La Cina del Vino, il vino della Cina: urgono nuove strategie

La Cina del Vino, il vino della Cina: urgono nuove strategie

DALLA CINA AL CONSUMO NAZIONALE, OCCORRE RIFARE MOLTI CALCOLI, PRENDERE MOLTE STRADE DIVERSE E SPREMERSI LE MENINGI

CINA. Rispondere a quesiti o parlare del mercato cinese del vino, non è cosa semplice, non è alla portata di tutti, soprattutto per chi si è avvicinato a questo mercato estremo, non solo in senso planetario, da qualche anno, diciamo in concomitanza con il piccolo boom per i vini nostrani di alta qualità e di minor valore-pregio, come la contingente situazione obbliga a massima cautela ovunque.

La Cina è mercato ampio, che assomma le problematiche positive e negative di altri tre Paesi potenziali grandi consumatori soprattutto per il rapporto numero abitanti/litri consumati: India, America del Nord, Russia. Un rapporto quantitativo che sta perdendo sempre più valore di indirizzo.

L’analisi del consumo del vino in questi Paesi ex-non produttori, oggi, dopo 30 anni di un percorso fra il formativo/commerciale/esperenziale/imitativo/guidato, porta con sè fattori e scelte di manifestazione ciclica, parametri di mercato spesso calati dall’alto di matrice pubblica, sviluppo di nuove tendenze, crescita velocissima di imprese e prodotto in assenza di regole, cambi in corsa sui grandi numeri. Inoltre, in Cina, in 10 anni  la produzione interna è quintuplicata, il consumo in aree della costa è decuplicato.

La Francia è stato il primo paese, insieme ad Australia e Nuova Zelanda, seguita da Cile e Argentina, ad affacciarsi al mercato cinese con un approccio strategico di lungo periodo secondo la classica tradizione transalpina. L’Italia, eccetto pochissimi casi di imprese attente, ha avviato contatti significativi dal 2000-2005, ma  in modo differenziato, sparpagliato, occasionale, individuale e diversificato.

Il fatto che nel 2012 ogni 100 bottiglie stappate 35 erano francesi e solo 6 italiane,  la dice lunga. Il motivo dell’attuale andamento mercato-consumo cinese è da ricercare in tutti i fattori-elementi-scelte-parametri-condizioni suddetti partendo da un dato di fatto.
Se la vitivinicoltura cinese continuerà il percorso avviato nel 2005, il paese  sarà autosufficiente a breve se non si amplificano le opportunità a consumatori, a canali, a target, in luoghi interni del paese, fasce sociali secondo un piano strategico ben guidato: certo le grandi città della costa e altre 4 megalopoli interne coprono il 90% dei consumatori disponibili, ma l’approccio deve essere molto cauto e strategico, collettivo con un marchio unico forte perché il mercato cinese è molto complesso, anche per mentalità e condizione, tenendo conto che i canali e luoghi tradizionali sono avviati alla maturazione, con elasticità rigida sui parametri attuali.
E’ da cambiare in senso concreto tutto l’approccio.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento