Cosa mangiano i 70.000 studenti delle scuole di Milano?

Cosa mangiano i 70.000 studenti delle scuole di Milano?

Ecco cosa ci racconta Mauro Colombo:
Molte parole (e non solo) si spendono per invogliare il consumatore italiano, spesso esterofilo, ad apprezzare e preferire i prodotti alimentari di origine italiana.
Tutti noi sappiamo quanto il comparto agroalimentare nostrano sia ricco di eccellenze che tutti ci invidiano, e a volte è solo la nostra pigrizia che ci impedisce, quando entriamo in un
supermercato spesso di fretta o sovrappensiero, di comperare quello che di buono l’Italia sa produrre.

Lungi dall’invocare un’autarchia che a nessuno gioverebbe, quello che da più parti  si auspica è che il consumatore sia almeno messo in condizione di sapere se quello che
compra è davvero italiano, libero ovviamente poi di scegliere il prodotto estero se lo trova più conveniente o se vuole assaggiare i sapori d’oltralpe.

Quello che allora suona strano, mentre si chiede al cittadino di fare la sua parte nel privilegiare dove possibile il made in Italy, è vedere che spesso le pubbliche amministrazioni,
costrette ad acquistare attraverso gare d’appalto aperte alla partecipazione di qualsiasi operatore dell’Unione Europea, finiscano con il mortificare tutto questo sforzo, ed anche, lasciatecelo
dire, il nostro orgoglio nazionale.

È questo il caso, sotto gli occhi dell’opinione pubblica milanese, della Milano Ristorazione s.p.a., società del Comune di Milano, che ogni giorno serve il pranzo a 70.000 studenti
milanesi.
Il loro pieghevole informativo, distribuito ai genitori, elenca gli alimenti che vengono utilizzati nelle cucine, indicando il fornitore e il paese di provenienza di ogni singolo prodotto.
Scorrendo la lunga di lista si notano delle storture che fanno sobbalzare.
Vediamo innanzitutto la più eclatante delle scelte: la mozzarella per pizza fornita dalla Nordmilch AG, proveniente dalla Germania.
Ma come, direte, mozzarella tedesca?
Noi italiani compriamo mozzarella teutonica per preparare il più tipico dei piatti del bel Paese?
Sì, non è un refuso, è proprio scritto nero su bianco.
Inutile chiedersi quali ragioni avranno spinto  la Milano Ristorazione ad acquistare da tale fornitore: sicuramente la Nordmilch avrà presentato l’offerta più vantaggiosa, con
buona pace di tutti i produttori di mozzarella italiana.

Altra curiosità: tutto il pesce cucinato e servito è di origine estera.
Che c’è di strano, si tratterà di pesce dei mari del Nord, che noi, pur essendo Paese di mare, non possiamo pescare nelle nostre acque.
Il pesce in questione è però il nasello, o merluzzo che voler si dica, tipico pesce mediterraneo, che però in questo caso viene acquistato (fresco o surgelato) dal Sudafrica,
dal Sudamerica, da Germania e Danimarca. Insomma ovunque, purchè sia fornito da società estere e pescato in mari esteri.
Lo stesso accade per il totano, mollusco comunissimo in Italia, ma che in questo caso proviene dalla Spagna.
Il tonno poi, pesce che regioni quali Calabria, Sardegna e Sicilia hanno inserito tra i propri prodotti agroalimentari tradizionali, arriva da Spagna e Costa d’Avorio.
Anche qui, la gara d’appalto, nel pieno rispetto delle leggi, ha premiato per prezzo finale e caratteristiche, produttori e fornitori esteri, evidentemente in grado di contenere i costi, forse
maggiormente sostenuti dalle politiche nazionali, forse più di quanto non faccia il Governo italiano per il comparto ittico nostrano.

E finiamo con le verdure: surgelate anziché fresche, vediamo arrivare sulla tavola degli studenti delle refezioni milanesi fagiolini, piselli e zucchine rigorosamente di provenienza
belga.
Ed estere sono pure le patate.
È la dura legge delle gare d’appalto: si vede che coltivare l’orto costa meno in Belgio che in Italia.

Ah, dimenticavamo il pollo: cosce e sovracosce direttamente dalla Germania.
Sia ben chiaro, e lo ripetiamo: stiamo parlando di una società a capitale pubblico, che nell’approvvigionarsi deve passare attraverso gare pubbliche nell’ottica di salvaguardare i propri
bilanci, e, indirettamente, i bilanci delle famiglie milanesi.
Le quali però, volenti o nolenti, non potendo scegliere a quale società di refezione affidarsi, dal momento che qui parliamo di una società che in monopolio gestisce le
refezioni milanesi, a volte si sentono un po’ frustrate, quando andando al supermercato coi propri figli, orgogliose indicano che  nel carrello mettono la bottiglia di latte con “mungitura
italiana”, optano per la mozzarella campana, elogiano le fatiche dei pescatori italiani che di notte armeggiano con reti e timoni.
Già, frustrate, perché il loro piccolo sforzo giornaliero spesso anche economico (la tentazione di comprare spendendo meno rivolgendoci a prodotti esteri a volte è forte)
è vanificato dalle scelte, improntate al ribasso imposto per legge, delle Pubbliche amministrazioni, con buona pace del nostro Ministro, che indefesso continua a battersi per la
salvaguardia del prodotto agroalimentare italiano,  inventandosi addirittura il McItaly di McDonald’s.

Marco Colombo per Newsfood.com

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