CIA: Prezzi, il low-cost alimentare non risolve il problema

Secondo il Presidente della Cia, Giuseppe Politi la situazione è critica: buste della spesa con poco “made in Italy”, redditi degli agricoltori in picchiata (-20 per cento dal
2001) e una forbice dei prezzi dal campo alla tavola, diffusamente sopra il 200 per cento.

Sul campo,vendiamo un chilo di carote a 5 centesimi di euro, il latte alla stalla a 42 centesimi e il grano a prezzi appena superiori a quelli del 1995.  Per chiedere ai produttori
italiani di ridurre ulteriormente l’offerta delle materie prime, bisognerebbe almeno proporgli un vero piano di “defiscalizzazione” per le imprese. Così il presidente della
Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi analizza le problematiche del settore e commenta le parole del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia,
contenute in una intervista comparsa oggi su “La Padania”.

La Cia -ha aggiunto il presidente Politi- dal 2004 chiede una legge per il “doppio prezzo” (origine/dettaglio) per i prodotti alimentari, ma i Governi, di fatto, non hanno recepito la proposta.
Questo non è accaduto in altri Paesi, dove è stato possibile creare regole che dissuadono eventuali azioni speculative, e tendono a rendere più
“trasparente”, per i consumatori, la formazione  del prezzo finale.

L’idea del low-cost alimentare -ha proseguito il Presidente- annunciata dal Ministro Zaia non ci è ancora stata illustrata. Si tratta, comunque, di una misura che può
essere discussa e che potrebbe ottenere qualche risultato, però non credo risolva il problema dei prezzi per i consumatori, ne quello del reddito per gli agricoltori. Infatti
-spiega Politi- se balza agli occhi la paurosa forbice del 200 per cento, nella formazione dei prezzi campo-tavola, a noi preoccupa altrettanto la flessione, di oltre il 20 per cento rispetto
al 2001, dei redditi annuali dei produttori italiani. 

Del resto -afferma Politi- il Ministro dimostra, nell’intervista,  di sapere bene dove si annida il difetto nella formazione dei prezzi. Auspichiamo che ora Zaia operi per favorire
dei veri accordi di “filiera corta”, per dare risposte e concretezza alle esigenze che sono tanto dei consumatori quanto dei produttori, tutti fortemente penalizzati dal caro prezzi.

Insisto su questo punto -conclude Politi- perchè siamo sempre più allarmati circa il contenuto della busta della spesa delle famiglie: quanti prodotti “veramente
italiani” ci sono dentro? Temo, veramente pochi.

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