Crisi economica, con il decreto “salva banche”, 79.380 euro del debito pubblico sono a carico delle famiglie

Crisi economica, con il decreto “salva banche”, 79.380 euro del debito pubblico sono a carico delle famiglie

 

L’enorme massa del debito pubblico italiano, il terzo più alto del mondo,che ha raggiunto il record ad agosto di 1.667,2 miliardi di euro dai 1.654,7 di luglio, 28.741 euro
sulle spalle di ogni cittadino, neonati compresi, o se si preferisce 79.380 euro di gravame su ogni famiglia,è destinato ad aumentare, invece che diminuire.

Il decreto “salvabanche” varato da un governo, infatti, non ha adottato alcuna misura tangibile per una sua riduzione, quale la vendita di oro e riserve custodite da
Bankitalia, la riforma dello statuto e dell’azionariato della banca centrale, oggi in mano alle banche.

Mentre Barak Obama, non appena vinto le elezioni americane, ha suggerito un sostegno ai redditi delle famiglie fino ai 200mila dollari annui attraverso meccanismi di detassazione, con
maggiori tasse sui redditi superiori ai 250mila dollari, con un piano di 300 miliardi di dollari per aiutare le famiglie e far ripartire l’economia, in Italia il Governo non ha
adottato alcuna tangibile misura a favore delle famiglie con redditi inferiori a 25.000 euro.

Il decreto “salvabanche” del Governo rappresenta una misura premiale a favore di banchieri che hanno frodato almeno 1 milione di risparmiatori,appioppando loro bond bidone
(Parmalat,Cirio, Obbligazioni argentine,polizze tossiche Lehman,ecc.), con la finalità di ricostruire una fiducia tradita,con la speranza che i consumatori possano fidarsi di
quelle stesse banche che non si fidano tra di loro,come dimostra la crescita dei depositi presso la Bce,che a settembre erano pari a 48 miliardi di euro, al 31 ottobre 280 miliardi di
euro.

Le banche preferiscono depositare l’ingente liquidità sul conto della BCE ad un tasso inferiore dell’1,50 per cento rispetto a quanto pagato sul mercato
interbancario,piuttosto che prestarsi i soldi tra di loro e finanziare le imprese,specie le piccole e medie, alle quali vengono richiesti i rientri degli affidamenti,con un preavviso di
24 ore.

Adusbef e Federconsumatori, preoccupate ed allarmate anche per i riassetti previsti alla Cassa Depositi e Prestiti, un polmone finanziario che amministra 100 miliardi di euro
di sudati risparmi di lavoratori e pensionati,che non possono essere messi a rischio con operazioni “creative”, deluse da una legge finanziaria che non offre finanziamenti
alla ricerca,allo sviluppo ed all’innovazione, chiedono provvedimenti fiscali urgenti a favore delle famiglie impoverite, che dopo aver ipotecato i loro futuri salari con plurime
cessioni del quinto dello stipendio,continuano a ricorrere a piccoli prestiti, che dovranno essere restituiti, per sopravvivere.

Adusbef – Federconsumatori

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