Crisi mutui: l’Euribor a 3 mesi vola al 5,24 per cento dal 2,40% del 2005

By Redazione

Il tasso interbancario in euro a tre mesi, al quale è legato la quasi totalità dei mutui indicizzati, nel 2005 era fissato al 2,40 per cento, con il tasso di riferimento
BCE, che nel dicembre di quell’anno fu portato al 2,25 per cento dal 2 % precedente, con chiare e convergenti indicazioni di un aumento del costo del denaro.

Nel periodo 2004-2005, quando tutte le previsioni economiche convergevano sull’imminenza di aumenti dei tassi di riferimento BCE, le banche italiane, invece di proporre tassi
fissi i più bassi in assoluto storicamente praticati in Italia a carico di mutuatari che si dovevano indebitare per venti-trenta anni, imposero tassi fissi legati
all’euribor ad oltre il 90% dei richiedenti, anche perché, o lo sconsigliavano perché più alto di uno 0,40-0,50%, o non erogavano affatto mutui a tasso fisso
per non assumersi il rischio dei futuri aumenti. 

Con il tasso interbancario in euro (Euribor) trimestrale volato oggi al 5,24% (dal precedente 5,14%), maggiorato di uno spread (guadagno della banca) che si aggira attorno
all’1,20- 1,40%,diventa più difficile per 3,2 milioni di famiglie già in affanno e super indebitate anche con la cessione del quinto dello stipendio o altri 3-4
piccoli prestiti con le finanziarie,poter restituire le rate dei mutui, aumentate dal dicembre 2005 di ben 75 euro al mese,su ogni prestito di 100.000 euro.

L’aggravio annuo di 900 euro, che si è tramutato in una stangata di ben 2.700 euro, tra la fine del 2005 ed il settembre 2008, con gravissimo danno per i redditi decurtati
dall’inflazione, porterà moltissime famiglie ad accettare la convenzione capestro Abi-Ministero dell’Economia, alibi alla violazione della legge Bersani su surroga e
portabilità dei mutui, che oltre ad allungare i mutui fino ad ottanta anni, porterà enormi vantaggi al “sistema bancario”, grato al ministro Tremonti per
l’ennesimo capolavoro contrario agli interessi economici dei consumatori.

Per arginare il crack di un decennio di finanza allegra e di laute stock option per i manager, che creavano montagne di denaro dal nulla mediante la spericolata crescita degli strumenti
derivati, ritenere che basti un piano di 700 miliardi di dollari varato dal Governo americano e dal segretario del Tesoro Paulson, per arginare un buco di 700.000 miliardi di dollari,
solo per gli OTC (Over The Counter), è come svuotare il mare con un cucchiaio: occorre ripensare un nuovo ordine monetario, una nuova Bretton Woods.

Perchè Paulson, che in un lungo braccio di ferro con il Congresso ha chiesto ed ottenuto, inginocchiandosi davanti allo speaker democratico del congresso Nancy Pelosi, carta
bianca per distribuire 700 miliardi di dollari al mondo finanziario, è lo stesso che ha lavorato per 32 anni alla Goldman Sachs e ne è stato presidente per sei anni,
proprio nel periodo in cui le banche di investimento americane si inventavano gli incomprensibili strumenti finanziari che hanno affossato l’economia mondiale ed i cui costi sono
già stati addossati a risparmiatori e contribuenti.

Adusbef – Federconsumatori

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