Clonazione, Coldiretti: «55% di no a 'parentiì' pecora Dolly nel piatto»

Una netta maggiorana del 55 per cento ritiene necessario che l’Italia e l’Europa proibiscano sempre la possibilità di vendita di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati
che dopo quasi undici anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, si sono moltiplicati nei diversi continenti. E’ quanto emerge dall’ indagine
descrittiva on line condotta sul sito www.coldiretti.it dalla quale si evidenzia peraltro che per ben il 36 percento dei rispondenti è necessario che l’Italia e l’Europa consentano la
vendita di questi alimenti con una etichettatura obbligatoria che permetta ai consumatori di distinguerli. Solamente l’8 percento ritiene – prosegue la Coldiretti – che la scienza ha dimostrato
che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione, mentre l’1 per cento non in grado di dare una
risposta.

Se da parte dell’Onu viene l’invito alla comunità internazionale a mettersi d’accordo su un’eventuale messa al bando mondiale della clonazione umana, negli Stati Uniti la Food and Drug
Administration (Fda) ha già dato l’autorizzazione alla libera circolazione degli alimenti frutto delle clonazioni che non dovranno essere distinti dagli altri con etichette particolari e
la stessa Commissione europea – riferisce la Coldiretti – “ha chiesto all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e
al Gruppo europeo sull’etica di aggiornare il loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini della semplice ricerca”. La clonazione riguarda già molti
animali da allevamento e, tra l’altro, oltre alle pecore è stata annunciata recentemente la clonazione “stabile” di un maiale per quattro generazioni dal genetista giapponese Hiroshi
Nagashima dell’Università Meiji di Tokyo, mentre sperimentazioni sono state effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche un muflone selvatico.

I risultati dei numerosi sondaggi che hanno dimostrato che i cittadini americani non sono interessati all’acquisto di latte proveniente da animali clonati, ha convinto al momento la Dean Food,
principale industria casearia degli Stati Uniti, a non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate sebbene il verdetto della Food and Drug Administration (Fda) stabilisca che non ci sono
differenze tra mucche, maiali e pecore clonate rispetto agli animali tradizionali. Una decisione che segue quella già espressa da aziende più piccole come Ben & Jerry’s Ice
Cream e Organic Valley, che avevano già scelto di seguire la strada intrapresa dalla società texana, nel timore di andare incontro a un calo delle vendite.

Serve, tuttavia, una adeguata regolamentazione per escludere che – sostiene la Coldiretti – latte, formaggi e carne arrivino inconsapevolmente nel piatto dei cittadini. Si tratta – conclude la
Coldiretti – di un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima
che sia troppo tardi.

Con riferimento alla vendita di carne, latte e formaggi di animali clonati…
● 55% E’ necessario che l’Italia e l’Europa proibiscano sempre questa eventualità
● 36% E’ necessario che l’Italia e l’Europa consentano la vendita di questi alimenti con una etichettatura obbligatoria che consenta ai consumatori di
distinguerli
● 8% E’ necessario che l’Italia e l’Europa consentano la vendita di questi alimenti senza alcun tipo di indicazione specifica poichè la scienza
ha dimostrato che sono perfettamente equivalenti agli altri
● 1% Non sono in grado di dare una risposta

Fonte: Indagine descrittiva on web sul sito www.coldiretti.it

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