Contrordine: le diete estreme fanno bene (a volte, pure meglio).
15 Giugno 2009
Conoscete le regole della nutrizione: le diete estreme vanno evitate in quanto servono solo a far perdere tono muscolare; appena smettete, riprendete tutto il peso perso.
Tali diete servono solo ad incasinare il metabolismo, vero?
Forse no. Una ricerca della Tuft University, in Massachusetts, afferma come le “diete d’urto” possano funzionare meglio.
A tal proposito Susan Roberts, che in tale università insegna psicologia della nutrizione, afferma che” le diete estreme possono funzionare bene come le diete moderate di lunga
durata; per alcune persone possono anche funzionare meglio”.
Un momento: la dottoressa Roberts distingue tra diete estreme buone e diete estreme cattive.
Quelle buone, che lei difende, non fanno perdere più di 1200 calorie per le donne e 1800 per gli uomini. Spiega la studiosa “Abbiamo studiato due gruppi: uno è stato privato
del 10% , l’altro del 30% delle calorie, ed entrambi hanno mantenuto tale regime per un anno. Alla fine, i risultati erano simili: il gruppo del 30% non ha fatto peggio, nonostante la tabella
di marcia più rigida. Un taglio di calorie moderato può funzionare per persone attente, ma per quelle più sensibili alle lusinghe del cibo risulterebbe controproducente. Un
mangiatore disinibito (termine psicologico che indica quelle persone che mollano facilmente le diete di fronte al cibo)ottiene risultati veramente pessimi con un regime “dolce”.”
S’ è obiettato come, per i soggetti abituati alla ipernutrizione, può essere drammatico tagliare bruscamente, piuttosto che moderare i pasti poco a poco.
Ecco l’argomentazione difensiva della Roberts: “Nonostante il che la dieta dolce sia meglio di quella estrema, a conti fatti ci sono pochissime ricerche che dicano quale delle due sia meglio
nel lungo periodo. Il problema della dieta dolce è che i soggetti sentono di non arrivare a niente e la mollano. La dieta estrema ti tiene interessato e ti fa percepire i progressi
fatti”.
Riabilitazione completa delle diete estreme, allora?
No, o quantomeno non ancora: non tutti gli studiosi sono d’accordo; molti pensano che tali scelte alimentari siano stupidaggini.
Susie Orbach, psicoterapeuta, afferma come “tali diete dipendono dal fallimento; hanno bisogno di fallire, altrimenti non avrebbero dei clienti continui”.
Peter Rowan, medico specializzato nei disordini alimentari del Cygnet hospital di Londra, fa notare il legame tra le diete “tutto e subito” ed i disordini alimentari:“Ci sono prove
che indicano come più è grande la perdita di peso, più è probabile che la dieta inneschi un disordine alimentare”.
Detto questo, Rowan ritiene una dieta salutare quella che fa perdere 9 chili in 8 settimane e comprende 30 minuti di ginnastica quotidiana ed alimentazione ricca di cibi ad alto contenuto
proteico.
Il soggetto può mantenere la linea conquistata se mantiene permanentemente le buone abitudini, alimentari e di vita. Tutto ciò che va oltre è olio di serpente: una truffa,
nel migliore dei casi innocua, più probabilmente dannosa.
Anche il dottor Shahrad Taheri, direttore della clinica sul controllo del peso della Heart of England NHS Foundation Trust non vuole sbilanciarsi: pur concordando sulla
plausibilità di alcune diete estreme (quelle che non superano la perdita di 1200 calorie al giorno ed attuano alcuni accorgimenti protettivi) ricorda come “molti problemi di peso si
manifestano nel corso degli anni, in quanto riflettono un’alimentazione a base di cibi ricchi di calorie combinata con un’attività fisica sempre più ridotta: c’è bisogno di
tempo per sconfiggerli”.
Matteo Clerici





