Coldiretti: Prezzi, dalle speculazioni su fame bruciati 60 mld in grano

Dall’inizio dell’anno le speculazioni sulla fame hanno bruciato 60 miliardi di euro solo per il grano con il prezzo che si è impennato per poi tornare, con un andamento altalenante,
sui valori iniziali al Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento per il commercio internazionale delle materie prime agricole. E’ quanto emerge da una analisi della
Coldiretti in occasione del Vertice del G8 a Hokkaido in Giappone, nel sottolineare che il grano è il cereale più prodotto e consumato nel mondo dal quale dipende la
sopravvivenza di miliardi di persone con un raccolto mondiale di quasi 600 milioni di tonnellate.

Dall’inizio dell’anno il prezzo del grano ha iniziato ad aumentare per raggiungere il massimo storico di circa 12,50 dollari per bushel all’inizio di marzo per poi continuare con un andamento
altalenante che lo ha riportato oggi quasi al valore iniziale di circa 8,50 dollari per bushel, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del Chicago Board of Trade.

L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è – sottolinea la Coldiretti – fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai
mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime come il petrolio ma anche grano, mais e soia.

Manovre finanziarie sul cibo che hanno aperto le porte alle grandi speculazioni internazionali che stanno “giocando” senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove – precisa la
Coldiretti – hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in molti Paesi.

Per dare stabilità ai mercati occorre investire – continua la Coldiretti – nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche
agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali da orientare al consumo interno per sfamare la popolazione. La crisi alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per
i produttori perche’ questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è piu’ in grado di riprendersi anche in
condizioni positive.

Gli ultimi mesi – conclude la Coldiretti – hanno dimostrato la grande vulnerabilità di un sistema impostato sulla liberalizzazione spinta del mercato che ha favorito una nuova
“colonizzazione” dei paesi piu’ poveri che sono stati indotti dagli alti prezzi ad esportare invece che a soddisfare il crescente fabbisogno interno.

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