Cia: Emergenza cibo, sviluppare l'agricoltura nei paesi più poveri

By Redazione

Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime apprezzamento per la Conferenza promossa oggi a Bruxelles dalla Francia in partenariato con la Commissione Ue e il Parlamento europeo nella quale
si affronta il dramma della fame e il ruolo determinante della produzione agricola. Ribadita l’esigenza di eliminare i sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti e la
contrarietà agli Ogm.

“Ogni iniziativa tesa a cercare di risolvere i drammatici problemi posti dalla grave emergenza cibo va accolta con favore e sostenuta al fine di dare risposte valide ai più poveri
e affamati della Terra. La Conferenza promossa a Bruxelles dalla Francia e in partenariato con la Commissione Ue e il Parlamento europeo costituisce, quindi, un appuntamento importante nel
quale fornire opportune indicazioni. E’, però, giunto il momento di procedere con la dovuta concretezza, tramutando al più presto le parole nei fatti”.
Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi sull’incontro di oggi che ha, appunto, per tema “Chi nutrirà
il mondo? Verso agricolture diverse e durevoli, motori di sviluppo”.
“L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -ha aggiunto Politi- con politiche realmente incisive e, soprattutto, con uno sviluppo adeguato e consistente
dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’ tempo di una svolta decisiva. Per questo rinnoviamo le
nostre priorità che abbiamo evidenziato nella seconda Conferenza economica di Lecce: abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti; “no” a politiche
neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm; aiutare con programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture”.

“La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo -ha affermato il presidente della Cia- richiede politiche nuove. Fino ad ora abbiamo assistito ad una crescita consistente di
importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto
dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è
altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione”.

“Oggi -ha rimarcato il presidente della Cia- si è infranta l’antica certezza secondo la quale il mondo produce a sufficienza. Il problema è il protezionismo dei paesi
ricchi e l’iniqua distribuzione delle risorse alimentari. Certo, nell’immediato i paesi ricchi debbono sostenere i programmi di aiuti alimentari della Fao. Nel medio lungo periodo occorre
riporre al centro dell’attenzione, nelle economie industrializzate ed in quelle in sviluppo, il tema dell’agricoltura. È essenziale aumentare la produttività agricola
promuovendo gli investimenti in progetti irrigui ed infrastrutturali e l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato dei fattori, a partire dalla terra”.

“La Fao ha lanciato un piano per offrire assistenza tecnica ai paesi colpiti dall’aumento dei prezzi: i piccoli produttori, questo è l’obiettivo, potranno aumentare le rese se
daremo loro la possibilità di impiegare sementi selezionate, fertilizzanti ed acqua. Di fronte alla difficoltà di mettere a coltura nuova terra, la strada principale
-ha sostenuto Politi- è l’aumento della produttività dell’agricoltura avvalendosi dei margini che in grandi aree del mondo sono tecnicamente possibili. La trappola
della povertà è, principalmente, un fenomeno rurale, legato ad un’agricoltura di sussistenza bloccata dalla spirale perversa di una popolazione in crescita e produzione
alimentare pro-capite in calo o stagnante. Un confronto temporale tra paesi in ritardo di sviluppo mostra che quelli che sono partiti da una resa cerealicola per ettaro più elevata
ed hanno fatto maggiormente ricorso alle moderne tecnologie, tendenzialmente mostrano i tassi più elevati di crescita. Il primo grande rivolgimento economico per l’India fu a
cavallo degli anni sessanta e settanta con la rivoluzione verde che contribuì, infatti, a sottrarre il paese dall’incubo della fame”.

“In sostanza, se è vero che la crisi dei prezzi internazionali è, in parte, frutto di speculazioni e scelte sbagliate, ma soprattutto conseguenza di una strutturale
carenza di materie prime agricole, allora ciò -ha evidenziato il presidente della Cia- richiede una radicale modifica delle politiche economiche. Decenni di prezzi bassi e di
abbondanza alimentare hanno rallentato gli investimenti, hanno favorito scelte tecnologiche sbagliate e non adeguate alle reali necessità delle agricolture, hanno orientato le
risorse a favore dell’industrializzazione e delle aree urbane. L’arretratezza delle agricolture dei paesi in via di sviluppo sono state per molti anni compensate dagli aiuti alimentari e,
soprattutto, dal ricorso alle importazioni finanziate dai proventi delle materie prime non alimentari e dal debito pubblico. Troppo poco si è fatto, non sempre per scelta, ma come
conseguenza dei conflitti locali, per avviare e sostenere la modernizzazione delle agricolture”.

“Nostro auspico è che dal confronto odierno nella Conferenza di Bruxelles -ha concluso Politi- possa venire dall’Ue un fattivo contributo per aprire una pagina nuova in una
battaglia, quella contro la fame e la povertà nel mondo, che deve coinvolgere tutti in un forte impegno solidale”.

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