Cortina D’Ampezzo: dove volano gli avvoltoi

Cortina D’Ampezzo: dove volano gli avvoltoi

Data: 17 agosto 2013 12:32:14 
Da: Tommaso Vesentini ………….(addetto stampa Sindaco in esilio di Cortina d’Ampezzo)
Oggetto: A CORTINA D’AMPEZZO “TRATTATO COME UN MAFIOSO”, IL SINDACO IN ESILIO SCRIVE A NAPOLITANO E DENUNCIA “STA SUCCEDENDO QUALCOSA DI STRANO E GRAVE. SPROPORZIONE EVIDENTE, DEMOCRAZIA
AZZOPPATA” 

(Giuseppe Danielli, Direttore e fondatore di Newsfood.com)

Oggi è il 16 di agosto e apprendo ora quello che sta accadendo a Cortina d’Ampezzo. In pratica ciò che sta succedendo nel nostro Governo.
L’Italia è malata, è moribonda ma con una buona cura tornerebbe vispa e pimpante in poco tempo ma i dottori del tempio non lo permettono: deve restare moribonda per continuare a
sfruttarla, per mantenere schiavi i cittadini e non perdere i mega diritti/benefici ottenuti dalle varie “caste”.

Cosa pretende il Sindaco Andrea Franceschi, di far diventare Cortina un Comune virtuale? Pretende di amministrare le finanze, e i problemi del territorio, come un buon padre di famiglia
affronterebbe i problemi quotidiani del bilancio familiare?
Quello che è costretto a subire il Sindaco Franceschi è di una gravità inaudita. E non si può nemmeno dire che sia ad opera di malavitosi con la lupara.
Le armi tradizionali non si usano più per eliminare un personaggio scomodo; ora si usa la Legge, sì la Legge come arma impropria. E non servono più i “picciotti” ignoranti
pronti a sparare per quattro soldi o per “rendere un favore”.
I mandanti son sempre gli stessi ma i sicari di oggi sono in giacca e cravatta, conoscono l’arte degli azzeccagarbugli e uccidono la vittima con le carte bollate, la rendono inoffensiva e spesso,
essa stessa è poi costretta ad “entrare nel gioco”…per non perire.

Ce la farà Andrea Franceschi a vincere la sua battaglia?
Da solo no, e nemmeno la nostra Italia, ma se ognuno di noi avesse ancora un po’ di dignità e facesse sentire il suo URLO di rabbia, forse Sì.
Giuseppe Danielli

Per scrivere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
https://servizi.quirinale.it/webmail/

Per dare sostegno ad Andrea Franceschi:
Email: info@andreafranceschi.it
Facebook: Andrea Franceschi
Sito: www.andreafranceschi.it

ANDREA FRANCESCHI
Questa è la mia storia: la storia di un sindaco e di un gruppo di persone che, assieme a lui, hanno voluto cambiare le regole, hanno pestato piedi, hanno rotto equilibri e clientele
consolidate. E hanno pagato per questo un prezzo altissimo da un punto di vista lavorativo e personale.

Lettera del Sindaco Andrea Francesci a Napolitano
CORTINA D’AMPEZZO – “Egregio Signor Presidente sto affrontando una vicenda più grande di me e che non riesco neppure a comprendere del tutto. La prego di volgere lo sguardo verso Cortina
d’Ampezzo perché qui sta succedendo qualcosa di strano. Qualcosa che le normali regole della vita democratica faticano, evidentemente , a contenere”. Così si chiude la lettera che
il Sindaco in esilio Andrea Franceschi ha inviato a Giorgio Napolitano, affinché si interessi al caso di “un Sindaco eletto trattato alla stregua di un pericoloso mafioso e questo senza
neppure che un processo abbia iniziato a celebrarsi”. La denuncia del primo cittadino di Cortina d’Ampezzo rimanda alla sua vicenda: accusato da una dipendente comunale non riconfermata
nell’incarico di responsabile dell’ufficio, ha dovuto affrontare 21 giorni di arresti domiciliari e quasi 100 giorni di esilio da Cortina d’Ampezzo. “Sono quattro mesi che mi impediscono di
ricoprire la carica alla quale i miei cittadini mi hanno eletto per la seconda volta e questo senza neppure il sospetto che abbia agito per interesse o vantaggio personale, senza neppure che sia
iniziato il dibattimento e dopo che, fatto gravissimo, veniva a cadere anche il rischio di reiterazione del presunto reato con la convenzione che attribuiva alla Provincia di Belluno il compito
di stendere i bandi per conto del Comune”.
“Io non pretendo di essere innocente” precisa Franceschi. “Io pretendo che mi facciano fare il Sindaco e che mi consentano di avere un giusto processo in tempi rapidi. Ribadisco la
paternità degli atti che mi sono stati contestati: ho veramente scritto al comandante dei vigili affinché mettesse in magazzino l’autovelox, ho veramente suggerito alla funzionaria
che stendeva un bando collegato alla raccolta dei rifiuti di abbassare la cifra che il Comune sarebbe andato a pagare e le ho veramente suggerito di permettere anche alle aziende di fuori di
partecipare modificando un requisito del bando stesso. Per me si tratta di atti che un Sindaco deve poter compiere, perché altrimenti che ci sta a fare? Sarà il processo a dire se
un primo cittadino può influire sul suo territorio o se è solo uno scaldasedie subordinato a funzionari non elettivi.
Ma deve dirlo il processo! Assurda, incomprensibile e sproporzionata la condanna preventiva. Gravissimo che un Sindaco eletto sia esiliato, soprattutto a fronte della leggerezza dell’accusa –
legittimità del comportamento, non arricchimento o malaffare – e dell’incongruenza del teorema accusatorio, secondo il quale avrei favorito l’imprenditore che ha vinto riducendo il
compenso per il vincitore del bando e cercando di far partecipare più aziende possibile”.
“In Italia assistiamo continuamente a casi di delinquenti a piede libero. Chi sparge il sangue non paga, chi truffa non restituisce il maltolto, chi si fa corrompere spesso neppure sparisce dalla
vita pubblica. Io, invece, incensurato, senza processo, con l’evidente supporto dei cittadini che mi conoscono dal vivo e conoscono, anche, da sei anni il mio operato come Sindaco, sono stato
privato della mia libertà e non posso fare il mio lavoro, non posso andare a trovare i miei genitori, non posso partecipare al funerale di un amico perché se metto piede nel
territorio di Cortina mi arrestano e mi chiudono in carcere. C’è una tale sproporzione tra la vicenda e il trattamento da mafioso che devo subire, che io stesso non capisco più cosa
stia succedendo. Una cosa è certa: non è normale quello che mi stanno facendo. A Cortina sta capitando qualcosa di strano ed è per questo che ho scritto a Giorgio
Napolitano”.

 

Egregio Signor Presidente, Gentile Ministro Annamaria Cancellieri, Gentile Piero Fassino – Presidente dell’Anci,
Vi scrivo affinché sappiate cosa sta succedendo a Cortina d’Ampezzo.
Due anni fa, il giorno dopo non essere stata riconfermata nel ruolo di responsabile dell’ufficio lavori pubblici, una dipendente comunale mi accusò di aver interferito nella stesura di un
bando di gara risalente a un anno e mezzo prima.
La Procura di Belluno – come è giusto che fosse – ad inizio 2012 avviò un’inchiesta, mise per sei mesi sotto controllo i telefoni miei e dei miei colleghi, perquisì
abitazioni e uffici comunali.
Il 22 maggio 2012 fummo indagati. Il 24 aprile 2013 – dopo un anno che chiedevo senza esito di essere ascoltato – sono stato arrestato davanti ai miei colleghi Sindaci durante un’assemblea
pubblica. In realtà la Procura aveva chiesto l’arresto anche di due membri delle Giunta. Arresti che, se fossero stati confermati per tutti dal Gip, avrebbero portato al commissariamento
del Comune.
L’accusa è di aver tentato di influenzare un bando sul controllo della raccolta dei rifiuti chiedendo – inascoltato – di abbassare la cifra della gara e togliendo un requisito che limitava
la partecipazione a molte ditte: abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Durante le intercettazioni è, poi, emerso un sms inviato al comandante dei vigili urbani in cui gli intimavo di mettere
via l’autovelox e di dedicarsi alle vere priorità, altrimenti avrei preso provvedimenti: abuso d’ufficio e violenza privata. Non voglio qui dilungarmi oltre sul merito della vicenda, ma
sottolineo con forza che la stessa Accusa ammette che non ho avuto nessun vantaggio diretto o indiretto dai miei comportamenti e quindi non si discute sulla mia onestà.
La domanda che tutti ci facciamo è: un Sindaco eletto può o non può dare indicazioni ai funzionari ? È legittimo per lui suggerire che i parametri del bando vengano
modificati per spendere meno o far partecipare più concorrenti? Può o non può richiamare i vigili urbani quando fanno delle imboscate contro le indicazioni
dell’Amministrazione Comunale democraticamente eletta? La risposta l’avremo nel processo che mi auguro possa iniziare presto, visto che io sto pagando una pena anticipata e certamente
sproporzionata.
Se mi dimettessi tornerei libero immediatamente, ma non lo farò mai. Per principio, perché ho la coscienza a posto e mi considero innocente, perché me lo chiedono i miei
cittadini, perché nella mia vicenda si riconoscono moltissimi amministratori locali. Già molti Sindaci hanno paura, Vi assicuro, di prendere qualsiasi decisione, sapendo che ogni
loro atto, pur preso in assoluta buona fede, é suscettibile di essere sindacato oscillando tra l’abuso d’ufficio e l’omissione in atti d’ufficio. Rischiamo la paralisi, come rischiamo di
rompere l’ultimo anello che lega cittadini e politica a non essersi ancora spezzato.
Dall’esito del processo – quando mai si deciderà a partire – si ricaverà un precedente importante per stabilire se i Sindaci avranno la libertà di influire direttamente sulla
gestione del territorio – per poi rispondere ai cittadini del loro operato – o se, invece, diventeranno figure onorifiche che scaldano la poltrona, con tutto il potere nelle mani dei funzionari
non elettivi.
Quello che voglio qui denunciare è che dopo 21 giorni di arresti domiciliari sono stato mandato in esilio e, al di là degli enormi disagi per la mia vita personale e famigliare, dal
24 aprile non posso esercitare il mio ruolo di Sindaco. Da quattro mesi, un Sindaco democraticamente eletto é stato sospeso ed espulso dal suo paese senza processo. Cacciato dal suo Comune
d’imperio neanche fosse un pericoloso mafioso. Anche ora, che il Comune ha delegato per Convenzione agli uffici della Provincia la stesura dei bandi e che è venuto meno, perciò,
anche il rischio di reiterare il presunto reato – pilastro della misura cautelare – ho visto la mia richiesta di libertà rigettata.
Perché? Non é normale: tanta severità, tanta implacabile durezza, senza processo, senza elementi di una qualche gravità; senza – è la stessa Procura a
riconoscerlo – alcun sospetto di arricchimento o vantaggio personale nel presunto illecito.
Se Vi scrivo, è anche perché sto affrontando una vicenda più grande di me e che non riesco neppure a comprendere del tutto. Io Vi prego di volgere il Vostro sguardo verso
Cortina d’Ampezzo perché qui sta succedendo qualcosa di strano. Qualcosa che le normali regole della vita democratica faticano, evidentemente, a contenere.
RingraziandoVi anticipatamente per l’attenzione che vorrete dedicare a questa vicenda, Vi saluto cordialmente,
Andrea Franceschi – Sindaco eletto di Cortina d’Ampezzo

Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della
società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i
metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]
Art. 8
 
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica
secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]
Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità
con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali
rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Redazione Newsfood.com

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