Caccia: TAR da ragione a Coldiretti per i danni degli Storni

Caccia: TAR da ragione a Coldiretti per i danni degli Storni

Coldiretti Ferrara accoglie con soddisfazione la decisione del Tar di Bologna di respingere la richiesta di sospensiva di caccia agli storni avanzata dalla Lega Anticaccia.

Coldiretti, che tramite la propria Federazione Regionale, si era opposta alla sospensiva per tutelare le aziende agricole che ogni anno subiscono in Emilia-Romagna quasi mezzo milione di euro
di danni dai soli storni, sottolinea positivamente l’ordinanza del tribunale amministrativo che, ammettendo la caccia in deroga, ha decisamente riconosciuto la grave entità dei danni
provocati da questi volatili nelle campagne e l’assenza di qualsiasi rischio di estinzione nel nostro Paese di una specie, quale lo storno.

Quello del Tar è solo in primo passo affinché tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni, ai cacciatori, agli ambientalisti, prendano in serio esame il problema dei danni alle
colture agricole, che nel 2008 nella nostra regione hanno raggiunto circa 7 milioni di euro, di cui solo la metà risarciti alle aziende agricole danneggiate (oltre 600.000 euro nella
sola provincia di Ferrara i danni riconosciuti dalla Provincia).

L’attuale situazione – sostiene Coldiretti – è paradossale perché se è vero che mantenere sul territorio un numero di animali adeguatamente sostenibile è interesse
di tutta la collettività, è altrettanto vero che il loro sostentamento pesa oggi solo sulle aziende agricole che ne subiscono i danni in termini di colture distrutte e di redditi
azzerati.

Tuttavia i vantaggi economici dell’abbattimento dei capi in eccesso vanno ai soli cacciatori. Poiché è interesse di tutti che l’agricoltura prosegua la sua attività di
produzione di beni alimentari, di presidio e manutenzione del territorio, non si può chiedere ai soli imprenditori di farsi carico di costi per mantenere nell’ambiente una fauna che va a
beneficio della collettività. E’ fondamentale perciò che vi sia una equa ripartizione del reddito che deriva dall’abbattimento di selvatici e contemporaneamente l’istituzione di
un fondo apposito per risarcire tutti quei danni (pari a circa 3,5 milioni di euro) che oggi pesano solo sui redditi degli agricoltori.

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