Zaia: “Dieta mediterranea?Aggiorniamo lo slogan: chiamiamola dieta italiana”

Milano – In una lunga intervista a Vie del Gusto – il mensile di travel & food di cui è direttore editoriale Carlo Cambi – il ministro dell’agricoltura Luca Zaia conferma
che chiederà entro agosto all’Unesco di dichiarare patrimonio dell’umanità la dieta Mediterranea, ma aggiunge: “Quello slogan va cambiato, chiamiamola dieta italiana”.

“In definitiva, – ha affermato il ministro – sostengo la necessità di chiamare “Dieta italiana” ciò che, con un eccesso di pigrizia abbiamo limitato a una sola area
del nostro paese. Il riso forse non appartiene al made in Italy? E il grano saraceno? E i grandi piatti, assolutamente nutrienti e d’altra parte di assoluta leggerezza se ben cucinati, della
tradizione piemontese? E lo squaqquerone romagnolo, figlio di una tradizionale e consolidata esperienza nella lavorazione dei formaggi? Bisogna esaltare i nostri prodotti tipici. I cibi sono
identità. Certo – ha aggiunto Zaia – la candidatura all’Unesco della dieta mediterranea è un’opportunità di sviluppo per tutte le regioni d’Italia. Insieme
a Grecia, Marocco e Spagna stiamo lavorando per affermare il principio di genuinità e di qualità che caratterizza i nostri prodotti. Sono cibi che uniscono storia,
tradizioni e tipicità e che la scienza ha confermato come protagonisti di un’alimentazione che fa bene alla salute e che è alla portata di tutti.”

Il ministro ha poi affrontato il problema del caro prezzi affermando: “Dobbiamo lavorare per accorciare la filiera. Gli agricoltori dicono che non riescono a sbarcare il lunario
perché guadagnano poco, i consumatori hanno il problema di chiudere il bilancio familiare a fine mese perché spendono troppo per mangiare. Il delta sta nelle filiere che
sono troppo lunghe, nella distribuzione, nella mancanza di difesa del prodotto di qualità, nel dumping. Ci sono paesi come la Cina che vendono prodotti sottocosto a scapito della
sicurezza alimentare e una volta disintegrato il mercato locale diventano monopolisti. E’ per questo che dobbiamo ritornare a credere nella territorialità e nella
stagionalità. L’impennata dei prezzi è europea e purtroppo addirittura mondiale. Serve prodotto nazionale, dal latte al riso, al frumento. Possiamo essere sempre
più autosufficienti”.

Sulla dieta mediterranea Vie del Gusto ha anche svolto un sondaggio – che sarà pubblicato sul numero di settembre del mensile in edicola dal 23 agosto – e ha scoperto che il 46 %
degli italiani dichiara di non potersela più permettere (il 26% la trova troppo cara e il 20% cara ma indispensabile). Significativo che la dieta mediterranea non sia considerata
da nessuno un’eredità del passato e sia dunque attualissima e che il 71 % la consideri “sana e gustosa”. Ma incalzati dai continui rincari gli italiani sono costretti a fare delle
rinunce. Dichiarano di aver tagliato drasticamente i consumi di carne e insaccati ( il 54%) e quelli di pesce e verdure (20%) e che non sono disposti a rinunciare alla pasta. Spaghetti & C.
per il 61% dei consumatori sono infatti irrinunciabili.

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