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Cooperazione internazionale: in piazza gli operatori no profit e la società civile

By Redazione

Musica, giocolieri, palloncini colorati, si è tenuta questa mattina a Roma la manifestazione indetta dagli Stati Generali della Solidarietà e Cooperazione Internazionale, di cui
fa parte anche Legambiente, alla quale hanno preso parte, insieme a padre Alex Zanotelli, gli operatori delle Ong, delle associazioni no profit, i volontari e un’ampia rappresentanza della
società civile.

Obiettivo dell’iniziativa è l’appello che chiede alle istituzioni il rispetto degli impegni del Dpef sulle risorse da destinare alla cooperazione nella finanziaria 2008, e una stretta
sui tempi della riforma della legge attuale (la 49/87).
Alle 18,00 di oggi una delegazione che ha partecipato all’azione dimostrativa verrà ricevuta dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, al quale verrà consegnato l’appello
firmato da migliaia di cittadini.

Attualmente l’Italia destina per l’aiuto pubblico allo sviluppo lo 0,2% del Pil contro uno 0,33% promesso. Gli impegni assunti in seno alla Comunità internazionale ci dicono che dovremo
arrivare allo 0,51% per il 2010 e allo 0,7% al 2015. “Per raggiungere questi obiettivi è necessario per i prossimi anni uno sforzo maggiore. – dichiara Maurizio Gubbiotti, responsabile
del Dipartimento internazionale di Legambiente – Portando gli stanziamenti fino allo 0,33% del Pil già per l’anno 2008. Perché se si mancherà questo obiettivo, sarà
ancora più improbabile raggiungere lo 0,51% nel 2010 e si comprometterà allora anche il risultato collettivo europeo dello 0,56% per lo stesso anno. Ma occorre anche una
qualità diversa degli interventi, ecco perché è auspicabile e urgente una riforma della cooperazione che garantisca una maggiore coerenza tra le politiche e una totale
trasparenza della destinazione degli stanziamenti per l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano”.

La necessità e l’urgenza di un’innovazione legislativa è avvertita da anni da chi lavora nel settore ma i tentativi intrapresi dal Parlamento si sono sempre insabbiati: risale
infatti all’XI legislatura la prima bozza del testo di riforma. La riforma, da maggio alla Commissione Affari Esteri del Senato (dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un
disegno di Legge Delega e la presentazione di varie proposte di leggi parlamentari), se licenziata in tempi rapidi potrebbe interrompere quel pericoloso gap che il mondo della cooperazione
denuncia da tempo: la crescita del divario tra gli impegni assunti dall’Italia e quelli effettivamente onorati con la progressiva erosione delle risorse pubbliche destinate alla cooperazione
internazionale.
La presentazione da parte del governo di un disegno di legge di riforma è un segnale forte dell’interesse delle istituzioni a dare risposta alle esigenze di rendere più efficaci
ed efficienti le attività di cooperazione. Un ddl che ha introdotto alcuni elementi di novità davvero positivi. Il “fondo unico” per esempio, permetterebbe di ricondurre l’uso
delle risorse pubbliche per lo sviluppo a un unico contenitore. L’unitarietà nella gestione dei fondi è tanto più di rilievo se si considera la scelta di rendere
indipendente la gestione operativa con la creazione di un’Agenzia ad hoc, autonoma nell’organizzazione dal ministero degli Affari Esteri, ma con esso coordinata.

Un luogo di coordinamento, è quello che chiedono gli Stati Generali, che garantisca la coerenza degli indirizzi in tema di aiuto pubblico, che operi solo con fondi pubblici
(sottolineando inoltre che nessun fondo privato può essere contabilizzato come APS), e garantisca l’efficienza della gestione delle risorse.
“In sostanza – conclude Gubbiotti – quello che auspichiamo è che si dia continuità a quanto di buono si sta facendo, in linea con l’aumento dei fondi per la cooperazione
già nella scorsa Finanziaria (2007). Speriamo che il ddl approdi rapidamente ad un risultato positivo”.

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