Zaia: “Dieta mediterranea?Aggiorniamo lo slogan: chiamiamola dieta italiana”
6 Agosto 2008
Milano – In una lunga intervista a Vie del Gusto – il mensile di travel & food di cui è direttore editoriale Carlo Cambi – il ministro dell’agricoltura Luca Zaia conferma
che chiederà entro agosto all’Unesco di dichiarare patrimonio dell’umanità la dieta Mediterranea, ma aggiunge: “Quello slogan va cambiato, chiamiamola dieta italiana”.
“In definitiva, – ha affermato il ministro – sostengo la necessità di chiamare “Dieta italiana” ciò che, con un eccesso di pigrizia abbiamo limitato a una sola area
del nostro paese. Il riso forse non appartiene al made in Italy? E il grano saraceno? E i grandi piatti, assolutamente nutrienti e d’altra parte di assoluta leggerezza se ben cucinati, della
tradizione piemontese? E lo squaqquerone romagnolo, figlio di una tradizionale e consolidata esperienza nella lavorazione dei formaggi? Bisogna esaltare i nostri prodotti tipici. I cibi sono
identità . Certo – ha aggiunto Zaia – la candidatura all’Unesco della dieta mediterranea è un’opportunità di sviluppo per tutte le regioni d’Italia. Insieme
a Grecia, Marocco e Spagna stiamo lavorando per affermare il principio di genuinità e di qualità che caratterizza i nostri prodotti. Sono cibi che uniscono storia,
tradizioni e tipicità e che la scienza ha confermato come protagonisti di un’alimentazione che fa bene alla salute e che è alla portata di tutti.”
Il ministro ha poi affrontato il problema del caro prezzi affermando: “Dobbiamo lavorare per accorciare la filiera. Gli agricoltori dicono che non riescono a sbarcare il lunario
perché guadagnano poco, i consumatori hanno il problema di chiudere il bilancio familiare a fine mese perché spendono troppo per mangiare. Il delta sta nelle filiere che
sono troppo lunghe, nella distribuzione, nella mancanza di difesa del prodotto di qualità , nel dumping. Ci sono paesi come la Cina che vendono prodotti sottocosto a scapito della
sicurezza alimentare e una volta disintegrato il mercato locale diventano monopolisti. E’ per questo che dobbiamo ritornare a credere nella territorialità e nella
stagionalità . L’impennata dei prezzi è europea e purtroppo addirittura mondiale. Serve prodotto nazionale, dal latte al riso, al frumento. Possiamo essere sempre
più autosufficienti”.
Sulla dieta mediterranea Vie del Gusto ha anche svolto un sondaggio – che sarà pubblicato sul numero di settembre del mensile in edicola dal 23 agosto – e ha scoperto che il 46 %
degli italiani dichiara di non potersela più permettere (il 26% la trova troppo cara e il 20% cara ma indispensabile). Significativo che la dieta mediterranea non sia considerata
da nessuno un’eredità del passato e sia dunque attualissima e che il 71 % la consideri “sana e gustosa”. Ma incalzati dai continui rincari gli italiani sono costretti a fare delle
rinunce. Dichiarano di aver tagliato drasticamente i consumi di carne e insaccati ( il 54%) e quelli di pesce e verdure (20%) e che non sono disposti a rinunciare alla pasta. Spaghetti & C.
per il 61% dei consumatori sono infatti irrinunciabili.




