Cambia la geografia mondiale dei consumi di vino

Secondo le stime 2006 dell’Oiv – Organisation Internationale de la Vigne et du Vin – si registra una crescita nei consumi mondiali di vino dell’1,4% (stimato tra i 235,5 e i
246,2 milioni di ettolitri a fronte di 240,8 milioni di hl nel 2005).

E a trainare l’incremento nei consumi sono l’Est-Europa e l’Estremo Oriente. Di questo cambiamento nella geografia mondiale si parla al Salone del Vino di Torino (26-29
ottobre)
, kermesse destinata ad operatori ed eno-appassionati.

Sfogliando l’atlante del brindisi, partendo dall’emisfero sud, troviamo l’Australia che, dopo una stasi dei consumi, ha iniziato a ricrescere e si attesta nel 2006 sui 25 litri
pro capite, il Sud Africa che segna una sostanziale stabilità attorno agli 8 litri pro capite, e la Nuova Zelanda, dove invece il consumo di vino ha avuto una fortissima impennata
passando da 10 litri pro capite del 2000 ai 21 litri pro capite del 2006. Si tratta certo di “piccoli” mercati in termini di popolazione residente, ma sono significativi perché queste
nazioni esercitano delle egemonie culturali piuttosto forti nella loro area di influenza. In negativo c’è da notare che sono tutti e tre Paesi produttori e che il consumo è spesso
autarchico: cioè poco permeabile dalle produzioni che arrivano dall’estero.

Passando all’area delle Americhe, notiamo che l’Argentina è l’unica in controtendenza: sta precipitando dai 40 litri pro capite del 1997 a meno di 34 litri nel 2007. In
ripresa è il consumo cileno, che viaggia attorno ai 16 litri pro capite e sta recuperando i livelli boom del pre-Torri Gemelle (attorno ai 20 litri). Viaggia quasi stabile, ma con una
tendenza all’aumento, il consumo statunitense, che rimane attorno agli 8 litri pro-capite, ma vi sono due aree di espansione in forte ascesa: il Canada, che si è portato ormai oltre i 12
litri e il Brasile, che sta arrivando a 6 litri. In entrambi questi due enormi Paesi i tassi di crescita di consumo sono di circa il 2% all’anno, con ottime prospettive per l’export, anche se
tendono a essere serviti dai produttori americani.

Ma le vere e proprie “locomotive” del consumo oggi stanno tutte a Est. La Russia è la nazione che nel periodo 2000-2006 ha segnato il più forte
incremento al mondo di crescita, con un 20%, e ormai viaggia vicino ai 20 milioni di ettolitri, ma anche le altre nazioni dell’Est Europa stanno mettendo a segno notevoli performance.
L’Ucraina ha tassi d’incremento di consumo vicini al 12% in cinque anni, la Romania sta poco sotto l’8%, e lo stesso vale per le repubbliche baltiche. E poi la frontiera estremo-orientale. E’
vero che il mercato cinese in termini di consumo pro-capite è poco sopra i due litri, ma è anche vero che ha un tasso di crescita del 7%, preparandosi ad assorbire (ma anche a
produrre) un oceano di vino. Egualmente in crescita sono i mercati di Filippine e Thailandia, dove incide in misura non trascurabile il turismo. In ripresa il consumo in Giappone, anche se la
quota pro-capite rimane attorno ai 3 litri.

Anche nella vecchia Europa si sta ridisegnando drasticamente la mappa del consumo: se Italia, Francia, Spagna e Portogallo accusano flessioni di consumo, l’impennata maggiore
si è avuta in Irlanda (tasso di crescita nel quinquennio attorno al 10%). Nei Paesi del grande Nord, con Finlandia e Norvegia a fare da traino, buone performance di Svezia, Olanda e
Belgio (con tassi di crescita attorno al 5% nel quinquennio). Una prova di tutto questo si avrà al Salone del Vino, dove va in scena il quarto Workshop Internazionale. Le cantine
presenteranno agli operatori commerciali che arrivano da Giappone, India, Russia, Taiwan, Olanda, Danimarca, Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud, Cina, Malesia, Maldive, Norvegia, Polonia,
Repubblica Ceca, Sud Africa e Svezia la loro produzione. Esattamente agli operatori di quei mercati che stanno disegnando la nuova geografia di Bacco.

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