Alimentari, Confcommercio: per ogni euro a noi sono 9 cent

 

Roma – Stop alle notizie secondo le quali i rincari dei prodotti alimentari dipendono dall’aumento dei prezzi applicato dai negozianti: la Confcommercio oggi in una conferenza
stampa ha voluto dire le sue “verità sui prezzi”.

Nel mirino soprattutto le associazioni degli agricoltori, secondo le quali gli aumenti di pane, pasta e altri generi alimentari dipendono soprattutto dal commercio. Confcommercio
definisce “straordinariamente falso” il dato secondo il quale su 1 euro di spesa, 60 cent vanno al commercio e ribadisce che l’utile netto degli imprenditori del commercio al dettaglio
più l’ingrosso è di 9 centesimi.

Questo è il calcolo fatto sui prodotti alimentari non trasformati ma “ad analoghi conteggi si perviene per i beni trasformati” spiega l’ufficio studio dell’organizzazione.

Riferendosi poi ai farm-market, il presidente della Federdistribuzione Paolo Barberini, chiede “un’uguaglianza di condizioni sul mercato sia fiscale che igienico-sanitaria”. “Noi siamo
quelli – ha detto il rappresentante della grande distribuzione organizzata – che non poggiano le cassette a terra, che fanno gli scontrini, che pagano regolarmente dipendenti e
contributi, vogliamo competere con chi rispetta le stesse regole”. Sempre per quanto riguarda i supermercati, Federdistribuzione fa presente che a fronte di rincari dell’ordine del 7%
dei listini prezzi dell’industria, i prezzi al consumo nel periodo gennaio-giugno 2008 sono aumentati del 4,2%. (ANSA)

“Lo studio di Bankitalia sulle imprese all’ingrosso, diffuso a fine agosto, sconfessa quanto sostenuto oggi dal direttore del Centro Studi di Confcommercio sulla crisi dei consumi”. Lo
afferma il capogruppo dell’Udc in commissione Agricoltura della Camera, Giuseppe Ruvolo. “Arrampicarsi sugli specchi in modo così poco corretto sui sussidi al comparto agricolo
con teoremi fantasiosi – aggiunge Ruvolo – è fonte di notevoli perplessità. Nel Bollettino statistico sulle economie regionali della Banca d’Italia veniva infatti
già confermata la netta sofferenza patita dagli agricoltori costretti a subire gli effetti della diminuzione dei prezzi del 3-5% rispetto all’anno scorso”.

“Senso di responsabilità – conclude l’esponente centrista – vorrebbe che si lavorasse seriamente e lealmente per accorciare la filiera e rendere più competitivi i prezzi
sia all’origine che al consumo. La debolezza del sistema nel concentrare l’offerta genera queste forti sperequazioni che danneggiano sia i produttori che i consumatori”. (ANSA).

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