Mondo del Vino 2014: Vinitaly, tour promo-brand nel Mondo

Mondo del Vino 2014:  Vinitaly, tour promo-brand nel Mondo

Siamo appena tornati da Dusseldorf, abbiamo parlato con il suo Direttore Generale Michael Degen, abbiamo ascoltato vignaioli e professionisti del vino. Cosa sta succedendo? Anche qui il mondo è cambiato e cambierà ancora. Per cercare di vederci più chiaro, per cercare di capire quali sono  le prospettive dei nostri vignaioli, abbiamo chiesto a Giampietro Comolli di farci conoscere il suo pensiero.

Giuseppe Danielli

 

Giampietro Comolli:
<<Non sembra, almeno così appare parlando con gli operatori del mercato alla vigilia di Vinitaly, che vi sia un tremore di animi, un senso di rivoluzione, una tensione di imprese. Eppure la mia sensazione è che qualcosa stia cambiando nel nostro mondo del vino.
Non vediamo il consumo enoico attraverso i numeri di volumi e valori che oggi non hanno più il significato strategico e di programmazione di una volta, ma sono solo un segnale contingente, da governare e gioire con il successo, ma una impresa vitivinicola che deve pensare e sviluppare prodotti secondo una base ampelografica che – se non vuoi fare danni – ti serve per 20-25 anni, altri parametri sono da osservare, capire, studiare, preordinare.

Come Osservatorio abbiamo registrato questo e i tempi di una rivoluzione “dal consumo” è alle porte. Fa piacere pensare che Prowein sente il fiato sul collo Vinitaly, che Vinitaly si propone come brand export-oriented per svolgere una funzione superiore alla mostra-esposizione cercando di promuovere il sistema nell’insieme.
Sicuramente il 2015 sarà un anno bandiera per l’Italia: chiude un semestre di orgoglio e impegno italiano con la presidenza UE, Expo a Milano su un tema che deve vedere il Governo Renzi alla prova delle scelte vitali del Paese e Vinitaly a gestire l’Enoteca Italiana nel Padiglione Italia, Torino e altre città italiane saranno capitali di sport e eventi mondiali, Venezia forse avrà meno acqua alta…. Inorgoglisce vedere come il Mondo Prosecco sia elettrizzante, come colga l’occasione, come veda spazi diversi e innovativi: un esempio viene da l’azienda La Pria dei Colli Berici, dove già nel 1754 veniva imbottigliato il Prosecco spumante; come da un giovane produttore di Valdobbiadene docg  Luca Girardi di Farra di Soligo premiato al Best Alpe Adria Wine, da un marchio-certezza del Cartizze primo in assoluto fra gli stellati JRE e Michelin come quello di Daniele Agostinetto.
Certo biotipi di Glera diversi con un retrogusto più secco, più ancestrale che viene riproposto con successo da 3 luoghi e metodi. Fa piacere e da fiducia vedere che il Moscato di Asti riacquista valore e spazi, che il Brachetto d’Acqui resta un chicca per pochi ma unico, che il Franciacorta prende i tavoli dello Champagne, che il Verdicchio piace sempre di più….

Eppure troppi sono i segnali e gli elementi che annunciano una anticamera rivoluzionaria come ma il calo del consumo interno,  l’etichettatura di vini occasionali, gli scaffali stracolmi di etichette, le importazioni di vini anonimi, i domini web del vino liberi, le etichette delle insegne della distribuzione, i dazi ricalcolati, le accise modificate, i blocchi di vini e alimenti italiani alle dogane, la promozione dei vini europei all’interno dell’Europa, voglie di liberalizzare l’impianti, necessario riordino dei consorzi di tutela per non avere la solita confusione di ruoli, a parola la ricerca di semplificazione, rinuncia alle quote associative delle aziende a tanti organismi collettivi…..

Forse aveva ragione  il Ditirambo di Acanti, ma ha anche ragione la Cavit che si aggiudica il 21° Gran Vinitaly per la forza cooperativa dell’impresa e per la potenza della grande azienda cooperativa della Regione Trentina verso un prodotto e un marchio che è sempre più un simbolo Wine Italy. Va benissimo anche esaltarsi se il 2014 già segnala un incremento di vendite di bottiglie nella Gda italiana nei primi 2 mesi riducendo i dati negativi in volumi già registrati negli ultimi 3 anni.
Ebbene: il valore al consumo di una bottiglia di vino segnala ancora una crescita in un momento di recessione. Ma il consumatore italiano – se vogliamo che continui a bere vino – può sopportare un continuo aumento del prezzo a scaffale? Chi fa i calcoli dice: meno volumi, aumento i prezzi altrimenti la quota scende e l’azionista di riferimento fa saltare qualche testa!!

Il peggio non è alle spalle: si può andare ancora più sotto dei 33 litri procapite annui, contro i 43 di Francia. Il mercato domestico è in crisi per fattori diversificati, ma la soluzione per il vino non è il ricarico allo scaffale.
Giampietro Comolli

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