Confcommercio: la “questione” dei consumi in Italia dal 1970 ad oggi

Confcommercio: la “questione” dei consumi in Italia dal 1970 ad oggi

I modelli di consumo nel nostro Paese sono cambiati radicalmente nel corso degli ultimi 30 anni. Sono oggi più complessi, e anche confusi. Con ciò si intende che non
è più possibile operare una classificazione delle strutture di consumo per gruppi o classi di consumatori sulla base delle sole variabili socio-economico-demografiche.
Questa la “fotografia” dell’Ufficio Studi Confcommercio sullo sviluppo e il cambiamento delle abitudini di spesa delle famiglie italiane. 

Fino agli anni settanta, più o meno, si poteva individuare una struttura prevalente dei consumi che procedeva in una certa direzione con lo sviluppo della fascia di reddito.

Si consolidava una piramide dei consumi che aveva alla base le spese fondamentali e in cima i cosiddetti consumi di lusso (dove per consumi di lusso si potevano identificare intere
categorie e non già prodotti o singole marche). Ma lo sviluppo del reddito negli anni settanta e ottanta, il successivo processo di accumulazione di ricchezza liquida o
immobiliare, la diffusione del credito al consumo e, soprattutto, per gli anni che vanno dal 1990 a oggi, la stagnazione della crescita e l’espansione delle spese obbligate –
affitti, mutui, luce, acqua, gas, carburanti, spese bancarie e assicurative – hanno rimescolato profondamente gli scenari microeconomici. Con il risultato che, se negli anni
‘70 una famiglia aveva una quota di spesa per affitti e spese obbligatorie pari al 24,7% del totale dei suoi consumi, nel triennio 2007-09 questa quota arriva a quasi il 40%.

Il riflesso per il commercio è immeditato: una compressione dei consumi commercializzabili cui non fa da controparte una terziarizzazione apprezzabile della spesa delle famiglie
Coerentemente con le elasticità al reddito, che rivelano i potenziali movimenti dei consumatori nell’ipotesi che essi siano liberi di spendere risorse disponibili
aggiuntive, le aree di spesa complementari alla fruizione di tempo libero, domestico o outdoor, sono cresciute un po’ di più della media dei consumi.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi poi, tende a ridursi nel tempo, in termini reali, la somma delle tre macrofunzioni più importanti – cioè cura del
sé, abitazione e pasti in casa e fuori casa – che dal 75% circa degli anni ‘90 si riduce a poco più del 70% nel triennio 2007-2009. Per converso, cresce la quota
delle rimanenti macrofunzioni – vale a dire tempo libero, vacanze e mobilità – portandosi dal 25% circa degli anni ‘90 a quasi il 30% nel triennio. Per la voce
“vacanze” in particolare, va però fatta una precisazione e cioè che la quota di spesa, in crescita dal 1970 ad oggi, significa che non attraiamo stranieri ad
alta capacità di spesa nel nostro paese e andiamo più all’estero per le vacanze. È evidente quindi che tra queste due principali aggregazioni di consumi
esiste una sensibile differenza di velocità nella crescita, che conduce ad un effetto-sostituzione all’interno dei gruppi e tra i gruppi.

 

 

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