Cassazione: il licenziamento non richiede formule “sacramentali”, è sufficiente l’annotazione sul libretto di lavoro

Cassazione: il licenziamento non richiede formule “sacramentali”, è sufficiente l’annotazione sul libretto di lavoro

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, con Sentenza n. 6447 del 17 Marzo 2009, avente ad oggetto ” Lavoro subordinato – Licenziamento del dipendente – Modalità operative del
licenziamento – Riconsegna del Libretto del lavoro – Validità”, ha sancito che, nell’ambito delle procedure inerenti il licenziamento, non sussiste per il Datore di lavoro alcun onere di
adottare formule “sacramentali”, e la volontà di eseguire un licenziamento può essere espressa anche in forme indirette purchè siano chiare, trasparenti e raggiungano
correttamente il lavoratore interessato; del resto l’annotazione sul libretto del lavoro della data di cessazione del rapporto di lavoro esprime inequivocabilmente la volontà del datore di
lavoro ad effettuare il licenziamento, e proprio a decorrere da tale data, decorre il termine, a favore del lavoratore, per impugnare il medesimo.
La Suprema corte, avvalora i principi sopra esposti attraverso il richiamo a due precedenti sentenze, ovvero la n. 17652/2007 e la n. 6900/1995.
Nella prima, del 13.08.2007 n. 17652, avente ad oggetto “Lavoro – Lavoro subordinato – Estinzione del rapporto – Licenziamento individuale – Forma – Consegna al lavoratore del libretto di lavoro
con l’indicazione della data di cessazione del rapporto – Manifestazione della volontà di cessazione del rapporto – Configurabilità – Efficacia del recesso”, viene sancito che in
tema di forma scritta del licenziamento quale condizione necessaria a pena di inefficacia, il datore di lavoro non è tenuto ad adottare forme “sacramentali” per comunicare la
volontà del licenziamento, in quanto esso può essere comunicato al lavoratore anche in forme indirette purchè chiare. Quindi, la consegna da parte del datore di lavoro al
lavoratore del libretto di lavoro, con l’annotazione della data di licenziamento, ed accompagnato dalla lettera di trasmissione contenente la volontà del datore di recedere dal rapporto
lavorativo, deve essere considerato come atto scritto di recesso con decorrenza dalla data della consegna.
Analogamente con la seconda, e cioè la nr. 6900 del 1995, la Suprema Corte sancisce che, in tema di licenziamento, non sussistendo per il datore di lavoro nessuna forma “sacramentale” e
che la volontà di licenziare poteva essere comunicata al lavoratore anche in forme indirette purchè chiare, la consegna al lavoratore dell’atto contenente la liquidazione delle
indennità ivi comprese quelle di fine rapporto, contiene di per sé l’effettiva volontà di attuare il licenziamento, con la conseguenza che dalla data di consegna di tale
documentazione decorre il termine per impugnare il medesimo.
Infine, “La corte ha precisato:
1. che il licenziamento è da qualificare ” atto unilaterale recettizio”;
2. che le annotazioni contenute nel libretto di lavoro hanno natura di scrittura privata e costituiscono attestazioni unilaterali di determinati fatti;
3. che quindi la, dichiarazione di cessazione del rapporto di lavoro contenuta nel libretto di lavoro vale come atto scritto di licenziamento dalla data della relativa riconsegna. Ha errato
quindi la Corte di Appello nel negare a tale fatto il valore di manifestazione scritta della volontà del datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro. ( cfr sent. Corte Cassazione,
Sez. Lavoro Civile, n. 6447 del 17.03.2009 )”.

Dott. Luigi Risolo

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