, i prodotti salutari (biscotti a basso contenuto di grassi, cereali per la prima colazione ecc?), affettati di tacchino in vaschetta a basso contenuto di grassi,
confezioni da appena 50 grammi di formaggio grattugiato (per la pasta espressa), i cubetti di pancetta, cotto e speck, utili per inventarsi un primo veloce in 5 minuti, le confezioni da 2 o 4
uova, la macedonia pronta, il pesce fresco da 100 grammi per una cena raffinata, da single, le confezioni di carpaccio con rucola monodose, gli spiedini pronti a cuocere per il barbeque con gli
amici?

IMMIGRATI: ATTENTI ALLA MARCA E FEDELI ALLA GDO
Gli stranieri regolarizzati residenti in Italia sono circa 3 milioni. Con una crescita annua di circa 300/400 mila unità. Che significa, detto in un altro modo: 300/400 mila nuovi
consumatori l’anno. In soli 4 anni il numero degli immigrati che vivono nel nostro Paese è letteralmente raddoppiato, passando da 1,5 milioni agli attuali 2,9 milioni. Parliamo del 5%
della popolazione complessiva del nostro Paese
L’età media degli stranieri residenti in Italia è molto bassa: 35 anni. Si tratta spesso di single. Se il 38% del totale lavora come operaio, portinaio, colf/badante, manovale,
esiste una fascia, neppure troppo esigua (parliamo del 14%) di persone che lavorano come artigiani, commercianti, liberi professionisti, dirigenti o imprenditori.

La spesa media procapite ammonta a circa 280 euro al mese, ma si arriva anche (circa il 20% del totale) a 400 e addirittura a 800 euro a testa. Insomma, si tratta di consumatori
«adulti» a tutti gli effetti, che anche in campo alimentare si comportano ricalcando abitudini ed esigenze dei nostri connazionali. A partire dalla preferenza per la GDO e dalla
fedeltà alla marca.

Gli acquisti alimentari, con un occhio al salutismo e uno alla tradizione mediterranea, coprono soprattutto, in ordine di frequenza di consumo, 3 gruppi principali di alimenti. Nel primo (80%
circa di penetrazione) figurano riso, latte, pasta e caffè. Nel secondo – intorno al 70% di penetrazione – troviamo tonno in scatola, bibite gassate e biscotti. Nell’ultimo – 40/50% di
penetrazione – merendine, snack, surgelati, birra, sughi pronti e cereali per la prima colazione. Solo quando acquistano il cous cous abbandonano l’italianità e fanno riferimento a
marche del loro Paese di provenienza?
Un «carrello» che mette insieme un misto di tradizionale, pronto, salutista ed etnico, in perfetta sintonia con le tendenze in atto nella GDO. Il 76% frequenta ristoranti e
pizzerie, in genere una volta al mese ma anche (15% dei casi) tutte le settimane.

Un ultimi dato per riflettere sulla rilevanza di questo target per la crescita dei consumi, anche alimentari, nel nostro Paese. Nel 2006 si è registrato un incremento complessivo dei
consumi pari a 37 miliardi di euro. Di questi ben 7 miliardi di euro hanno fatto capo agli acquisti dei 380 mila nuovi consumatori – la quasi totalità costituita da immigrati – arrivati
sul mercato e 2 miliardi di euro ai nuovi turisti in transito nel nostro Paese.
Il che significa che un quarto dell’incremento complessivo dei consumi su base annua è stato reso possibile facendo riferimento alla capacità di spesa dei cittadini stranieri,
residenti in Italia o turisti.

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