Clima: Legambiente al summit mondiale di Poznan, tappa cruciale in vista della conferenza di Copenaghen nel 2009
28 Novembre 2008
Un nuovo accordo globale entro la fine del 2009 per ridurre i gas serra del 25/40% entro il 2020. E poi nuovi limiti per l’ulteriore riduzione delle emissioni dei paesi
industrializzati almeno dell’80 % al 2050, più fondi ai paesi in via di sviluppo per l’adattamento ai cambiamenti del clima e l’accesso alle nuove tecnologie, stop
alla deforestazione e correzione delle distorsioni del mercato delle emissioni. Per l’Italia una strategia complessiva che permetta una volta per tutte di colmare il ritardo
cronico nella riduzione della CO2 e il ripensamento della posizione assunta dal governo sul pacchetto Ue del 20-20-20, che rischia seriamente d’isolare il nostro paese dal resto
del mondo.
Sono i passi obbligati, secondo Legambiente, per impedire che alla scadenza degli accordi di Kyoto nel 2012, venga a mancare un vincolo internazionale che limiti l’aumento dei gas
a effetto serra ed eviti così conseguenze irreversibili per il pianeta.
Un elenco di «mosse salva clima» che l’associazione presenta in un dossier elaborato in vista della Conferenza di Poznan per fare il punto sulla situazione globale,
sul cronico ritardo italiano e sui negoziati che iniziano lunedì prossimo nella città polacca. Un appuntamento cruciale per sciogliere tutti i nodi del nuovo
accordo da siglare a Copenaghen entro la fine del 2009.
La Comunità scientifica, infatti, ha ribadito che la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera, oggi a circa 380 parti per milione (ppm), deve restare sotto le
450 parti per milione (prima della rivoluzione industriale era di circa 280 parti per milione) considerate un punto di non ritorno. Superarle significherebbe provocare un innalzamento
della temperatura media globale superiore ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali e il conseguente collasso degli ecosistemi a cominciare da quelli più sensibili. E anche
l’ultimo rapporto dell’agenzia internazionale dell’energia, (Energy Outlook 2008 IEA) su questo aspetto non lascia spazio a dubbi. Se non verrà presa nessuna
contromisura, i gas a effetto serra cresceranno del 40% di qui al 2030 portando a un innalzamento della temperatura media del globo di 6 gradi centigradi.
«Le opportunità per agire sono molteplici – sostiene Legambiente – ma bisogna agire in fretta. Per diminuire le emissioni serve un impegno concreto da parte di
tutti».
Dal 2000 al 2006, infatti, i 40 stati che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, anziché diminuire, hanno aumentato i gas serra del 2,6 %. Segno che al di là delle
dichiarazioni di intenti la lotta ai cambiamenti climatici è stata presa sul serio solo da pochi. Tra questi sicuramente la Germania, che ha ridotto le proprie emissioni
già del 18% dai livelli del 1990 investendo molto sulle nuove tecnologie e fonti pulite. L’esatto contrario dell’Italia che oltre ad aumentare le proprie emissioni
senza alcuna considerazione dei limiti imposti da Kyoto ( 9,8% dal 1990), vorrebbe assumere oggi il ruolo lasciato vacante dall’amministrazione Bush: quello di paese più
dannoso per il clima.
«Il governo sta usando ogni mezzo per sabotare il processo negoziale sul clima – ha aggiunto Legambiente – a cominciare dal pacchetto energia in discussione a Bruxelles. Ma sulla
scena internazionale rischia di rimanere sempre più isolato. Da Barroso, a Obama, alla stessa Cina, in molti hanno capito che investendo in rinnovabili, efficienza energetica e
nel taglio delle emissioni si possono ottenere notevoli benefici economici oltre che ambientali».
E sulla stessa linea ci sono anche più di 130 grandi società di investimento internazionali con un portafoglio complessivo pari al 10 per cento del PIL globale, che hanno
esortato, nei giorni scorsi, i paesi industrializzati ad approvare un accordo vincolante per tagliare i gas a effetto serra, sostenendo che se non si interverrà rapidamente, gli
impatti sull’economia saranno di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi crisi finanziaria.
Dossier clima
(in allegato il pdf)





