Addio filetto, benvenuto pollo. La crisi cambia la dieta degli italiani
24 Maggio 2012
Riducendo i soldi a disposizione, la crisi modifica la spesa alimentare degli italiani. I cittadini sono così costretti a lasciar da parte prodotti una volta usuali, scegliendo vie
alternative.
A descrivere il fenomeno i macellai, riuniti a Verona per il Salone internazionale Eurocarne.
Come spiega Luigi Bortolazzi, macellaio e presidente di Federcarni Veneto, la prima vittima è la carne bovina, sopratutto nei tagli più costosi. Infatti, “C’é ancora gente
che compra il filetto ovvio, ma nella maggior parte dei casi il suo consumo è confinato alle occasioni speciali”.
Tradotto in numeri, dati Ismea, negli ultimi 10 anni la richiesta di carne bovina è calata dell’8%, sì allora passati dai 24,9 chilogrammi pro capite del 2008 ai 23,1 chilogrammi
del 2011. A causare la caduta, in primis l’aumento dei prezzi, che ha spinto verso alimenti diversi: al primo posto i formaggi (+15%), poi la carne di maiale (+7%) e quella avicola (+3%).
Il consumatore tipo è quindi una persona con limitate disponibilità economiche, come un pensionato od un giovane, desideroso di qualità ma di prezzo limitato. Ecco allora
il ritorno della carne “povera”, una volta snobbata, come il piccione, il coniglio, il quinto quarto o le frattaglie.
Non va però dimenticato il consumatore di fretta, colui che ha poco tempo da dedicare alla preparazione del cibo, e che vuole perciò prodotti pronti all’uso.
In entrambe le situazioni, conclude Bortolazzi, diventa cruciale la figura del macellaio, consigliere e curatore dell’alimento. Da non trascurare il peso dell’industria, che può favorire
il processo tramite forme più funzionali di confezionamento.
Matteo Clerici





