«Da export e nuovi stili di consumo segnali di ripresa per il 2008»

Lo dimostrano i dati economici, presentati a Parma in occasione dell’Assemblea annuale di Federalimentare a Cibus. Rallentano i consumi, è stabile la produzione ma cresce l’export ( 7%):
un dato positivo che rappresenta il traino del settore alimentare verso la ripresa.

Diverse le richieste di Federalimentare al nuovo governo: sicurezza e politica alimentare unica per tutti i cittadini, approvvigionamenti di materie prime agricole sicuri in termini
quantitativi e qualitativi, semplificazione e razionalizzazione normativa in materia alimentare. E poi ricerca ed innovazione e promozione all’estero dell’agroalimentare italiano, per ribadire
ancora una volta l’eccellenza del made in Italy in tutto il mondo.

Un anno difficile, al quale il settore alimentare ha saputo rispondere con una reazione d’orgoglio. L’industria alimentare italiana – che a Parma, nel contesto di Cibus 2008, ha tenuto la sua
Assemblea Pubblica – si conferma infatti secondo comparto manifatturiero nazionale con 113 miliardi di euro di fatturato, 6.500 aziende sopra i 9 addetti, 400.000 occupati e ben 18 miliardi di
euro di export.
Questo a dispetto di una situazione economica difficile, che ha determinato una serie di conseguenze negative per il comparto (vedi scheda economica allegata): la flessione dell’1,5% dei
consumi, l’aumento dei prezzi alimentari alla produzione ( 9,8%) e al consumo ( 5%) e una sostanziale stabilità della produzione.
«Ma il comparto – ha spiegato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Federalimentare, nella sua relazione di avvio dei lavori dell’Assemblea – ha saputo rispondere in modo positivo alle
difficoltà mantenendo un passo espansivo sostenuto dall’export, che ha segnato un incremento del 7%, prossimo a quello dell’anno precedente ( 7,1%). L’incidenza del fatturato export su
quello complessivo del settore ha toccato il 16%, guadagnando più di mezzo punto rispetto all’anno precedente. Si può cominciare a dire che il raggiungimento dell’incidenza media
comunitaria del 18% non è poi così lontano. Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto nell’arco del prossimo quinquennio».

Anche in presenza della forte stagnazione del mercato alimentare interno, il settore ha mostrato alcuni spunti interessanti che Auricchio ha voluto sottolineare ricordando che si sono imposti
sul mercato alcuni prodotti «innovativi» come gli «ortaggi di IV e V gamma», con un aumento in quantità del 2,2%, gli «ortaggi surgelati», con un
1,7%, i «sostituti del pane», col 3,5%, gli «yogurt e dessert», col 3,8%. Dall’altro, sono andati in controtendenza rispetto alla generalizzata flessione dei consumi,
alcuni prodotti «classici», come l’olio extravergine di oliva, che ha segnato un 1,8% e come i vini Doc, Docg e Igt, che sono riusciti a tenere in Italia e crescere
all’estero.
«Frutto anche della dinamicità di due target di consumatori emergenti – ha ricordato Giandomenico Auricchio – come i single e gli immigrati (vedi scheda allegata), che hanno
sostenuto i 4 carrelli di spesa con maggiori performance di crescita negli ultimi mesi: 25%-30% in 4 anni. Parliamo dei carrelli dei prodotti pronti, etnici, salutistici e di lusso».

«ORIENTARE LE SCELTE NAZIONALI VERSO POLITICHE GLOBALI»
«I forti cambiamenti indotti dall’evoluzione della nuova PAC – ha affermato Auricchio – hanno determinato lo smantellamento della produzione in comparti strategici. La comunicazione CE
sullo stato di salute della PAC e i regolamenti che ne seguiranno, devono confrontarsi con i recenti cambiamenti di scenario, dal rialzo di prezzi delle materie prime agricole, alla
scarsità delle scorte mondiali, all’antagonistica espansione delle colture bioenergetiche.» Partendo da queste premesse Auricchio ha affermato che, come principale acquirenti di
prodotti agricoli nazionale, «Federalimentare è interessata ad un incremento della produzione agricola e per questo accogliamo con favore anche la previsione di venir meno
dell’obbligo del set-aside ».
Per quanto riguarda le misure di comparto, Federalimentare ritiene che la proposta di disattivare l’intervento per i cereali debba essere valutata con grande prudenza, prevedendo l’adozione di
misure complementari, finalizzate a ricostituire le scorte strategiche.
Mentre sulle quote latte Auriccchio ha ribadito che «è necessario lavorare per ottenere un sistema più flessibile ed orientato al mercato, riconoscendo ai diversi Paesi
aumenti di quota differenziati e proporzionali al loro specifico fabbisogno, compensando le minori produzioni di alcuni Paesi con l’eccesso di quota di altri.»

POLTICHE AMBIENTALI E SICUREZZA ALIMENTARE: ECCO LE PROPOSTE DI FEDERALIMENTARE
Nel corso dell’assemblea annuale di Federalimentare è stato dedicato spazio ai temi ambientali. «Siamo convinti – ha affermato Auricchio – che le politiche ambientali per l’impresa
debbano essere responsabilmente pensate e attuate nel pieno rispetto dei tre pilastri – ambientale, sociale ed economico – sui quali si basa il concetto di sviluppo sostenibile. In tal senso,
un valido esempio è rappresentato dall’impegno profuso dall’industria alimentare italiana nelle politiche di prevenzione e gestione dei rifiuti da imballaggio, sia mediante lo sviluppo
di nuove tecnologie volte alla riduzione in peso e volume del packaging, sia mediante la partecipazione e il contributo attivo delle nostre imprese al CONAI, ai primi posti in Europa tra i
sistemi di raccolta, riciclo e recupero degli imballaggi, in termini di efficienza dei risultati raggiunti e congruità dei costi sostenuti. La Federazione ha assunto anche la
responsabilità di condividere con Confindustria la Presidenza 2008-2010 di questo organismo».

«La sicurezza alimentare, che vede i prodotti italiani al vertice della classifica mondiale – ha poi ribadito Auricchio – è un pre-requisito e una priorità assoluta per
l’Industria alimentare nazionale, che dedica a tale obiettivo più del 2,5% del suo fatturato, quasi 3 miliardi di euro.» Ma ciò non basta a Federalimentare che – anche
rispondendo a una sensibilità crescente dei consumatori – ritiene «necessario rendere ancora più sicuro il sistema mediante un miglior coordinamento degli interventi e delle
competenze delle autorità locali e nazionali, garantendo una maggiore comunicazione tra gli organismi coinvolti nonché l’unicità, l’efficacia e la trasparenza delle
attività di controllo, per prevenire la confusione e il disorientamento determinati dalle recenti emergenze alimentari – più o meno presunte – a danno dei consumatori e degli
operatori del settore alimentare.»

Sempre in tema di sicurezza alimentare Federalimentare afferma di «non poter e non dover ignorare l’acceso dibattito sull’impiego in agricoltura e alimentazione di organismi geneticamente
modificati. Come maggiori utilizzatori della produzione agricola nazionale, ma anche grandi importatori da Paesi Terzi di materie prime delle quali l’Italia è strutturalmente
deficitaria, confermiamo il nostro impegno a tutela della trasparenza e del rispetto delle sensibilità e della libertà di scelta dei consumatori, ma lasciando libera la ricerca
anche in campo aperto.»

LA POLITICA DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE VERSO IL CONSUMATORE
Dall’assemblea annuale del settore è emerso altrettanto alto l’impegno dell’Industria alimentare nel dare risposte concrete alle nuove sensibilità del consumatore.
In tema di obesità e stili di vita Auricchio ha ricordato con soddisfazione il percorso che ha portato il sistema associativo di Federalimentare a consolidare sempre di più la
collaborazione con il Ministero della Salute che ha visto la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa, lo scorso maggio, nell’ambito del Piano di azione «Guadagnare salute» e,
successivamente, a promuovere la «Piattaforma nazionale su dieta, attività fisica e salute» lanciata a fine anno.
«Inoltre nel quadro del nostro impegno per una corretta informazione del consumatore – ha ribadito il Presidente della Federalimentare – «accogliamo con favore l’idea di
disciplinare la materia in maniera uniforme, attraverso un nuovo regolamento comunitario: solo parlando lo stesso linguaggio e operando in pari condizioni di competitività, possiamo far
valere l’eccellenza dell’agroalimentare italiano all’interno nell’Unione europea.»

«Allo stesso tempo – continua Auricchio – esprimiamo tuttavia una forte preoccupazione in relazione a quelle parti della norma che mostrano un’abdicazione del legislatore comunitario a
favore di quello nazionale, sia riguardo alle informazioni obbligatorie, sia a quelle facoltative. Siamo contrari al principio di co-regolazione tra UE e Paesi membri. Il consumatore deve
venire titolato di identici diritti d’informazione, gli operatori dei corrispondenti e identici doveri. Le medesime informazioni devono applicarsi a tutti i prodotti destinati al consumatore
finale all’interno del Mercato unico, siano essi preconfezionati all’origine ovvero confezionati sul punto vendita o in locali adiacenti ovvero venduti sfusi».

Il rispetto del quadro normativo comunitario deve connotare secondo Federalimentare anche gli aspetti collegati alle indicazioni in etichetta dell’origine delle materie prime.
«L’industria alimentare italiana, produttrice, ma anche utilizzatrice di prodotti a denominazione protetta, – dichiara Auricchio – attribuisce grande rilievo alla tutela e valorizzazione
dell’origine delle produzioni agroalimentari e sostiene con forza l’applicazione della disciplina comunitaria armonizzata a tutela delle tipicità alimentari basata sul sistema delle DOP,
IGP e delle STG, delle quali l’Italia vanta il primato e per il cui riconoscimento l’Europa si è battuta e continuerà a battersi – anche su spinta del nostro Governo – in sede
WTO.»

«In tale contesto – ha poi proseguito Auricchio – fermo restando la facoltà per gli operatori di definire norme tecniche settoriali volontarie dirette a valorizzare alcune
produzioni nazionali sulla base di intese di filiera, non possiamo che ribadire la nostra contrarietà ad una norma nazionale volta ad introdurre l’obbligo generalizzato di indicazione
dell’origine della materia prima in etichetta.»

LE RICHIESTE DI FEDERALIMENTARE AL GOVERNO PER RILANCIARE IL SETTORE
Nel corso dell’assemblea annuale di Federalimentare Giandomenico Auricchio ha esposto le principali richieste che l’associazione presenta al nuovo Governo.
«La spinta al federalismo non deve compromettere l’esigenza di avere un’unica sicurezza alimentare ed un’unica politica alimentare e nutrizionale per tutti i cittadini, nonché una
regia centrale delle attività di promozione all’estero e di politica comunitaria. La legislazione concorrente sulle materie di cui all’art. 117 rappresenta un’area eccessivamente estesa
e nebulosa, rispetto alla quale è necessario limitare i principi fondamentali in base ai quali le regioni sono chiamate a legiferare».
Auricchio è passato poi a parlare della responsabilità individuale e della libertà d’impresa che per Federalimentare devono rimanere principi costanti dell’azione di
Governo, soprattutto in un periodo in cui paure ed insicurezze spingono alcune realtà nordeuropee a legiferare in materia di consumi, di comunicazione e di comportamenti. «Il
nostro Paese – ha proseguito – deve mantenere alta la bandiera dell’autoregolazione e dell’antiproibizionismo che hanno nel tempo, in particolare nell’alimentare, dimostrato la loro efficacia,
ben maggiore di chi ha praticato per iper-regolazione dei comportamenti e discipline restrittive non condivise dagli operatori e dai cittadini. L’esperienza di Guadagnare Salute va pertanto
proseguita e praticata con costanza, se condivisa e volontaria»

Federalimentare auspica che il nuovo Governo porti a compimento le iniziative volte alla semplificazione e alla razionalizzazione normativa in materia alimentare, approvando da subito il
necessario percorso di legislazione delegata.
«Ma razionalizzare – afferma Auricchio – significa anche ridurre le inefficienze e ottimizzare le sinergie, agevolando e valorizzando la comunicazione tra i soggetti pubblici titolari di
competenze contigue: la sede e l’organizzazione prescelte per l’Autorità italiana per la sicurezza alimentare, pur nella valorizzazione del tessuto produttivo e scientifico locale, non
possono non vederci perplessi per la centralità di scala nazionale ed europea che l’industria alimentare pretende dagli enti vigilanti. «
«Siamo convinti – prosegue Auricchio che nell’economia della conoscenza la competitività si basi su tre grandi fattori abilitanti: il capitale umano, la ricerca e
l’innovazione»

«Al nuovo Esecutivo – conclude Giandomenico Auricchio – l’auspicio di seguire con attenzione l’industria alimentare italiana, secondo settore manifatturiero a livello nazionale. Le nostre
imprese hanno bisogno di politiche di sviluppo ad esse specificamente riferite. Il fenomeno cui stiamo assistendo presso l’esecutivo europeo, ove la Commissione Impresa finalmente dedica
appositi programmi all’incentivazione della competitività del comparto alimentare, deve riprodursi anche a livello governativo italiano. In tal senso chiediamo con forza un rinnovato
impegno volto a riaffermare la storica e primaria competenza del Ministero dello Sviluppo Economico, anche su temi tecnico-commerciali quali etichettatura, presentazione e pubblicità
degli alimenti, nonché del Ministero degli Esteri, unitamente al Commercio Estero, per seguire i temi della promozione dei prodotti e delle imprese sui mercati più
promettenti.»

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