Come esportare in Cina prodotti agroalimentari: China Business Incubator

Come esportare in Cina prodotti agroalimentari: China Business Incubator

Se cercate nel Web  “Esportare in Cina”, Google vi darà 105.000 risultati.
Con che criterio gli imprenditori italiani affrontano il mercato cinese? E’ un continente tutto da scoprire, vasto e popolato da quasi due miliardi di persone che in questi ultimi anni si sono
svegliati da un lungo sonno medioevale e, a tappe super-forzate, sta cercando di recuperare il gap consumistico rispetto al mondo occidentale.

Molte sono le aziende italiane che producono in Cina (abbigliamento, tecnologia, elettrodomestici, attezzature varie … in pratica di tutto), molte esportano  il Made in Italy sfruttando
le loro conoscenze in loco.

Siamo invasi dai prodotti agroalimentari cinesi, spesso di dubbia qualità ed anche oggetto di sequestri da parte dei Carabinieri.

Non è altrettanto semplice, per le imprese italiane, portare i nostri prodotti in Cina, nonostante che vi siano migliaia di container che ritornano vuoti nel vasto continente.
La maggior parte dei cinesi non ama particolarmente il cibo italiano ma solo l’1% della popolazione è pari ad un terzo del mercato italiano. Chi cerca il prodotto italiano vuole la
qualità ed ha un buon potere d’acquisto. Cerca : vino, cioccolato, pasta, caffè, olio, biscotti e dolciumi, latte e derivati…

Tutto facile allora!

Non è proprio così. La distanza, la logistica distributiva, i vari passaggi di mano, i pagamenti, devono essere gestiti e monitorati da personale esperto. Da non sottovalutare le
barriere non tariffarie e le diverse abitudini dei compratori. Ma la cosa più importante è entrare con umiltà, rispettare la Cultura locale e far conoscere i nostri prodotti
e le nostre tradizioni, passando per le degustazioni e forse da ciò che ci rende invidiabili: la Moda, il Design, la Cultura e l’Arte, …la Ferrari.

FiereParma, con a capo Antonio Cellie, reduce dal grande successo di CIBUS 2012 e consapevole che oggi l’Ente Fiera deve ampliare i servizi per i propri espositori, ha pensato di dare un
significativo supporto alle aziende italiane interessate ad entrare nel mercato cinese:

Il 13 luglio ha ospitato “China Business Incubator” il primo appuntamento del progetto lanciato per conto del Consorzio Italia del Gusto da GEA, società di consulenza strategica
indipendente che da 46 anni accompagna le imprese italiane nella loro crescita.

Newsfood.com , impegnata all’estero per un servizio, purtroppo non ha potuto essere presente con la sua troupe ma ben volentieri dà ampio risalto all’evento.

(vedi cosa dice in Video 
Mr. Liu Jianjun),
Deputy General Director del China Foreign Trade Center fatta il 12 giugno a Milano in occasione della Conferenza Stampa di presentazione della 112° Fiera di Canton,

 (vedi l’intervista: tre domande a Mr. Liu Jianjun)

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Ecco il comunicato stampa
SUCCESSO A PARMA PER “CHINA BUSINESS INCUBATOR”
L’INIZIATIVA DEDICATA ALL’ALIMENTARE ITALIANO E ALLA CINA
 
(Parma, 13 luglio 2012)  – Si è concluso con grande successo sia in termini di presenze che di business, China Business Incubator, il primo appuntamento del progetto lanciato per
conto del Consorzio Italia del Gusto da GEA, società di consulenza strategica indipendente che da 46 anni accompagna le imprese italiane nella loro crescita.
 
Focus della due giorni di lavoro – che si è svolta presso la Sala dei 300 delle Fiere di Parma, co-organizzatore della manifestazione – il mercato cinese e i rapporti commerciali col
settore alimentare italiano. Le aziende di Italia del Gusto, Consorzio che comprende le più importanti realtà italiane del settore wine&food, hanno incontrato infatti i
principali importatori e distributori dell’area di Shanghai che hanno illustrato le opportunità e le chiavi di accesso al loro mercato, sia in termini di tipologie che  di
presentazione dei prodotti.
 
Per supportare i contatti di business delle aziende, alla manifestazione hanno preso parte attiva Intesa Sanpaolo, il Ministero della Salute, l’ICE Centrale e l’Ufficio di Shanghai, Simest, Sace,
e la Fondazione Italia China.
 
“Le aziende italiane hanno bisogno di molta informazione e formazione per capire il mercato cinese: quello dell’alimentare è un settore complesso, con una cultura diversa dalla nostra e
tradizioni alimentari antiche. Al momento in Cina c’è una presenza diffusa del food&wine italiano, ma è ancora poco estesa per poter essere rilevante”, hanno ricordato in
apertura dei lavori Mario Preve e Alberto Volpe, rispettivamente membro del board e direttore di Italia del Gusto.
 
Il mercato cinese è infatti aperto alle aziende alimentari italiane, ma occorre fare grande attenzione a come si entra in questa realtà complessa. I prodotti italiani più
richiesti sono, nell’ordine, vino, olio, caffè, cioccolato, pasta e formaggio (fonte Metro China) e per proporli ai consumatori cinesi servono piani di fattibilità assai ben
studiati.
Grande conoscenza delle leggi e della cultura cinese e in particolare dell’area dove si vuole investire; partner locali che favoriscano l’approccio alla distribuzione e attività
“educative” per far conoscere i prodotti prima di passare alla vendita, sono le tre fasi più importanti evidenziate dagli importatori.


Oggi le aziende italiane presenti in Cina sono 900 ed il volume d’affari tra Italia e Cina nel 2011 si è attestato a circa 51 miliardi di dollari. Delle 900 aziende presenti sul
mercato, diverse sono del comparto alimentare. “L’export globale dell’alimentare made in Italy vale 33 miliardi di euro – ha ricordato Antonio Cellie, CEO di Fiere di Parma – e circa 3 miliardi
sono fatturati overseas. Di questi, circa un terzo è realizzato in Cina”.
 
L’export del settore wine&food “made in Italy” verso la Cina è cresciuto nell’ultimo anno del 36%, con un fatturato complessivo di oltre 248 milioni di euro. In particolare, il mercato
delle bollicine sembra essere molto attrattivo per i buyers del Paese del Dragone, se consideriamo che lo scorso anno le vendite hanno registrato un incremento del 236%. Naturalmente ai prodotti
italiani vanno applicate etichette esplicative in lingua cinese, ma facendo attenzione a non coprire troppo l’etichetta originale. “Per i cinesi di fascia alta, vino italiano significa lusso,
tradizione, storia e l’etichetta racconta l’impegno antico delle famiglie italiane produttrici di vino”, ha detto Manuel Arce di CWS, società specializzata da anni nella
commercializzazione di vino e liquori in Cina. Nel Paese inoltre c’è ancora molto spazio di crescita per il vino italiano: nonostante il boom dello spumante, il nostro Paese è al
quarto posto nella classifica dell’import cinese, dopo Francia, Australia e Cile. Rimanendo in campo enologico – ma la regola, è stato più volte evidenziato nel corso dei lavori,
vale anche per tutti gli altri prodotti del settore food – le fasi cruciali sono fondamentalmente tre: educational/degustazioni/vendita.
 
Nonostante il successo evidenziato per esempio dalla crescita della vendita dei prodotti vinicoli, a Parma è stato sottolineato come esistono ancora grandissime barriere non tariffarie che
rallentano e in molti casi bloccano le esportazioni di prodotti alimentari “made in Italy” in Cina. Per questo da tutta la platea del China Business Incubator è arrivato un appello
pragmatico ad Ambasciate, Ministeri ed Istituzioni: concentriamoci sull’abolizione delle barriere non tariffarie.
 
Luigi Consiglio, Presidente di Gea, ha evidenziato l’importanza di questa iniziativa per offrire alle imprese gli strumenti necessari e per favorire i contatti con i distributori orientali. “Si
tratta di un modello di ‘fiera al contrario’ dove non sono le aziende a cercare le opportunità commerciali ma sono i distributori e gli importatori per i canali supermercati e
ho.re.ca. ad offrire alle Aziende un supporto per espandere il loro business in Cina. Il tutto con una serie di suggerimenti anche pratici su come impostare ad esempio la comunicazione destinata
a questo mercato e per presentare il prodotto italiano in modo da attrarre i consumatori del Paese”.
 
E proprio sulla presentazione dei prodotti ha insistito Hiufan Tsang, rappresentante di Sinodis, società cinese specializzata nell’import e nella distribuzione alimentare che ha
evidenziato come “servono etichette in cinese, un packaging più in sintonia con la cultura orientale, meglio ancora se realizzato ex novo proprio per questo mercato”. Tsang ha poi
sottolineato come nell’export verso la Cina sia importante la ‘Shelf Life’ dei prodotti, ovvero l’arco temporale della durata del prodotto stesso. Fresco a parte, molte referenze viaggiano
ancora via mare per cui per esempio un prodotto congelato con ‘shelf life’ di sei mesi, ha un tempo reale di vendita sugli scaffali di circa tre settimane.”Ricordatevi – ha aggiunto Tsang –
che finire sugli scaffali dei negozi cinesi non basta, bisogna frequentare il mercato per capire cosa funziona e cosa no, è indispensabile avere persone sul posto che verificano quello che
succede. Da lontano non si può fare nulla”.
 
Cesare Romiti, Presidente della Fondazione Italia Cina, che poche settimane fa ha accompagnato nel viaggio a Pechino il premier Mario Monti, ha evidenziato come “la Cina, con il Pil in crescita,
nonostante la crisi mondiale, continua a rappresentare un’opportunità per il nostro Paese. Ma per entrare in Cina servono preparazione e umiltà”.
Romiti ha inoltre illustrato due importanti progetti che la Fondazione Italia Cina sta portando avanti con il Ministero degli Affari Esteri, 9 regioni italiane e il Governo cinese. Il primo,
denominato “Guangdong Italy Traineeship” si pone come obiettivo il rafforzamento delle relazioni economiche tra le nove regioni partner e la provincia del Guangdong attraverso azioni di
formazione e di traineeship rivolti a dirigenti/manager privati delle regioni italiane e del Guangdong e la realizzazione di momenti pubblici.
Il progetto è rivolto alle imprese e nella selezione dei partecipanti si terrà conto delle filiere di maggior rilievo in termini di opportunità in una prospettiva di incontro
tra offerta di competenze italiane e potenzialità di collaborazione e sviluppo anche commerciale con l’imprenditoria cinese e, più in generale, con la domanda di questo
mercato.
Il secondo progetto, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, prevede la realizzazione di una missione plurisettoriale di imprese della regione che avranno incontri istituzionali e di
business con controparti cinesi, sia a Hong Kong che nella Provincia del Guangdong.
 
Di particolare interesse per i partecipanti al China Business Incubator di Parma, infine lo spaccato sulla cultura cinese presentato da Francesco Boggio Ferraris, direttore della Scuola di
Formazione Permanente della Fondazione Italia Cina. Per avere successo e fare breccia su questo mercato è importante infatti non solo conoscere e adattarsi agli usi e alle consuetudini
locali ma soprattutto avvicinarsi ad una cultura così diversa da quella occidentale cercando di contenere le emozioni e imparando ad ascoltare. Senza avere fretta, perché non
bisogna essere impulsivi per conquistare la fiducia dei consumatori cinesi.
 
 
PER INFORMAZIONI ALLA STAMPA:
 
 
Emanuela Fiore
Consorzio Italia del Gusto
Relazioni Esterne
Tel +39 0521  776678  fax + 39 0521  783487
e-mail: efiore@italiadelgusto.biz
 
 Marco Fanini
Ufficio Stampa Cibus
Tel.: 339 6668750
e-mail: m.fanini@alice.it
 
Ufficio Stampa Gea:
Image Building – tel. 02.89011300 – gea@imagebuilding.it
 

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