Cia: Wto, difesa delle indicazioni geografiche, “no” al protezionismo, lotta alle contraffazioni

Alla vigilia della riunione straordinaria del Consiglio europeo per gli Affari generali a Bruxelles per definire la linea Ue nel negoziato commerciale di Ginevra, il presidente della Cia
Giuseppe Politi ribadisce i punti fermi per tutelare le nostre produzioni e i redditi degli agricoltori. Ferma opposizione all’inserimento tra i prodotti tropicali anche di quelli tipici
dell’agricoltura italiana.

Contrastare il protezionismo nascosto; registro multilaterale sulle denominazioni geografiche; difesa del “made in Italy” dalle contraffazioni e dall’uso illegittimo di marchi; origine
territoriale e tracciabilità del prodotto. Sono queste le priorità che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi rilancia alla
vigilia della riunione straordinaria del Consiglio europeo per gli Affari generali e le relazioni esterne dei ministri degli Affari esteri Ue che si tiene domani, a Bruxelles, per definire la
linea negoziale della Commissione europea in previsione degli incontri che si svolgeranno a Ginevra, presso la sede della Wto, a partire da lunedì prossimo 21 luglio.
Priorità essenziali per valorizzare le produzioni del nostro agroalimentare e tutelare i redditi degli agricoltori in una trattativa che si preannuncia difficile e complessa.

“I punti chiave del nuovo documento agricolo del presidente del Comitato negoziale agricolo Wto l’ambasciatore neozelandese Crawford Falconer -aggiunge Politi- mostrano che, sostanzialmente,
non si è tenuto conto delle richieste avanzate in sede comunitaria dal nostro Paese. In particolare, mi riferisco all’assenza di alcun impegno in materia di tutela delle Indicazioni
geografiche e alla presenza, nella lista dei prodotti tropicali, sui quali si chiede una quasi totale liberalizzazione commerciale, di diversi prodotti strategici per l’Italia, tra i quali
arance, limoni, mandarini ed altri agrumi, patate, meloni. Un inserimento al quale ci opponiamo fermamente perchè danneggia le nostre produzioni tipiche”.

“Per il mondo agricolo italiano la difesa multilaterale delle indicazioni d’origine è, una questione di centrale interesse, che -rimarca il presidente della Cia- deve essere
considerata parte integrante del miglioramento dell’accesso al mercato in agricoltura”.

“La posizione del Governo italiano -sottolinea Politi- mostra alcune preoccupazioi sia in materia agricola sia per la mancanza di una contropartita rispetto ai sacrifici imposti alla nostra
agricoltura (in termini di maggiori riduzioni del sostegno interno e di tagli tariffari). Mentre l’ambizione dei paesi emergenti nel conquistare i mercati agricoli europei non è
compensata da una disponibilità ad aprire i propri mercati sul fronte dei prodotti industriali e dei servizi”.

“E tutto ciò -ricorda il presidente della Cia- avviene mentre il Congresso Usa, in conflitto con il presidente Bush, ha approvato alla fine di maggio, il Farm Bill. La legge non
porta alla riforma della politica agricola statunitense, nonostante le ripetute critiche in relazione alla crisi dei mercati agricoli internazionali, e stanzia per i sussidi agricoli in totale
un ammontare pari a 307 miliardi di dollari. Di questi, una quota molto significativa è destinata ai programmi di alimentazione interni. Il 14 per cento del totale (circa 43
miliardi di dollari) sarà destinato ai programmi di sostegno agli agricoltori. Inoltre, 23 miliardi di dollari (8 per cento circa del totale) verranno destinati ai programmi di
copertura assicurativa degli agricoltori”.

“Insomma, se da un lato gli Usa mostrano difficoltà interne, a Ginevra, invece, si trovano -rileva Politi- in una posizione decisamente favorevole, perché non hanno
ancora concesso nulla e conservano ancora intatta la loro posizione negoziale iniziale e potranno ottenere molto in termini di do-ut-des nella parte finale del Round. Al contrario, l’Ue,
guidata dal commissario Mandelson ha ormai concesso tutto in questi anni di negoziato sul fronte agricolo (riduzione di tariffe agricole e sostegno interno, eliminazione delle restituzioni
all’export)”.

“Lo stesso presidente francese Sarkozy si è recentemente espresso in modo molto critico rispetto alla strategia negoziale del Commissario. In realtà, le accuse alla
linea adottata da Mandelson a Ginevra sono ripetute da tempo e non senza ragione. Il sacrificio che si chiede all’agricoltura comunitaria -avverte il presidente della Cia- è alto e
dovrebbe costituire il prezzo da pagare per ottenere vantaggi commerciali per le esportazioni comunitarie dei prodotti industriali che, almeno finora, non sono arrivati”.

Leggi Anche
Scrivi un commento