Sei famiglie su dieci cambiano le abitudini a tavola

La Cia rileva che durante il 2007 c’è stato un radicale mutamento dei menù, per l’alimentazione ogni nucleo familiare ha speso, in media, 460 euro al mese, in picchiata gli
acquisti di pane, pasta, frutta, verdure e vino, «prodotti principe» della dieta mediterranea, in calo anche le carni bovine e suini, bene il pollame e l’olio extravergine
d’oliva.

Nel 2007 sei famiglie su dieci, praticamente più del 50 per cento, hanno cambiato le abitudini alimentari soprattutto a causa dei rincari che si sono registrati nei prezzi, anche di
prodotti di prima necessità come il pane, la pasta e il latte. A ridurre di più i consumi sono stati gli anziani. Non solo. Rispetto a dieci anni fa la spesa alimentare, che oggi
si avvicina ad un quinto del reddito familiare, è cresciuta del 28 per cento. Ogni famiglia, in media, spende per l’alimentazione circa 460 euro al mese. E’ quanto sostiene la
Cia-Confederazione italiana agricoltori.

A subire le conseguenze più eclatanti di questo cambio di menù da parte delle famiglie -avverte la Cia- sono stati proprio i prodotti della cosiddetta «dieta
mediterranea» che, a causa dei rincari, comincia a mostrare segni di crisi. Nei piatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta, frutta, verdure e vino. Sta di
fatto che l’anno scorso gli acquisti domestici per gli alimentari da parte delle famiglie sono scesi, in quantità, intorno all’1 per cento rispetto al 2006.

Nel 2007, comunque, proprio i «prodotti principe» della dieta mediterranea hanno avuto una netta flessione. Gli acquisti domestici di pane -come risulta anche dai dati
Ismea-ACNielsen- hanno registrato un calo del 6,2 per cento, quelli di pasta del 2,6 per cento, di frutta del 2,5 per cento, di verdure del 4,2 per cento, di vino dell’4,6 per cento. Ma il calo
ha contagiato anche altre «voci» della nostra alimentazione: le carni bovine sono diminuite del 3,8 per cento, quelle suine dell’ 1,1 per cento, il, i formaggi dello 0,5 per cento,
l’olio di semi del 5,6 per cento. Pochi -sottolinea la Cia- gli alimenti che hanno avuto una controtendenza positiva e riguardano la carne di pollo con un più 3,8 per cento, le uova con
un più 4,2 per cento, lo yogurt con una crescita intorno al 4 per cento, l’olio extravergine d’oliva con un incremento dell’1,6 per cento (mentre quello d’oliva è sceso dell’1,8
per cento) e del latte fresco dello 0,5 per cento.

Su tale mutamento ha, quindi, inciso in maniera determinante l’impennata dei prezzi. Gli aumenti record di pane (che oggi registrano un aumento tendenziale del 13,1 per cento), pasta
(più 18,6 per cento), latte (più 10,8 per cento), carne (3,7 per cento). frutta (più 8,,3 per cento) e verdure (più 6,8 per cento) hanno avuto un effetto negativo
nella spesa alimentare degli italiani che, tuttavia, risulta ancora al secondo posto (18,8 per cento) su quella totale, preceduta solo dall’abitazione (circa 26 per cento).

Insomma, i prodotti agro-alimentari che hanno risentito in maniera significativa della maggiore attenzione del consumatore a contenere e razionalizzare gli acquisti sono quelli cosiddetti di
base, vale a dire, quei prodotti radicati nella tradizione italiana, ma caratterizzati da livelli saturi di consumo. Al contrario, il consumatore esprime una domanda più dinamica nei
confronti di quei prodotti che, oltre a soddisfare il bisogno alimentare, presentano delle componenti aggiuntive che determinano la preferenza da parte dell’acquirente. Ci si riferisce, in
particolare, ai prodotti ad alto valore salutistico, a quelli con elevato contenuto di servizio.

Con riferimento ai prodotti tipici la situazione degli acquisti non è molto incoraggiante, poiché, in primo luogo, tali prodotti -sostiene la Cia- sono caratterizzati da rincari
che vedono il consumatore poco propenso, a parte pochissime eccezioni, a pagare un sovrapprezzo per un prodotto con marchio Dop o Igp: è, infatti, sempre più evidente il divario
tra la domanda ed un’offerta che stenta a percepire i cambiamenti in atto. Non meno incisivo sui comportamenti del consumatore è la maggiore attenzione alla natura ed all’ambiente, che
rende più diffusa la domanda di prodotti biologici e, più in generale, di quelli sinonimo di naturalità/salubrità.

La spesa alimentare risulta così ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per
cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffè, the.

La percentuale di coloro che hanno ridotto le spese per l’alimentazione si trova principalmente nelle fasce di età superiori ai 55 anni (con picchi elevati soprattutto negli over
settanta) e in quelle con redditi bassi.

La cautela dei consumatori ha interessato un pò tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei
discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali.

Oltre ai problemi economici e ai rincari che hanno caratterizzato molti prodotti alimentari, uno dei fattori che ha condizionato la spesa alimentare degli italiani -rileva la Cia- è la
sicurezza e la genuinità dei cibi. Tale aspetto incide in maniera preponderante sulla classe di reddito tra i 1400 e i 2000 euro al mese.

Così gli acquisti domestici degli alimentari nel 2007
(var. % su 2006)

Pane

-6,2%

Pasta

-2,6%

Vino

-4,6%

Verdure

-4,2%

Frutta

-2,5%

Ortaggi IV e V gamma

4,2%

Olio extravergine

1,5%

Uova

4,2%

Pollo

3,8%

Carni bovine

-3,8%

Carni suine

-4,7%

Latte fresco

0,5%

Formaggi

0,1%

Yogurt

4,8%

Burro

-3,6%

Olio di semi

-5,6%

Elaborazione Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea/ACNielsen

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