Caccia, in Italia a rischio la natura e il dialogo
8 Ottobre 2008
Due disegni di legge del centrodestra mettono a rischio la legge quadro sulla caccia (157 del 1992), il testo che ha uniformato la legislazione italiana a quella comunitaria e dei
principali Paesi europei, l’unico in Italia a protezione di mammiferi e uccelli. Tra le principali modifiche, l’azzeramento del principio per cui l’attività
venatoria va esercitata nel territorio in cui si risiede; l’apertura della caccia anticipata ad agosto, nel periodo di riproduzione di molte specie, e la chiusura prolungata a fine
febbraio, in piena fase di migrazione della fauna migratoria.
“Con queste proposte – dice Antonino Morabito, responsabile Fauna di Legambiente – si cerca di ottenere ‘licenza di uccidere’, senza nessuna conoscenza e nessun legame
col territorio; partono dalla stessa frangia venatoria che nelle settimane scorse ha chiesto al ministro dell’Ambiente di presentare un decreto che rinviasse l’obbligo di utilizzo dei
pallini di acciaio nelle cartucce in sostituzione di quelli di piombo, nonostante il pesantissimo inquinamento delle falde idriche causato da questo metallo e il numero elevatissimo di
uccelli acquatici che muoiono avvelenati”.
“Se dal mondo venatorio italiano non venisse forte uno stop a queste follie per avviare, invece, il confronto e la concertazione con ambientalisti e agricoltori, gli spazi per il
dialogo tra i diversi attori si ridurrebbero drasticamente – continua Morabito-. E se l’Italia volesse davvero migliorare la legge 157, che nei suoi pilastri essenziali si è
dimostrata molto ben fatta, sarebbe urgente e necessario che il governo realizzasse una seria e ricca relazione sul suo stato di applicazione in tutto il territorio nazionale, al fine
di poter avviare un concreto momento di confronto con tutti i differenti attori sociali coinvolti”.




