Crema di rucola scaduta da otto mesi: risponde l’avvocato

Crema di rucola scaduta da otto mesi: risponde l’avvocato

Merce acquistata al supermercato – in bella vista- scaduta da diversi mesi… è truffa… anche se non ha provocato danni al consumatore…

Ci scrive Emanuele da Roma:

Inizio messaggio inoltrato:

20170325_203322Da: emanuele …….. @hotmail.it>
Oggetto: Volevo segnalarvi cosa mi è successo
Data: 25 marzo 2017 20:43:14 CET
A: “redazione@newsfood.com”

In data 25 marzo 2017 ho acquistato questa crema di rucola, nella fretta non ho controllato la scadenza; una volta a casa ne abbiamo mangiata mezzo barattolo e nel guardare gli ingredienti ho visto questa scadenza 19-7-2016 (vergognosa, e Ancora peggio premeditata dal super mercato pur di non buttarla, perché era in prima fila) ora spero solo che non ci accada niente, perché è veramente scaduta da tanto tempo. Volevo chiedervi a chi mi posso rivolgere per denunciare l’accaduto, anche perché la ragazza al supermercato una volta che le ho comunicato l’accaduto mi ha semplicemente detto che ne potevo prendere un altro… ancora più vergognoso.

20170325_194521Risponde l’Avv. Fabio Squillaci:

Al fine di fornire appagante risposta al lettore appare necessario innanzitutto specificare la differenza esistente tra le locuzioni “termine minimo di conservazione” o “da consumare preferibilmente” e “data di scadenza”:

1.per “termine minimo di conservazione” si fa riferimento alla data fino alla quale, in adeguate condizioni di conservazione, il prodotto conserva le sue proprietà declamate. Si tratta di una delle informazioni obbligatorie ai sensi dell’art. 9 del Regolamento UE n. 1169/2011, e che deve essere espressa con la formula “da consumarsi preferibilmente entro il” o “entro fine”, a seconda che, rispettivamente, venga indicato il giorno preciso ovvero un intervallo di tempo.

20170325_2033112. per “data di scadenza” si intende la data entro la quale il prodotto deve essere consumato e di solito viene espressa con la formula “da consumarsi entro”, alla quale fa seguito l’indicazione della data.

L’art. 24 del Regolamento UE n. 1169/2011 prevede che la locuzione “data di scadenza” riguarda prodotti alimentari molto deperibili che, se consumati in modo intempestivo potrebbero ingenerare un pericolo per la salute. Trascorsa la data di scadenza, l’alimento è considerato “a rischio” e, ai sensi dell’art.14 del medesimo regolamento, non può essere commercializzato.

La disciplina degli alimenti con termine minimo di conservazione ormai decorso, risulta invece più problematica, perchè, in assenza di norme positive, ha dato luogo a differenti interpretazioni. Secondo un primo orientamento giurisprudenziale, che si ritiene ormai superato, l’immissione in vendita di alimenti oltre il termine minimo di conservazione integra il reato di cui all’art. 5, lett. b), l. n. 283/1962. Tale orientamento identifica lo stato in cui versa l’alimento, una volta spirato il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, nello “stato di cattiva conservazione” di cui all’art. 5, lett. b), l. n. 283/1962. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (SS.UU., 4 gennaio 1996, n. 790), superando il precedente orientamento giurisprudenziale, hanno quindi negato l’equiparazione tra alimento “scaduto” e alimento “in cattivo stato di conservazione”, precisando che la stessa era basata sull’errata presunzione che gli alimenti si deteriorano automaticamente per il solo fatto del superamento del “termine di scadenza”. Pertanto, non vi è un divieto di vendere tali alimenti dopo la scadenza del “termine minimo di conservazione”, come, diversamente, è invece previsto per la “data di scadenza” dall’art. 10bis) d.lgs. n. 109/92.

Secondo altra impostazione ricorre, peraltro, nel caso di superamento della data di conservazione, l’illecito amministrativo previsto dal d.lgs 109/92, art. 10 bis, comma 5 secondo il quale: “E’ vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.” ed art. 18, comma 2: “La violazione delle disposizioni degli artt. 3, 10-bis e 14 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro milleseicento a euro novemilacinquecento.”. Anche questa tesi può essere revocata in dubbio posto che dalla lettera della legge si fa espresso riferimento al concetto di scadenza e non al “termine di preferibile cosumazione”. L’indicazione dell’avverbio “preferibilmente” risulta pertanto un paravento avverso le contestazioni perchè non preclude la possibilità di vendere prodotti fuori tempo massimo di consumo.

Nel caso presentato però, nonostante sarebbe sostenibile l’idea di una scadenza ormai certa dell’alimento, visti i tempi dilatati, si potrebbe però avanzare l’idea di una truffa contrattuale da parte del supermercato, denunciando l’accaduto agli organi di pubblica sicurezza. Secondo la giurisprudenza  si ha truffa contrattuale allorchè l’agente pone in essere artifici e raggiri al momento della conclusione del negozio giuridico, traendo in inganno il soggetto passivo che viene indotto a prestare un consenso che altrimenti non sarebbe stato dato. Nel caso di acquisto di prodotti in supermercato è evidente che la compravendita non si sarebbe perfezionata nel caso in cui l’utente avrebbe accertato la scadenza, ed è però altrettanto evidente che il loro posizionamento sugli scaffali può essere sintomo di una volontaria induzione in errore.

Avv. Fabio Squillaci
per Newsfood.com

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avv-fabio-squillacijpgCHI E’ FABIO SQUILLACI

Fabio Squillaci è avvocato, specializzato in Professioni Legali ed allievo del Corso Galli in Napoli. Ha svolto con profitto lo stage ex art. 73 D.L. 69/2013 affiancando un giudice penale presso il Tribunale di Cosenza.
Da sempre amante delle interazioni tra il diritto e le altre scienze, ha collaborato in diverse attività di ricerca. In qualità di cultore della materia collabora con i docenti per lo svolgimento di attività seminariali e di esercitazione, nonché per lo svolgimento degli esami di profitto.
Autore di varie pubblicazioni su Persona e danno, diritto.it, Camminodiritto e Salvis Juribus, Newsfood.com; ha di recente pubblicato la monografia “Il diritto storto”.

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