Consumi alimentari delle famiglie italiane: meno quantità, più spesa. Il caso del pomodoro racconta un Paese che cambia

Consumi alimentari delle famiglie italiane: meno quantità, più spesa. Il caso del pomodoro racconta un Paese che cambia

By Giuseppe

Tra inflazione, differenze territoriali e cambiamenti nei comportamenti d’acquisto, i dati mostrano una realtà diversa dalle semplificazioni. 

Gli italiani comprano meno cibo ma spendono di più. Il pomodoro diventa il simbolo delle contraddizioni del mercato agroalimentare.

Newsfood.com, 9 agosto 2026


NOTA del Direttore


Spendiamo di più ma mangiamo meno (in casa).
Agosto è tradizionalmente il mese delle ferie, ma è anche il momento dei bilanci e proprio in questi giorni tre autorevoli istituti di ricerca hanno pubblicato analisi che confermano una tendenza ormai consolidata: le famiglie acquistano meno prodotti alimentari, ma spendono di più. Una dinamica che merita di essere letta andando oltre i semplici numeri.
Tre recenti studi confermano che nel 2026 i consumi alimentari delle famiglie italiane continuano a rallentare, mentre la spesa cresce. Il caso del pomodoro, con prezzi triplicati in alcune aree del Nord rispetto al Sud, evidenzia squilibri distributivi e interrogativi sul funzionamento della filiera. Un’analisi che invita a riflettere sul rapporto tra economia, politica agricola, inflazione e potere d’acquisto.
Il dibattito continua a concentrarsi quasi esclusivamente sui rincari, mentre il vero dato economico è un altro: il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e i volumi di consumo calano. Il pomodoro è soltanto un esempio di una filiera che meriterebbe maggiore trasparenza. Dal campo allo scaffale qualcosa non torna.
Prima dei ristori servirebbero analisi, concorrenza e politiche capaci di ridurre le distorsioni del mercato.
Giuseppe Danielli


di Giampietro Comolli

Consumi alimentari delle famiglie italiane: meno quantità, più spesa. Il caso del pomodoro racconta un Paese che cambia.
Tra inflazione, differenze territoriali e cambiamenti nei comportamenti d’acquisto, i dati mostrano una realtà diversa dalle semplificazioni: gli italiani comprano meno cibo ma spendono di più. Il pomodoro diventa il simbolo delle contraddizioni del mercato agroalimentare.

Meno consumi, più spesa

Le analisi diffuse nei primi giorni di agosto da istituti di ricerca di Milano, Mestre e Roma evidenziano un ulteriore rallentamento dei consumi alimentari nei mesi di maggio, giugno e luglio 2026.

Le cause sono diverse. Le alte temperature influenzano certamente le abitudini alimentari, ma non spiegano da sole il fenomeno. A incidere è soprattutto il progressivo aumento dei prezzi al consumo.

Il caso del pomodoro è emblematico.

Il mistero del pomodoro

In piena stagione di raccolta, il prezzo del pomodoro fresco può passare da circa 1,60 euro al chilogrammo nel Sud a oltre 5 euro nel Nord, mentre sugli scaffali della grande distribuzione i prezzi tendono spesso ad allinearsi. Un paradosso, se si considera che la maggiore produzione di pomodoro fresco è concentrata in Puglia, la trasformazione interessa soprattutto la Campania e gran parte del concentrato viene realizzata in Emilia-Romagna e Lombardia. Una filiera tutta italiana che continua però a produrre forti differenze di prezzo lungo la distribuzione.

Non solo pomodori

Situazioni analoghe riguardano anche altri prodotti ortofrutticoli, dagli asparagi ai piccoli frutti fino alle albicocche. Carne e pesce, pur mantenendo prezzi elevati, presentano oggi oscillazioni più contenute rispetto ad altri comparti.
Tra gli aumenti più significativi vengono segnalati:

  • uova (+14,1%);
  • latte e derivati (+11,7%);
  • cereali (+11,7%).

Il ruolo delle politiche europee

Anche le politiche europee incidono sulle prospettive del settore agroalimentare. L’obiettivo della progressiva elettrificazione e della transizione energetica rappresenta una sfida importante, ma rimangono aperte molte domande sui costi complessivi, sulla sostenibilità economica e sulla gestione futura delle nuove tecnologie.
Prima ancora delle imprese private dovrebbe essere il settore pubblico a dare l’esempio attraverso investimenti concreti e una pianificazione coerente.

I dati raccontano una realtà diversa

Dal 1991 l’Osservatorio OVSE e CevesUni analizzano l’evoluzione dei consumi agroalimentari.
Secondo i dati Eurostat, Istat e Ismea, nel 2025 la spesa alimentare domestica italiana ha superato 184,8 miliardi di euro, con una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente.
Ogni famiglia ha destinato mediamente tra 440 e 477 euro al mese all’alimentazione.
Negli anni immediatamente successivi alla pandemia la spesa complessiva oscillava tra 170 e 195 miliardi di euro, con incrementi annuali anche superiori al 5%.
Il dato più significativo, tuttavia, è un altro.

Meno quantità nel carrello

Dal 2022 al 2025 la spesa complessiva delle famiglie italiane per alimenti e bevande è aumentata del 26,4%, mentre i volumi acquistati sono diminuiti dell’8,1%.
In altre parole, si compra meno ma si paga di più. Lo stesso fenomeno interessa molti Paesi europei.

In Germania il calo dei consumi alimentari rispetto al 2022 supera il 24%, mentre nel Regno Unito, anche dopo la Brexit, la contrazione dei volumi continua ad essere significativa.

Un’ultima riflessione

Esiste però un dato che merita attenzione. Se da una parte le famiglie acquistano meno alimenti, dall’altra gli sprechi alimentari diminuiscono molto meno: appena il 5%.
Spendiamo di più, acquistiamo meno, ma continuiamo a buttare via troppo cibo.
Forse è proprio da questa contraddizione che dovrebbe partire una riflessione seria sulla politica alimentare, sul funzionamento delle filiere e sulle scelte economiche che riguardano famiglie, imprese e istituzioni.


Box

Numeri chiave su consumi

Indicatore Valore
Spesa alimentare famiglie 2025 oltre 184,8 miliardi €
Crescita della spesa +5,2%
Spesa media mensile per famiglia 440-477 €
Aumento spesa 2022-2025 +26,4%
Riduzione dei volumi acquistati -8,1%
Riduzione spreco alimentare -5%



Giampietro Comolli

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

 

 


Articolo aggiornato al 9 agosto 2026. Gli articoli pubblicati  sono  realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.


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