I nuovi poveri: ex benestanti e vittime dell’usura

I nuovi poveri: ex benestanti e vittime dell’usura

Ormai le feste stanno finendo, ancora l’Epifania il 6 di gennaio e qualcuno il 13 festeggerà il Capodanno Ortodosso.
Tanti sono quelli che hanno festeggiato alla grande, incuranti delle difficoltà e delle prospettive non certo rosee che ci aspettano.
Se è vero che ogni Italiano ha oltre 30.000 Euro di debito, con che coraggio possiamo fregarcene e continuare a fare la cicala?
Molti sono anche quelli che sono in seria difficoltà a tirare avanti, ad arrivare a fine mese. Questo vale per chi, a fine mese,  può contare su uno stipendio o una pensione
che, per misera che sia, è comunque una boccata d’aria, certa.
Le bollette,  l’affitto ed anche qualche multa, arrivano ormai inesorabili.
E quelli che non hanno questa “fortuna”…mensile? Vivono di espedienti e cercano di sopravvivere in attesa di tempi migliori.

Una volta il povero era colui che aveva pochi mezzi di sostentamento e magari pativa anche la fame ma bastava trovare un lavoretto, un tozzo di pane ed il problema, per quel giorno, era
risolto.
Oggi i nuovi poveri sono di vario tipo.
I classici sono sempre i barboni, quelli che non hanno sostentamenti ma riescono a sopravvivere grazie agli enti di assistenza.
Ma la vera povertà oggi la si riscontra tra i cosiddetti “ex benestanti”, gente che ha perso il lavoro e non riesce a trovarne uno nuovo (e non può godere di alcun ammortizzatore
sociale), dirigenti, professionisti e imprenditori, anche di successo, ai quali la fortuna (buona situazione economica) ha voltato le spalle.
Spesso sono proprio le banche che mettono in gravi difficoltà i loro clienti che, trovandosi in momentanee difficoltà di liquidità, invece di ricevere l’aiuto necessario
subiscono situazioni incresciose, discutibili, anche se “legali”.

A queste persone, per non svendere o  rinunciare ai loro beni, non resta altro da fare che rivolgersi agli usurai. Una trappola mortale.

Cosa può ancora capitare a questi sventurati?
Intanto cercare di restituire un debito che aumenta a ritmi esponenziali, ma senza lasciare trapelare che la propria condizione economica è cambiata, è peggiorata amaramente,
è disastrosa.
Sono pertanto obbligati a ostentare lo stesso tenore di vita, sono costretti a mentire con i familiari e con i fornitori, i clienti, le banche, …
Una moglie (che ha sempre fatto la bella vita) non ti perdonerà mai di essere un fallito! Tanto meno un figlio se non può più ostentare il SUV del papà o il week end
in montagna.

Eccolo il nuovo povero: un gran lavoratore, ex benestante con debiti che non riesce a pagare, un disperato in trappola che non ha possibilità di chiedere aiuto.
Qualcuno riesce a farsi aiutare da un amico ma, quasi sempre, al prezzo di un’amicizia rovinata, anche se restituisci il prestito, anche se riuscissi a risolvere tutti i problemi.
I nuovi ricchi non sono quelli che hanno tanti soldi ma quelli che hanno grandi potenzialità di credito. I nuovi poveri sono al contrario quelli che non hanno più capacità di
poter fare debiti presso gli istituti di credito.
Di questi ultimi si sente parlare ben poche volte. Non possono denunciare la loro condizione.
Se il loro nome entra nell’elenco della fantomatica “Centrale Rischi” di Banca d’Italia, anche se hanno proprietà consistenti, diventano degli “appestati” e non possono accedere ad alcun
prestito, se non a quelli usurai. Sono ormai come un animale ferito, alla mercè di iene ed avvoltoi che si spartiscono i brandelli di carne della vittima: più è grande e
più c’è da mangiare.

A volte però si sente parlare di un imprenditore che si è suicidato perchè travolto dai debiti.
Ma l’assicurazione sulla vita non copre questo genere di “incidenti”.

Chissà perchè, succedono incidenti strani dove un imprenditore, un dirigente, un padre di famiglia si schiantano frontalmente contro un Tir, senza una causa apparente, o muoiono in
altre situazioni di “incidenti inspiegabili”.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

 

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