Commercio: gli italiani tornano a bere latte, ma il vero “boom” è degli yogurt

La Cia evidenzia che nel primo trimestre 2008, nonostante il calo complessivo registrato dagli alimentari, l’intero settore lattiero-caseario inverte la tendenza negativa e mette a messo a
segno una crescita in quantità del 3,5 per cento e in valore del 6,7 per cento. Anche nel 2007 gli acquisti avevano avuto un incremento pari allo 0,6 per cento. Restano,
però, le difficoltà per gli allevatori sia sul fronte del prezzo alla stalla che su quello dei costi in continuo e forte aumento.

Latte, formaggi e yogurt in controtendenza. In uno scenario che vede un costante calo dei consumi alimentari, i prodotti lattiero-caseari registrano un aumento delle vendite che nel primo
trimestre 2008, rispetto all’analogo periodo del 2007, hanno segnato incrementi in valore del 6,7 per cento e in quantità del 3,5 per cento. E’ quanto sottolinea la
Cia-Confederazione italiana agricoltori in relazione ai dati Istat sulle vendite al dettaglio.

Il trend di crescita dei consumi di latte, formaggi e yogurt da parte delle famiglie italiane si era riscontrato già lo scorso anno, quando -afferma la Cia- l’intero settore aveva
avuto un incremento in quantità dello 0,9 per cento e in valore del 3,4 per cento. In particolare, le vendite di latte fresco erano cresciute in quantità dello 0,5 per
cento e in valore del 3,4 per cento, mentre quello a lunga conservazione (latte Uht) aveva messo a segno aumenti, rispettivamente, dell’1 per cento e del 4,5 per cento.

Meno accentuata la crescita per i formaggi (più 0,1 e 2,6 per cento), con cali per quelli Dop. Sensibili, invece, gli incrementi per yogurt e dessert (più 3,8 per
cento e più 5,7 per cento). In deciso calo, al contrario, gli acquisti di burro, che sono scesi in quantità del 3,6 per cento.

Il costante aumento dei consumi di latte e dei suoi derivati registrato negli ultimi due anni (2006 e 2007) -rileva la Cia- si contrappone al trend negativo che aveva caratterizzato gli anni
che vanno dal 2000 al 2004, quando il volume degli acquisti domestici era diminuito ad un tasso di variazione medio annuo del meno 2,5 per cento.

Una tendenza che si era confermata anche nel 2004 con un calo di quasi un punto percentuale nei confronti del 2003. E’ stato, quindi, il 2005 cominciare a ribaltare il corso negativo dei
consumi. In quell’anno non è tornato a crescere soltanto il latte fresco, ma anche yogurt e dessert (più 4,6), i formaggi (più 1,3 per cento), mentre per
il latte a lunga conservazione (latte Uht) si era registrata una certa stabilità.

La Cia, tuttavia, sottolinea che gli italiani, con circa 58 litri pro-capite l’anno, non sono di certo grandi consumatori di latte, almeno nel confronto con i francesi e tedeschi (65 litri) e
soprattutto con gli statunitensi (86 litri). La ripresa dei consumi, confermata anche dai dati del primo trimestre 2008, lascia, comunque, intravedere spiragli nuovi positivi, anche se il
mercato lattiero-caseario continua a mostrare problemi e una persistente complessità. In particolare, per quanto concerne la difficile trattativa per il prezzo alla stalla e gli
ostacoli che oggi incontrano gli allevatori, costretti ad affrontare una crescita record dei costi produttivi (a cominciare dai mangimi e dai carburanti). Aumenti che hanno ridotto pesantemente
la redditività delle aziende.

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