Dopo la dieta mediterranea arriva il “bere mediterraneo”

Nel marasma dell’allarme alcolismo gli italiani a sorpresa si scoprono “virtuosi” e sfoderano la carta del valore tradizional-culturale del vino: al Salone del Vino di Torino arriva la
nuova moda del “bere mediterraneo”

Dalla dieta mediterranea al “bere mediterraneo”: questo l’antidoto, rigorosamente made in Italy, per combattere il dilagante alcolismo tra i giovani. Se gli allarmi per l’eccesso di alcol
rischiano di mettere in crisi l’immagine del vino, gli italiani – a sorpresa – si scoprono “virtuosi” e sfoderano la carta del valore tradizional-culturale del vino: al
Salone del Vino di Torino (26-29 ottobre) è di scena il bere responsabile.

Il vino in Italia – ma in generale in tutti i Paesi di cultura greco-latina – è identità, sacralità, mito, è scambio di affetti, è rito domestico e il consumo
di vino a tavola con i pasti, o anche nell’aperitivo ma sempre in accompagnamento al cibo, è il solo capace di frenare la deriva antisociale dell’alcol. Ecco perché, a fronte di
istanze proibizionistiche, l’Italia è in grado di contrapporre istanze culturali del corretto rapporto con il vino.

Da uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità emerge (dati 2006) che i consumatori di vino in Italia sono circa 29 milioni, pari al 55,8%
della popolazione al disopra degli 11 anni, di cui 17,4 milioni sono maschi e 11,6 milioni sono femmine. Circa l’82,5% della popolazione che beve vino non è a rischio alcolismo e i
bevitori mediterranei (quelli cioè che si limitano a circa 2 bicchieri a pasto) sono la stragrande maggioranza. La fascia dei più forti consumatori di vino è concentrata,
sia per i maschi che per le femmine, nelle classi anagrafiche da 25 a 44 anni e da 45 a 64 anni. Ma ciò che rende vero l’assunto che lo stile italiano mette al riparo
dall’eccesso di vino
sono i dati che riguardano le categorie più mature: negli over 65 la percentuale di bevitori responsabili è altissima, mentre nelle età
giovanili l’approccio all’alcol più ancora che al vino, essendo slegato dai valori tradizionali, fa incrementare il rischio. Insomma il vino dei nonni è il vino buono.

Questo fenomeno si accentua se si prende in esame il comportamento delle donne verso il vino: le femmine nella fascia d’età tra i 25 e 44 sono quelle più
esposte
al rischio di scivolare in un consumo non responsabile. Ma è interessante notare che, anche tra i giovanissimi, chi riceve un’educazione al vino
è assai meno soggetto ai rischi dell’alcolismo. Nella primissima fascia d’età (11-13 anni) i bevitori “non mediterranei” di fatto non esistono e la percentuale di
adolescenti che si avvicinano al vino è assai scarsa.

Il problema riguarda invece la fascia 13-17 anni, dove i bevitori non mediterranei sono più dei ragazzi che consumano responsabilmente il vino (0,6% i primi, 0,5% i secondi). L’allarme,
infatti, riguarda il fenomeno del cosiddetto binge drinking (cioè lo sballo). Purtroppo questo fenomeno – in larghissima parte sganciato dal consumo di vino – è
in incremento e riguarda il 5,2% della popolazione compresa nella fascia di età tra gli 11 e 18 anni. Il 21% dei diciottenni maschi dediti al binge drinking – la sbornia che serve per
sentirsi più forti – è a rischio alcolismo e anche il 9% delle femmine si avvicina alla soglia di pericolo. Si è anche cercata una relazione tra regioni che consumano molto
vino e il fenomeno del binge drinking e si è scoperto che, se vi è una certa relazione tra consumo di vino e sbornia, questa è meno forte nelle regioni dove la cultura del
vino è più radicata. Piemonte, Toscana, Friuli e Sicilia – dove il consumo di vino è sicuramente rilevante – sono meno toccate dall’alcolismo dei giovani, mentre Trentino,
Veneto, Emilia Romagna, Molise, Marche, Lombardia Lazio, Calabria e Sardegna hanno elevate percentuali (comprese tra il 12,8 e il 5,4 %) di giovani a rischio.

Ad ulteriore conferma che il sipario culturale sia la barriera più efficace contro l’abuso di alcol vi è anche la tendenza espressa dagli enoappassionati. Alla
domanda posta a un campione di circa mille cultori di Bacco su come definirebbero il vino, le risposte sono state illuminanti: per il 55,13% il vino è cultura, per 15,63% tradizione, per
7,51% è amicizia, per il 5,58% allegria, per l’1,2% è moda. Solo il 9,07% degli intervistati ha risposto che è una bevanda. A questi stessi enoappassionati è stato
chiesto quanto vino consumano in un giorno e la stragrande maggioranza sta dentro la soglia del consumo responsabile. Il 21,3% dichiara di bere meno di un bicchiere, il 36,5% (in pratica la
maggioranza relativa) non va oltre i 2 bicchieri, tra 3 e 4 bicchieri al giorno, che è la soglia che lo stesso Istituto Superiore di Sanità considera ancora perfettamente
compatibile, sta il 20,6% del campione. Emerge dunque con chiarezza che, tra gli enoappassionati, la percentuale di bevitori responsabili è del 78,4%,
mentre solo il 12,8% dei cultori di Bacco raggiunge la quantità di una bottiglia al giorno. Il restante 8,8% oscilla tra consumo responsabile e consumo smodato.

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