Cozza di Scardovari, più vicino il riconoscimento DOP

Cozza di Scardovari, più vicino il riconoscimento DOP

L’Italia sta per fregiarsi dell’ennesimo prodotto a Denominazione d’origine Protetta: in base alle indiscrezioni, la cozza di Scardovari è vicina ad ottenere il riconoscimento DOP.

Scardovari è una frazione del Comune di Porto Tolle (Rovigo), in Veneto. Fin dal VIII secolo, i suoi abitanti sfruttano la grande laguna, a metà tra il Po di Tolle e il Po della
Donzella, per allevare un mitile particolare. Da sempre pregiata, la cozza locale ha fatto un salto di qualità nel 1966, quando la grande alluvione modificò le acque della Sacca,
da quel momento culla di frutti di mare a basso contenuto di sodio e dal sapore dolce. Inoltre, spiegano i maestri locali, la cozza ha “Carni particolarmente morbide e fondenti con elevata
palatabilità, dovuta all’elevato contenuto di lipidi totali e, in particolare, di acidi grassi saturi e monoinsaturi”.

Così, orgogliosi del loro lavoro, i miticultori veneti si apprestano a raccogliere l’alloro internazionale.

Appuntamento per il 27 luglio, quando Scardovari sarà teatro della discussione del disciplinare. Per l’occasione, sarà presentato ufficialmente il marchio del prodotto allevato
secondo le regole: un guscio aperto di cozza dentro un cuore stilizzato e la scritta Cozza DOP Scardovari.

Ma già ora la soddisfazione è tanta, e l’aspettativa positiva aumenta. Infatti, spiega Franco Manzato, assessore alla pesca della Regione Veneto: “Per il Veneto sarebbe la prima
denominazione registrata nel settore ittico, la terza in Italia tra le specie acquatiche, ma la prima DOP per un mollusco. Sarebbe un giusto motivo di orgoglio e di merito per gli allevatori di
cozze del nostro Delta, con la possibilità di aprire la strada alla migliore valorizzazione di un prodotto veramente eccellente che arricchisce l’offerta enogastronomica regionale. Io li
chiamo ‘peoci’, alla veneta, e non mi dispiacerebbe che anche la DOP riconoscesse questo nome che identifica il mollusco in tutto l’Adriatico settentrionale e orientale”.

Matteo Clerici

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