Coldiretti: nel 2008 raddoppiano i sequestri e le confische di beni alla mafia

 

L’agriturismo realizzato dal sequestro di una delle case di campagna Totò Riina è solo un esempio dei tanti beni agricoli restituiti alla legalità per effetto
degli accertamenti patrimoniali antimafia effettuati dalla guardia di finanza che nei primi 8 mesi del 2008 hanno portato a sequestri e confische di beni per un valore complessivo di
1,5 miliardi di euro, più del doppio rispetto agli 803 milioni totali del 2007. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che con la crisi finanziaria aumentano i
rischi di investimenti malavitosi nei terreni agricoli che per la tendenza anticiclica rispetto all’andamento dell’economia potrebbero essere piu’ appetibili rispetto agli
investimenti tradizionali.

Nelle campagne – sottolinea la Coldiretti – si assiste al moltiplicarsi di furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma
di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei
confronti dell’Unione europea e caporalato.

Tra i fenomeni preoccupano – continua la Coldiretti – le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli soprattutto, che
danneggiano gli operatori sotto il profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo anomalo i prezzi al consumo. Tali comportamenti, specie quando si
registrano nei mercati in cui si concentra molta della produzione nazionale, causano effetti distorsivi su tutto il mercato nazionale; contribuiscono, in conseguenza dell’aumento
ingiustificato dei prezzi al consumo che da essi deriva, alla diminuzione dei consumi delle produzioni nazionali e alla contrazione delle esportazioni.

Si registra anche – continua la Coldiretti – il ritorno dell’abigeato con il furto di circa 100mila animali da allevamento all’anno, quello dell’usura aggravato dall’andamento
sfavorevole del settore in alcune aree, gli atti di vandalismo collegati ad estorsioni, mentre ha raggiunto dimensioni allarmanti anche la sottrazione di trattori e delle altre
attrezzature agricole spesso con la formula del “cavallo di ritorno” che prevede di dover pagare per farsi restituire il mezzo.

La criminalità organizzata che opera nelle campagne secondo la direzione antimafia ”incide piu’ a fondo nei beni e nella liberta’ delle persone, perche’, a differenza della
criminalita’ urbana, puo’ contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed
attivabili”. Si tratta dunque di lavorare – sottolinea la Coldiretti – per il superamento della situazione di “solitudine” invertendo la tendenza allo smantellamento
dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la
pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell’azione di repressione della criminalità.

Non si può accettare che un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune, sia vittima –
sottolinea la Coldiretti – di inquietanti fenomeni malavitosi e di mafia che umiliano uomini e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini in termini economici e
sanitari. La qualità del Made in Italy – conclude la Coldiretti – dipende dalla qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo.

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