Cia al G8: Emergenza cibo, è immorale l'aiuto ai biocarburanti

Il presidente della Cia Giuseppe Politi, in occasione del vertice in Giappone, rinnova l’appello per un maggiore e consistente sviluppo dell’agricoltura. Solo così si
può rispondere alla drammatica richiesta di alimentazione di molte zone del mondo. Le coltivazioni “no food” hanno creato pericolosi squilibri sui mercati.

“E’ immorale che si aiutino produzioni agricole destinate esclusivamente per i biocarburanti, mentre nel Pianeta vi sono persone, specialmente bambini, che non hanno nulla da mangiare. Siamo,
pertanto, favorevoli ad un maggiore sviluppo dell’agricoltura che con le sue risorse contribuisca a sfamare intere popolazioni”. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione
italiana agricoltori Giuseppe Politi che, in occasione del G8 in Giappone, rivolge un pressante invito affinché i “Grandi della Terra” affrontino, con un’ottica diversa dal
passato, il grave problema dell’emergenza cibo che contagia zone sempre più vaste del mondo e getta nella disperazione più di un miliardo di persone.

“Da tempo abbiamo espresso il nostro orientamento per l’abolizione degli aiuti per le produzioni agricole ‘no food’. Sarebbe -aggiunge Politi- un passo importante per destinare milioni di
ettari di terra per produrre alimentazione e dare così risposte a chi oggi soffre fame e povertà. Non solo. La diffusione di queste ‘coltivazioni energetiche’ ha
alimentato le spinte speculative sui mercati internazionali dei prodotti agricoli. Da un recente studio emerge, infatti, chiaro che proprio i biocarburanti hanno portato dal 2002 ad un
incremento su scala globale del 75 per cento del prezzo dei beni di prima necessità, come il grano, il riso e il mais”. A tal proposito va ricordato un servizio del “Guardian” che
cita un rapporto della Banca Mondiale nel quale si afferma che la produzione di biocombustibili avrebbe distorto il mercato dei prodotti agricoli sia disincentivando le aziende a coltivare
cereali per uso alimentare, per investire gran parte dei raccolti nei nuovi carburanti, sia innescando una pesante speculazione sul prezzo del grano. I dati parlano di oltre un terzo della
produzione statunitense e circa metà di quella europea di oli vegetali destinate ai biocombustibili. Nel mirino l’etanolo, derivante dai cereali, ma anche i combustibili prodotti
dalla canna da zucchero.

“Attualmente l’Unione europea -afferma Il presidente della Cia- si sta interrogando sui rischi sociali ed ambientali, a medio lungo periodo, connessi alla diffusione dei biocarburanti. Mentre
gli Usa sussidiano con 7 miliardi di dollari l’anno la produzione di etanolo dal mais, l’Unione europea, nei testi legislativi dell’health check, propone di abolire dal 2010 l’aiuto specifico
per le colture energetiche (90 milioni di euro l’anno). Non solo. La Commissione stima che l’obiettivo del 20 per cento di biocarburanti nel 2020 comporti una domanda aggiuntiva di 30 milioni
di tonnellate di materie prime, con un’ulteriore spinta all’aumento dei prezzi. Per questo l’Unione intende incoraggiare i biocarburanti di seconda generazione derivati da sottoprodotti e non
solo da colture dedicate. Condivido questa tesi perché risponde a motivazioni di ordine etico ed è compatibile con le caratteristiche produttive dei nostri
territori”.
Da qui l’appello di Politi perché dal vertice del G8 escano proposte adeguate per sconfiggere il dramma della fame e della povertà e per dare nuovo impulso alle
agricolture dei paesi più poveri, contrastando le speculazioni e tutte quelle iniziative, come i sussidi ai biocarburanti, che alimentano le tensioni sui prodotti alimentari.

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