Cibo, il sentirsi inferiori fa mangiare di più

Cibo, il sentirsi inferiori fa mangiare di più

Cibo e percezioni di sé uniti una volta di più. L’inferiorità sociale, l’inadeguatezza percepita fa mangiare di più.

A mostrarlo, una ricerca della Northwestern University di Chicago, diretta dai dottori Derek Rucker e Adam Galinsky e pubblicata dal ” Journal of Consumer Research”.

Gli studiosi sono stati incuriositi da una tendenza registrata nel settore: con l’avanzare della crisi economica, i consumatori tendevano a mangiare di più e più spesso.

Per definire il fenomeno, gli esperti hanno reclutato diversi volontari, mettendogli di fronte porzioni di cibo. In base all’osservazione, coloro con status sociale inferiore tendevano alle
porzioni più grandi. E, spiegano Rucker e Galinsky, ciò vale anche per i grandi numeri: “L’aumento del consumo di cibo è particolarmente diffuso tra le popolazioni
più vulnerabili, come i consumatori che appartengono ai più bassi status socio-economici”.

Diverse le possibili spiegazioni.

Alcuni tirano in ballo l’istinto di sopravvivenza: la bassa posizione rende incerto il prossimo pasto, quindi meglio caricarsi al massimo nell’immediato.

Per altri, pesa la componente psicologica: il cibo viene cioè visto come manifestazione di potere, successo e realizzazione. Allora, per compensare l’inferiorità sociale, si alza
il livello del piatto.

FONTE: David Dubois, Derek D. Rucker, Adam D. Galinsky. Super Size Me: Product Size as a Signal of Status. Journal of Consumer Research, April 2012 (published online Aug. 17, 2011)

Matteo Clerici

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