Niente banchetto ma sequestro per la carne d’orso. Ora si rischia la multa
5 Luglio 2011
Ultima (?) puntata della vicenda che ha portato della carne d’orso a diventare prima portata principale della festa leghista di Imer (Trento), poi pomo della discordia tra il
partito di Pontida, gli alleati politici e gli ambientalisti.
A scrivere la fine (o almeno provarci) la guardia forestale di Asiago, diretta da Isidoro Furlan, ed i NAS. E’ stata la loro relazione a spingere la Procura di Trento a sequestrare la carne
(adesso in una cella frigorifera Fiera di Primiero) ed aprire un fascicolo.
Secondo i magistrati la merce è di provenienza slovena ma priva del Certificato Cites e del via libera dell’Ufficio veterinario degli adempimenti comunitari e quindi fuorilegge ed
impossibile da consumare.
Nel dettaglio, il reato ipotizzato è la violazione del decreto legislativo 28 del 1993, che impone alla carne dei Paesi UE una serie di certificati. Quindi, ad un analisi prettamente
giuridica si affiancheranno test clinici, tramite cui gli esperti Istituto zooprofilattico delle Venezie per accertare la presenza di trichina cercheranno l’eventuale presenza di trichina ed
altri parassiti.
Comunque sia, gli organizzatori della Lega Nord hanno sei giorni per reperire i documenti necessari: in caso di fallimento, si rischia una multa salata.
Se la legge sta alla finestra, le polemiche non aspettano e divampano feroci, con epicentro in Veneto.
Questa volta, l’attacco di apertura è di Pino Rossi, sindaco di Gallio e supporter della presenza degli orsi sulle montagne del Veneto. Spiega Rossi: “Il banchetto è un’idea dei
trentini, antagonisti nel turismo, per smontare le nostre campagne pubblicitarie caratterizzate dall’orso Dino. Ma noi pensiamo che la presenza di questi animali sia sinonimo di un ambiente
ideale”.
Per il sindaco i veneti sono così favorevoli “Al reintegro di una specie per millenni vissuta qui e tornata a frequentare le nostre montagne dopo un secolo, a conferma di un territorio
che rispetta l’ecosistema. Il banchetto a base di carne di orso si commenta da sé”.
Probabilmente, l’amore per i plantigradi non è privo di risvolti commerciali: l’orso Dino (morto ma non dimenticato) è protagonista di tazze, magliette o poster acquistati sia da
residenti che turisti.
Ma anche nella Regione c’è chi dice no. La corrente di pensiero è rappresentata da Federico Caner, capogruppo del Carroccio in Regione: “Anche a me l’immagine in sé
dell’orso fa tenerezza, ma come leghista sono contrario a reintrodurlo sulle nostre montagne, perché può creare seri problemi alla cittadinanza e ai turisti. Nonostante io
propenda per la tutela di animali e piante, devo segnalare che non è facile la convivenza uomo-plantigrado, quindi la provocazione dei colleghi trentini anche se un po’ forte ha
raggiunto l’obiettivo di far riflettere sul tema. L’iniziativa, che ha lasciato perplesso anche me, ha avuto il merito di sollevare il problema e mi auguro che con tutti i casi seri da trattare
la magistratura non perda tempo e soldi nella vicenda, ma si limiti a un richiamo”.
Matteo Clerici
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