Completata la decodifica del genoma del mais

Completata la decodifica del genoma del mais

Roma – Dai pop corn da sgranocchiare al cinema alla nostrana polenta, passando per gli internazionali corn flakes: la ‘carta di’identita” genetica di questi e molti altri prodotti
alimentari è stata tracciata. Con uno sforzo economico e di lavoro condotto dal Consorzio internazionale ‘progetto genoma mais’, è stata completata la sequenza del genoma del
granturco, un traguardo che apre la strada a molte possibili applicazioni sia in campo agricolo, per aumentare i raccolti, sia nel settore dei biocarburanti.   

Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the
National Academy of Sciences, con svariati articoli sull’argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e
quattro anni di lavoro.   

Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale
e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais.   

Né è emerso un genoma di ben 32.000 geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20.000 su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi
di lettere del genoma umano.   

Già solo le sue dimensioni danno un’idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l’85% del genoma del mais è occupato da ‘geni
grillo’, ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983.
  

Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell’esistenza di numerose varietà.
  Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di
fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare ( contribuendo ad eliminare la fame nel mondo) sia per i biocombustibili.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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